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19/04/2026 ore 14.30
Cronaca

Processo Reset, il Riesame dispone il ritorno in carcere di Massimo D’Ambrosio dopo i domiciliari

Il Tribunale di Catanzaro riforma l’ordinanza del Tribunale di Cosenza e accoglie l’appello cautelare della Dda ma l’esecuzione rimane sospesa in attesa della Cassazione. Rigettate invece tre richieste di custodia

di Antonio Alizzi

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, in sede di appello cautelare, ha disposto il ripristino della custodia in carcere per Massimo D’Ambrosio, riformando l’ordinanza con cui il Tribunale di Cosenza, il 24 luglio 2025, aveva respinto la richiesta di aggravamento della misura avanzata dalla Procura.

L’ordinanza del Riesame è stata depositata il 17 aprile 2026 e scioglie la riserva assunta all’udienza camerale del 18 dicembre 2025. Il collegio (presidente Emma Sonni, giudici Chiara Ierardo e Silvia Manni, estensore) ricostruisce l’iter cautelare: D’Ambrosio era stato sottoposto alla custodia in carcere con ordinanza del 2 agosto 2022 (giorno della firma del provvedimento restrittivo, poi eseguito l’1 settembre 2022) per una serie di contestazioni, tra cui promozione di associazione di stampo mafioso (capo 1), estorsioni aggravate, usura, danneggiamento seguito da incendio, scambio elettorale politico-mafioso, oltre ad altri reati indicati nei capi richiamati nel provvedimento.

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Successivamente, l’11 giugno 2024, il Tribunale di Cosenza aveva sostituito il carcere con gli arresti domiciliari per consentire all’imputato di assistere la moglie, affetta da malattia oncologica in fase terminale (Lauretta Mellone, poi deceduta), e per esigenze legate alle condizioni di salute del figlio. Dopo la sentenza di primo grado – con una condanna a 19 anni e 8 mesi – la Procura aveva chiesto l’inasprimento della misura, sostenendo che fossero venute meno le ragioni familiari (per il decesso della coniuge) che avevano giustificato l’attenuazione del presidio cautelare.

Il Riesame, accogliendo l’appello del pubblico ministero, valorizza proprio il venir meno del presupposto che aveva determinato la sostituzione della misura e richiama la disciplina dell’articolo 275 del codice di procedura penale per i reati associativi mafiosi, evidenziando la presunzione di adeguatezza del carcere e la necessità di rivalutare il quadro cautelare anche alla luce della condanna di primo grado e del ruolo attribuito all’imputato. Per questi motivi dispone il ripristino della custodia in carcere in relazione ai capi indicati nel dispositivo (tra cui il capo 1 e quelli relativi a esercizio abusivo di attività finanziaria, estorsioni e usura). L’esecuzione dell’ordinanza, viene precisato, resta sospesa fino a quando la decisione non diverrà definitiva. Massimo D’Ambrosio è difeso dagli avvocati Amelia Ferrari e Valerio Murgano. I due legali ricorreranno in Cassazione.

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Sempre il Riesame, nello stesso contesto cautelare, ha invece rigettato – in sede di appello – la richiesta di custodia cautelare nei confronti di Andrea Mazzei (difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Michele Franzese), Andrea Reda (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Mario Ossequio) e Agostino Briguori (difeso dall’avvocato Giuseppe Bruno). Rimangono in riserva, infine, le decisioni sulle posizioni di Sergio Del Popolo (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri e Andrea Manna) e Giuseppe Bartucci (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Nicola Carratelli).