È morta Denise, figlia di Lea Garofalo e testimone nel processo sull’omicidio della madre
Aveva 35 anni e viveva sotto protezione. Con la sua testimonianza contribuì a ricostruire l’omicidio della madre, uccisa nel 2009
È morta suicida a 35 anni Denise, figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia calabrese uccisa nel 2009 dopo essersi ribellata alla ’ndrangheta. Secondo le informazioni disponibili, la giovane si è tolta la vita domenica. La notizia è stata riportata da Avvenire.
La vita sotto protezione con la madre
Lea Garofalo aveva deciso di collaborare con la giustizia per allontanarsi dall’ambiente criminale nel quale era cresciuta e garantire un futuro diverso alla figlia.
«Parlo per amore di mia figlia», spiegò Lea, riassumendo la ragione della propria scelta. Madre e figlia furono inserite in un programma di protezione e sostenute anche da don Luigi Ciotti, dai volontari di Libera e dall’avvocata Enza Rando.
La storia di Lea è diventata negli anni un simbolo della ribellione femminile alla ’ndrangheta e della ricerca di libertà per i figli. Libera ne ricostruisce il percorso nel proprio archivio dedicato alle vittime innocenti delle mafie.
L’omicidio di Lea Garofalo
I suoi resti furono individuati alcuni anni dopo grazie alle indicazioni fornite da Carmine Venturino, all’epoca legato sentimentalmente a Denise e coinvolto nell’omicidio.
Le condanne nei confronti di Carlo Cosco e degli altri responsabili furono confermate definitivamente. Denise testimoniò nel processo, scegliendo di accusare il padre per l’assassinio della madre.
La voce di Denise ai funerali
Il 19 ottobre 2013 migliaia di persone parteciparono in piazza Beccaria, a Milano, ai funerali civili di Lea Garofalo, celebrati da don Luigi Ciotti. Per ragioni di sicurezza Denise non apparve pubblicamente, ma affidò il proprio saluto a un messaggio diffuso durante la cerimonia.
«Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza», disse.
Nel suo messaggio ringraziò la madre per avere agito in difesa della sua libertà e rivolse un pensiero a tutte le persone esposte per essersi opposte alle organizzazioni mafiose. Dopo il processo Denise continuò a vivere sotto protezione e lontano dall’attenzione pubblica.