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29/08/2025 ore 06.30
Cronaca

Leonardo “Nino” Abbruzzese trasferito in ambulanza in Puglia, le motivazioni della Cassazione

Riguardo alla latitanza del presunto “reggente” del clan degli “zingari” di Cassano all’Ionio, arriva la pronuncia della Suprema Corte: valutato il ricorso dell’autista Alfano

di Antonio Alizzi

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Francesco Pio Alfano, l’autista dell’ambulanza che – secondo la Dda di Catanzaro – avrebbe favorito la latitanza di Leonardo “Nino” Abbruzzese, ritenuto “reggente” dell’omonima cosca attiva a Cassano all’Ionio. La prima sezione penale ha così confermato la misura cautelare in carcere, disposta nell’ottobre 2024 e già convalidata dal Tribunale del Riesame di Catanzaro.

Secondo la ricostruzione dell’ufficio inquirente antimafia, Alfano avrebbe avuto un ruolo determinante nel trasferimento del boss da Spezzano Albanese Scalo a Bari, utilizzando un’ambulanza dell’associazione “Montalto Soccorso odv”. All’interno del mezzo, il latitante fu nascosto insieme ai suoi effetti personali e successivamente arrestato nella villa dei Lovreglio, famiglia legata da vincoli di amicizia agli Abbruzzese di Cassano all’Ionio.

La difesa aveva insistito sulla posizione marginale dell’imputato, sostenendo che egli fosse un semplice dipendente privo di autonomia e che non sapesse chi stesse trasportando. La Cassazione ha però respinto questa tesi. «Con motivazione completa e fondata sugli elementi indiziari congruamente richiamati – si legge nella sentenza – l’ordinanza analizza le intercettazioni telefoniche, i contatti tra i soggetti che organizzavano il trasporto, l’estrapolazione delle immagini delle telecamere, i dati del sistema satellitare e i tabulati telefonici».

Il quadro indiziario è stato ritenuto solido e coerente: «Tali elementi, in uno alle concrete modalità attraverso cui era avvenuto il trasporto del latitante, alle accortezze registrate nello svolgimento di tale attività e ai contatti con soggetti a diretto contatto con Leonardo Abbruzzese, hanno portato il Tribunale a ritenere sussistenti i gravi indizi a carico di Francesco Pio Alfano circa la conoscenza dell’identità e della caratura criminale del soggetto trasportato e, di conseguenza, la consapevole agevolazione del sodalizio».

La Corte ha richiamato anche il proprio consolidato orientamento secondo cui, in tema di misure cautelari, «alla Corte Suprema spetta solo il compito di verificare se la decisione impugnata abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che hanno indotto il collegio ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell’indagato e di controllare la congruenza della motivazione rispetto ai canoni della logica».

Quanto alle esigenze cautelari, la Cassazione ha ribadito che l’aggravante di agevolazione mafiosa «ha natura soggettiva ed è caratterizzata da dolo intenzionale» e che «proprio il rilievo attribuito all’intento di agevolare il clan, preservando il ruolo dirigenziale del latitante, giustifica il giudizio espresso dal Tribunale sul pericolo di recidiva e sull’irrilevanza dello stato di incensuratezza». Da qui la conferma della custodia in carcere, ritenuta l’unica misura adeguata a fronte della gravità dei fatti.

Nel frattempo, il pm Riello, relativamemte a questo procedimento, ha avanzato richieste di condanna per tutti gli imputati che hanno scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato.,