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31/10/2026 ore 10.00
Cronaca

Corigliano Rossano, dal baratto del voto al contratto a tempo indeterminato: tutte le accuse della Dda sul caso Lucisano-Mingrone

I magistrati antimafia ricostruiscono nel dettaglio l'ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso contestata al consigliere comunale di Forza Italia e al presunto affiliato del clan locale: un accordo che sarebbe stato stretto nella primavera del 2024 e saldato nei cantieri edili nell'ottobre successivo

di Antonio Alizzi

Prima la ricerca di un impiego, poi l’impegno nella campagna elettorale e, dopo il voto, le sollecitazioni perché quella prospettiva diventasse concreta. Fino all’assunzione a tempo indeterminato, il 2 ottobre 2024, in un’impresa edile. È la sequenza attraverso la quale la Dda di Catanzaro (rappresentata nel procedimento penale dai magistrati antimafia Alessandro Riello e Stefania Paparazzo) ricostruisce il presunto accordo tra Pietro Lucisano e Antonio Mingrone, indagati per scambio elettorale politico-mafioso nell’inchiesta sul gruppo criminale rossanese.

Nella richiesta di misura cautelare, il racconto delle amministrative del giugno 2024 comprende anche una conversazione registrata durante la giornata dello scrutinio. Mingrone rivendica i consensi procurati al candidato e, parlando con un interlocutore non identificato, fa riferimento alla possibilità di intervenire sulle schede bianche. Il passaggio ricostruito dalla pubblica accusa documenta un discorso sulla possibile alterazione del voto.

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Le citazioni riportate sono tratte dalle trascrizioni della polizia giudiziaria contenute nella richiesta cautelare. Il contenuto sarà poi sottoposto alla verifica nel giudizio di merito, anche attraverso le trascrizioni peritali disposte dal giudice, cui spetterà la valutazione probatoria.

La richiesta di lavoro prima delle elezioni

Il primo episodio viene collocato al 18 aprile 2024. Mingrone parla con Annibale Matalone e racconta di essere stato contattato da Lucisano, candidato al Consiglio comunale nella coalizione a sostegno di Pasqualina Straface. Dice di non aver ancora garantito il proprio appoggio e di voler subordinare la disponibilità a un interessamento per un impiego presso Ecoross, anche soltanto stagionale.

«Pure dei tre mesi estivi mi accontento», afferma secondo la trascrizione della pg, insistendo perché il passo venga compiuto subito.

Il dialogo contiene però anche lo scetticismo del presunto “contabile” del clan di Rossano, che mette in dubbio l’affidabilità delle promesse e la possibilità di ottenere un posto. Al termine, quando Mingrone si è allontanato, Matalone esprime giudizi negativi anche su di lui, accusandolo genericamente di inventare racconti. 

L’incontro al bar e il racconto a Matalone

Il 6 maggio Mingrone concorda attraverso Messenger un appuntamento con Lucisano nei pressi di un bar di Rossano. Nella trascrizione della telefonata le risposte attribuite al candidato risultano non percettibili; è la voce di Mingrone a indicare il luogo dell’incontro.

Poco dopo, Mingrone e Matalone raggiungono la zona a bordo dell’auto di quest’ultimo, scendono e tornano sul veicolo dopo circa venti minuti. 

Rientrato nell’abitazione di Matalone, Mingrone racconta infatti che l’uomo incontrato quella mattina sarebbe disponibile a raggiungerlo perché interessato al suo voto. Aggiunge di avergli chiesto almeno due mesi di lavoro estivo presso Ecoross.

Per la Dda, il colloquio contribuisce a delineare il presunto scambio. Si tratta, in questo passaggio, del racconto di Mingrone sull’incontro, non della registrazione diretta delle parole pronunciate durante l’appuntamento.

Nella stessa giornata Mingrone partecipa anche al pranzo con Matalone e Vincenzo Curia nel quale si discute del sostegno a Flavio Stasi, oggetto di un distinto capo. Secondo la Procura, la sua attività si orienterà però verso Lucisano e la coalizione di Straface.

Il colloquio del 20 maggio e i soldi per la campagna

L’incontro che gli inquirenti considerano centrale avviene il 20 maggio 2024, nella sede elettorale di Lucisano. Il candidato chiede a Mingrone una mano e la disponibilità di ragazzi che possano raccogliere i risultati nelle sezioni durante lo spoglio.

Nella trascrizione si parla di fogli, penne e di un piccolo compenso per quell’attività. Mingrone assicura che annoterà tutto e che potrà indicare i dati sezione per sezione.

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Secondo la lettura della Dda, durante il colloquio Lucisano consegna anche una somma non quantificata. Le parole sono: «Tieni questi, offrici qualche caffè a qualcuno per questa campagna elettorale e dopo che poi votiamo, poi…».

La Procura interpreta l’ultima parte della frase come un richiamo all’impegno lavorativo che sarebbe stato assunto. 

Il volantino e la minaccia prima delle urne

Le captazioni successive vengono utilizzate per ricostruire l’attività di Mingrone nella ricerca dei consensi. Nella notte del 7 giugno, mentre consegna un volantino a un intermediario, chiede che venga dato a un elettore e pretende di conoscere la sezione nella quale voterà.

