Marijuana tra Pollino e Sibaritide, la Cassazione conferma le condanne per tre imputati
Inammissibili i ricorsi di Carmine De Luca, Jinjin Zhang e Chunxing Ji: resta in piedi la condanna per coltivazione di stupefacenti aggravata dall’ingente quantità
La Cassazione mette un primo punto fermo in uno dei filoni dell’inchiesta sul presunto narcotraffico tra Pollino e Sibaritide. Con l’ordinanza numero 11412 del 2026, pronunciata dalla settima sezione penale il 6 febbraio scorso, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da Carmine De Luca, Jinjin Zhang e Chunxing Ji contro la sentenza emessa il 5 marzo 2025 dalla Corte d’appello di Catanzaro.
I tre imputati erano stati condannati per il delitto previsto dall’articolo 73, comma 4, del d.P.R. 309/1990, con l’aggravante dell’ingente quantità. La difesa aveva contestato sia l’affermazione di responsabilità sia la configurabilità dell’aggravante, ma per la Cassazione i ricorsi non superano il vaglio di ammissibilità.
Nel provvedimento, i giudici di legittimità scrivono che il ricorso è «interamente reiterativo delle medesime questioni in relazione alla quali la Corte di appello e il Gup (doppia conforme) hanno fornito ampia e congrua argomentazione con la quale vi è solo un generico confronto». Un passaggio che fotografa il cuore della decisione: secondo la Suprema Corte, le censure difensive non si confrontano davvero con la motivazione dei giudici di merito e finiscono per riproporre questioni già esaminate e respinte.
La Cassazione evidenzia poi che la sentenza impugnata «ha reso specifica ed adeguata motivazione in ordine alle ragioni del sicuro coinvolgimento dei tre imputati nell’attività di coltivazione delle piantagioni di marijuana, che avveniva secondo modalità altamente professionali». Non solo. Per i giudici di legittimità, anche la contestata aggravante regge: la Corte d’appello avrebbe infatti motivato in modo «congruo» sulla sussistenza dell’ingente quantità.
La Suprema Corte aggiunge che si tratta di una valutazione «nient’affatto arbitraria, ma completa e congrua, oltre che del tutto aderente alla consolidata giurisprudenza di questa Corte», chiarendo così che il ricorso si risolveva in una richiesta di nuova lettura del materiale probatorio, operazione che non può essere svolta in sede di legittimità.
Con la declaratoria di inammissibilità, per i tre ricorrenti scattano anche le conseguenze economiche previste dal codice: condanna al pagamento delle spese processuali e versamento di 3mila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Marijuana nel Pollino, il contesto investigativo
La decisione si inserisce nel quadro investigativo più ampio avviato nel 2023, quando prese forma l’indagine sul presunto traffico di stupefacenti che, secondo l’impostazione accusatoria, aveva uno dei suoi snodi nella zona di Castrovillari e del Pollino. Proprio da quell’attività investigativa emerse anche la scoperta della cosiddetta “centrale della droga”, individuata a ridosso del tribunale e del carcere cittadino, dove furono rinvenuti oltre 300 chili di marijuana, quantitativo che, secondo gli investigatori della Questura di Cosenza, sarebbe stato destinato anche al mercato estero.
L’inchiesta, partita inizialmente sotto il coordinamento della Procura di Castrovillari, è poi passata alla Dda di Catanzaro. Secondo quanto emerge dagli atti investigativi, il procedimento era stato seguito dall’ufficio diretto dal procuratore facente funzioni Vincenzo Capomolla, con il coordinamento del procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e del pubblico ministero Stefania Paparazzo. Sul campo avevano operato gli agenti dei commissariati di Castrovillari e Corigliano Rossano, insieme alla Squadra Mobile di Cosenza.
Il primo snodo dell’indagine risale al 3 luglio 2023, quando quattro persone - tre di nazionalità cinese e un italiano - furono arrestate dopo essere state individuate in un capannone della zona industriale di Santa Sofia d’Epiro, dove, secondo la ricostruzione investigativa, venivano custoditi quantitativi rilevanti di droga. In quella fase furono sequestrati 241 chili di marijuana. Successivamente altri quantitativi sarebbero stati trovati anche a Corigliano Rossano e a Luzzi, fino a comporre un quadro investigativo ben più ampio.