Tentò di uccidere un buttafuori, Luca Occhiuzzi condannato a 16 anni
Accolta in toto la richiesta della Dda di Catanzaro (compresa l’aggravante mafiosa) nei confronti del presunto esponente del gruppo Scornaienchi di Cetraro. Intanto riconosciuta l’ingiusta detenzione ad Attilio Brusca
Il Tribunale collegiale di Paola, in sede di rito ordinario, ha condannato Luca Occhiuzzi a 16 anni di reclusione ritenendolo esecutore materiale del tentato omicidio di un buttafuori, ferito nella notte tra il 25 e il 26 giugno 2021 a Belvedere Marittimo. Il giudice ha accolto le tesi della Dda di Catanzaro, rappresentata in aula dal pm antimafia Corrado Cubellotti, riconoscendo anche l’aggravante del metodo mafioso.
Occhiuzzi, in questo procedimento, è difeso dagli avvocati Giorgia Greco e Giuseppe Bruno.
Chi è Luca Occhiuzzi
L’imputato è considerato dagli inquirenti uno dei presunti capi e promotori del gruppo Scornaienchi, ritenuto - nella prospettazione accusatoria - operante per conto della cosca Muto di Cetraro. Tuttavia, sempre secondo quanto riportato, in due giudizi cautelari l’ufficio gip di Catanzaro avrebbe disconosciuto questa impostazione, ritenendo insussistente la gravità indiziaria sull’ipotesi di associazione mafiosa.
La sparatoria sul lungomare: la ricostruzione del fatto
Il tentato omicidio risale alla notte tra il 25 e il 26 giugno 2021. Hakim Dezaz, 39 anni, buttafuori di un locale notturno sul lungomare di Belvedere Marittimo, venne raggiunto da colpi d’arma da fuoco al termine di una lite con alcuni clienti che – secondo la ricostruzione – non avrebbero voluto pagare il conto. Ferito e a terra, Dezaz sarebbe stato anche pestato da altre persone, alla presenza di numerosi testimoni. Soccorso dal 118, riuscì a sopravvivere. Secondo l’ipotesi investigativa la persona offesa su vittima di un accanimento da parte di un gruppo numeroso, con riferimento a oltre quindici soggetti coinvolti nella fase concitata dell’aggressione.
Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Catanzaro, la tensione sarebbe esplosa quando Dezaz avrebbe rifiutato di chiedere scusa a un componente del gruppo che stava consumando all’interno del locale senza pagare. In quel frangente, uno degli uomini avrebbe pronunciato la frase «Non sai chi sono io», arrivando a stringere le mani al collo dell’addetto alla sicurezza per costringerlo a scusarsi. Al rifiuto del buttafuori di piegarsi, un altro soggetto avrebbe estratto una pistola ed esploso un colpo, ferendolo a una gamba. Negli atti riportati nel primo lancio era stato inoltre indicato che il tiratore avrebbe tentato più volte di sparare al volto, senza riuscirci per il presunto inceppamento dell’arma.
Gli sviluppi precedenti: misure cautelari e filone favoreggiamento
In un primo momento erano state formalmente indagate più persone, con misure cautelari applicate tra carcere e domiciliari, e con contestazioni che spaziavano dalle lesioni fino a ipotesi più ampie legate al contesto mafioso. Per la stessa vicenda la Procura antimafia di Catanzaro aveva iscritto anche tre persone a piede libero, tra cui – secondo quanto riportato – i proprietari del locale e un addetto alla sicurezza, con un’ipotesi di favoreggiamento ai sensi dell’articolo 378 del codice penale, per presunti comportamenti omertosi o reticenti e per aver aiutato alcuni indagati a eludere le investigazioni.
Archiviazioni e assoluzioni già maturate
Di recente sono state archiviate le posizioni di Lorenzo Iorio e Attilio Brusca. Nel caso di Brusca, la Corte d’Appello di Catanzaro ha riconosciuto anche l’ingiusta detenzione, mentre quella di Iorio è ancora “sub iudice”. Brusca è assistito dagli avvocati Cesare Badolato e Giancarlo Greco. Definitiva infine l’assoluzione di Pierfrancesco Maccari, difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Marco Bianco.