Mendicino, tentato omicidio. Due persone finiscono agli arresti domiciliari
Operazione della Squadra Mobile di Cosenza: ricostruita la violenta faida e il blitz punitivo scaturiti da una rissa nella movida ad aprile 2025
Due persone sono state raggiunte dalla misura cautelare degli arresti domiciliari nell’ambito delle indagini sulla sparatoria avvenuta nella notte del 19 aprile 2025 a Mendicino, in provincia di Cosenza. Il provvedimento è stato eseguito il 21 ottobre 2026 dalla Squadra Mobile della Questura di Cosenza, diretta dal dirigente Giuseppe Valerio da qualche settimana, con il coordinamento della Procura della Repubblica, dopo l’emissione dell’ordinanza da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza.
Le contestazioni riguardano, rispettivamente, il tentato omicidio e la detenzione e il porto abusivo di arma da fuoco. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori nella fase cautelare, la vicenda sarebbe maturata all’interno di una sequenza di scontri, ritorsioni e propositi di vendetta che avrebbe potuto provocare ulteriori conseguenze gravi. Il caso di Mendicino non riguarda soltanto un episodio isolato di violenza armata. La ricostruzione investigativa descrive una dinamica nella quale una lite, avvenuta in un locale della movida cosentina, avrebbe innescato una spirale di azioni ritorsive, con il rischio che le armi diventassero lo strumento per regolare i conti tra gruppi contrapposti.
Dalla lite nella movida alla sparatoria
Stando agli elementi raccolti dagli inquirenti, tutto sarebbe iniziato con uno scontro fisico tra il figlio di uno degli indagati e un gruppo di altri soggetti, all’interno di un locale della movida bruzia. Dopo la lite, alcuni appartenenti al gruppo coinvolto avrebbero organizzato un’azione punitiva contro l’altro contendente. Il destinatario della ritorsione sarebbe stato però anticipato dall’intervento del padre di uno dei giovani coinvolti nello scontro iniziale, che avrebbe aperto il fuoco contro gli aggressori, ferendone gravemente uno.
È questa la ricostruzione che emerge dall’attività investigativa, ancora da verificare nelle successive fasi processuali. Gli elementi raccolti hanno portato l’autorità giudiziaria a ritenere sussistenti gravi indizi di colpevolezza ai fini dell’adozione delle misure cautelari. Gli sviluppi successivi avrebbero inoltre fatto emergere un ulteriore progetto di vendetta. Nei giorni seguenti alla sparatoria, uno degli indagati avrebbe detenuto e portato un’arma da fuoco destinata, secondo l’ipotesi investigativa, a una nuova spedizione punitiva contro l’uomo ritenuto responsabile degli spari.
Anche questa seconda azione non sarebbe stata portata a compimento. La ricostruzione delineata dagli investigatori restituisce quindi il quadro di una catena di ritorsioni che, se confermata, avrebbe potuto alimentare ulteriormente la violenza.
Le indagini della Squadra Mobile di Cosenza
Per ricostruire i fatti, la Squadra Mobile ha svolto un’articolata attività investigativa sotto la direzione della Procura della Repubblica di Cosenza. Gli accertamenti hanno compreso il controllo di dispositivi elettronici, intercettazioni telefoniche e ambientali, osservazioni e controlli sul territorio, oltre all’acquisizione e all’analisi delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza. Il lavoro investigativo ha consentito agli inquirenti di ricostruire, sul piano della gravità indiziaria, sia la dinamica della sparatoria di Mendicino sia gli sviluppi successivi, compresa la presunta disponibilità di un’arma per un’ulteriore azione ritorsiva.
L’esecuzione delle misure cautelari rappresenta un passaggio dell’inchiesta, non una sentenza di condanna. Il procedimento si trova infatti nella fase delle indagini preliminari e le ipotesi di reato dovranno essere sottoposte alla verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.