Il riferimento al candidato non compare espressamente nel breve dialogo: gli investigatori ritengono che il materiale sia riconducibile a Lucisano sulla base delle altre acquisizioni. Mingrone accompagna l’indicazione con una minaccia: «Altrimenti a questo lo picchio poi… diglielo».

Nel corso della giornata altri messaggi riguardano il luogo in cui quell’elettore avrebbe votato, individuato nella zona di Fabrizio. Per la Dda, la sequenza mostra sia la ricerca del consenso sia modalità intimidatorie di procacciamento.

Lo stesso giorno, in un salone di parrucchiere, Mingrone invita a sostenere Straface e manifesta la volontà di impegnarsi per impedire la vittoria di Stasi. Nel dialogo emergono anche le diverse indicazioni di Matalone, che altri presenti riferiscono di aver sentito fare propaganda per il sindaco uscente.

Lo scrutinio e i riferimenti alle schede bianche

Il 10 giugno la richiesta colloca Mingrone nelle attività collegate allo scrutinio, indicandolo come rappresentante di lista e rilevandone l’inserimento in un gruppo WhatsApp creato da Lucisano per seguire i risultati.

La stessa conversazione contiene però una sua precisazione sulla presenza nel luogo: dice di non essere indicato sulla “carta” e manifesta dubbi sulla possibilità di restare. 

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Mingrone rivendica quindi un contributo molto ampio alla raccolta dei consensi: sostiene di aver fatto votare Lucisano nel centro storico di Rossano e in parte di Corigliano. La dimensione dell’apporto è quella dichiarata dall’intercettato, non una quantificazione dei voti accertata nel passaggio.

Il colloquio si sposta poi sulle schede. Alla domanda dell’interlocutore sulla possibilità di cambiare i voti, Mingrone inizialmente risponde di no, quindi aggiunge: «Dipende… se c’è qualcuna bianca si cambia».

Prosegue con riferimenti alla possibilità di approfittare dell’assenza di altre persone e di agire verso la fine delle operazioni.

Dopo il voto, le carte e le richieste a Lucisano

Lucisano viene eletto consigliere comunale di minoranza. Nei giorni successivi, secondo la Dda, proseguono i contatti relativi al lavoro.

Il 13 giugno Mingrone racconta ad alcuni conoscenti di dover raggiungere lo studio di Lucisano per firmare un documento. Le conversazioni vengono interpretate come riferite a pratiche per l’assunzione. Quella sera gli inoltra anche un annuncio relativo alla ricerca di trenta operatori ecologici da parte di Ecoross, accompagnandolo con un messaggio di sollecitazione.

Ad agosto torna a chiedere un incontro, lamentando di essere senza lavoro e di non poter continuare in quelle condizioni. Il confronto viene rinviato e si arriva all’appuntamento del 16 settembre.

Nel colloquio riportato nella richiesta, Lucisano si impegna a verificare le possibilità: «Dammi due o tre giorni che vedo quello che devo fare». Parla di una domanda da presentare e aggiunge che non aveva potuto affrontare l’argomento al telefono. La Procura considera anche questa cautela indicativa della consapevolezza dell’illiceità dell’accordo: è la valutazione accusatoria attribuita a quelle parole.

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Tornato a casa, Mingrone riferisce a un familiare che una prima domanda era stata indirizzata a Ecoross e che ora sarebbe stata cercata una diversa opportunità, con l’interessamento personale di Lucisano.

L’assunzione nell’impresa edile

Il 24 settembre Mingrone viene indirizzato a un’agenzia per il lavoro e compila documentazione relativa all’assunzione. Per gli investigatori, la successione degli eventi e l’assenza di precedenti contatti registrati con l’interlocutore che lo accompagna verso quella possibilità consentono di ricondurre il passaggio all’interessamento di Lucisano.

L’assunzione trova invece un riscontro documentale negli accertamenti presso il Centro per l’impiego: il 2 ottobre 2024 Mingrone ottiene un contratto a tempo indeterminato come manovale presso la Edil Fiorentino srls.

Il 9 ottobre, parlando con un altro uomo, racconta di aver rifiutato in precedenza una proposta trimestrale di Ecoross, preferendo la stabilità dell’impiego edile. 

La tesi della Dda e le valutazioni del gip

Nelle conclusioni della richiesta, la Procura sostiene che l’appoggio elettorale di Mingrone sia stato promesso in cambio del lavoro e che Lucisano si sia poi attivato per procurargli un’assunzione, anche presso un’impresa diversa da quella inizialmente prospettata. Contesta inoltre l’aggravante legata all’effettiva elezione.

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La Dda collega la rilevanza mafiosa dello scambio all’appartenenza al gruppo criminale che attribuisce a Mingrone e alla capacità di condizionare gli elettori, richiamando anche la minaccia registrata prima del voto.

Nell’ordinanza, il gip Fabiana Giacchetti ha ritenuto sussistenti gravi indizi per il capo 8, valorizzando il colloquio del 20 maggio, l’attività di ricerca dei consensi e i successivi passaggi lavorativi. Ha inoltre considerato le modalità aggressive attribuite a Mingrone nella campagna elettorale.

Questa è la valutazione del giudice sul quadro indiziario già disponibile negli atti esaminati.