L'Ucoii: «Ogni vita va tutelata». Cordoglio per Abderrahim Fakir e Monica Esposito
L'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia interviene dopo le morti di Bologna e Modena: «Chiediamo verità e giustizia, ma nessun lutto deve essere strumentalizzato»
L'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia (Ucoii) ha espresso il proprio cordoglio per la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta a Bologna durante un intervento delle forze dell'ordine, e per la scomparsa di Monica Esposito, deceduta in seguito alle gravissime ferite riportate dopo essere stata investita a Modena.
In una nota, l'associazione afferma di aver seguito fin dalle prime ore entrambe le vicende, mantenendo contatti con le comunità locali e condividendone il dolore e le preoccupazioni.
«Ci stringiamo alle loro famiglie e ai loro cari. Per Abderrahim e Monica eleviamo una preghiera, affinché Dio dia conforto, forza e pace a chi oggi porta un dolore così grande», si legge nel comunicato.
L'Ucoii richiama quindi il valore della tutela della vita umana, sottolineando che «ogni vita umana è sacra e inviolabile» e invitando a un uso responsabile delle parole e delle azioni, che possono «proteggere o ferire, costruire legami o alimentare paure e disumanizzazione».
Nel rispetto delle indagini in corso, l'organizzazione chiede che venga fatta piena luce sui fatti. «Chiediamo verità e giustizia. Chiediamo però anche sobrietà: nessun lutto deve diventare uno strumento di divisione, rancore o contrapposizione».
Sul tema è intervenuto anche il presidente dell'Ucoii, Yassine Baradai: «Davanti alla morte non ci è lecito voltare lo sguardo, né scegliere quale dolore meriti più rispetto. La vita di Abderrahim Fakir e quella di Monica Esposito ci chiedono la stessa cosa: umanità, verità e rispetto per le loro famiglie. L'Italia che vogliamo è un Paese nel quale nessuna persona sia disumanizzata, nessun lutto sia strumentalizzato e nessuna vita sia considerata meno degna di essere difesa».
L'associazione conclude ribadendo il proprio impegno contro ogni forma di estremismo nel linguaggio e nei comportamenti, sostenendo che «nessuna morte può essere relegata ai margini della coscienza collettiva» e richiamando il dovere comune di tutelare la dignità e il valore di ogni vita.