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01/09/2026 ore 17.07
Cronaca

Morte di Antonio Perrotta, il Riesame conferma il carcere per Domenico Orsino

I giudici di Catanzaro hanno respinto l’istanza dei difensori. Resta la contestazione provvisoria di omicidio preterintenzionale

di Redazione

Domenico Orsino resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha rigettato il ricorso cautelare presentato dagli avvocati Alessandro Gaeta e Francesco Gelsomino nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta, il trentaquattrenne di Fuscaldo deceduto il 10 agosto 2026 all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.

La misura resta legata alla provvisoria contestazione di omicidio preterintenzionale, individuata dal gip del Tribunale di Paola Maria Grazia Elia dopo l’interrogatorio di garanzia. La Procura di Paola aveva formulato inizialmente un’accusa più grave, ipotizzando un omicidio volontario commesso in concorso con Umberto Orsino, fratello di Domenico, e aggravato dai futili motivi.

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Le motivazioni del Riesame non sono state ancora depositate. Bisognerà attenderle per conoscere il percorso seguito dai giudici nel confermare la custodia cautelare. La difesa ha già annunciato che, dopo aver letto il provvedimento, presenterà ricorso in Cassazione.

La discussione e il pugno attribuito a Domenico Orsino

La vicenda risale alla notte tra l’8 e il 9 agosto, all’esterno del locale “Il Castello” di Sangineto. Antonio Perrotta ebbe una discussione con alcune persone, successivamente individuate nei fratelli Domenico e Umberto Orsino, originari di Belvedere Marittimo e residenti in Lussemburgo.

La ricostruzione confluita negli atti attribuisce a Domenico un pugno sferrato al volto di Perrotta, nella zona compresa tra la bocca e il mento. Dopo il colpo, il giovane di Fuscaldo sarebbe caduto all’indietro, battendo violentemente la testa. Questa è la dinamica ritenuta dal gip maggiormente compatibile con gli elementi disponibili nella fase cautelare. 

Perrotta riprese inizialmente conoscenza e chiese di essere accompagnato nella propria abitazione. Durante il tragitto le sue condizioni peggiorarono e la persona alla guida dell’automobile decise di portarlo al pronto soccorso dell’ospedale di Cetraro.

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I sanitari riscontrarono un grave quadro neurologico: ematoma fronto-parieto-temporale destro, stato di stupore, agitazione psicomotoria ed emiplegia sinistra. Perrotta venne intubato e trasferito in imminente pericolo di vita all’Annunziata di Cosenza, dove fu sottoposto a un intervento chirurgico. Morì alle 4.30 del 10 agosto.

Le prime risultanze dell’autopsia hanno evidenziato un vasto trauma cranico. Gli ulteriori approfondimenti medico-legali dovranno chiarire il rapporto tra il pugno contestato, la successiva caduta e il decesso.

L’accusa iniziale formulata dalla Procura

L’11 agosto la Procura di Paola aveva disposto il fermo dei fratelli Orsino, contestando a entrambi un omicidio volontario in concorso, aggravato dai futili motivi.

L’impostazione accusatoria iniziale prospettava un’aggressione compiuta attraverso più colpi. Il quadro è cambiato dopo gli interrogatori e la valutazione del gip, che non ha ritenuto dimostrata, almeno in questa fase, l’esistenza di un pestaggio realizzato con calci e pugni.

Durante l’interrogatorio del 13 agosto, Umberto Orsino aveva ricostruito la fase conclusiva dell’aggressione e attribuì al fratello un solo pugno. La difesa ha sostenuto che non vi sarebbe stato alcun pestaggio.

I fermi non convalidati e il nodo del pericolo di fuga

Il gip non convalidò i fermi perché dagli atti non emergeva un concreto e attuale pericolo di fuga. L’allontanamento dei due fratelli dal luogo della rissa non fu considerato sufficiente a dimostrare la volontà di sottrarsi alla giustizia.

Neppure la prenotazione di un volo per il Lussemburgo, fissato al 17 agosto, è stata ritenuta indicativa di un progetto di fuga. I biglietti erano stati acquistati il primo agosto, diversi giorni prima dei fatti, e Domenico e Umberto non avevano provato ad anticipare la partenza.

I due erano stati inoltre rintracciati senza difficoltà a Belvedere Marittimo, dove la famiglia trascorreva il periodo estivo. Non si erano nascosti e non avevano lasciato il territorio.

Umberto libero, Domenico sottoposto alla custodia

Per Umberto Orsino, il gip non ha individuato elementi capaci di dimostrare una condotta lesiva o un contributo morale e materiale all’azione attribuita al fratello. Una conclusione diversa, si legge nell’ordinanza, sarebbe stata fondata soltanto su «sospetti e congetture».

La richiesta di custodia cautelare avanzata nei suoi confronti è stata quindi rigettata e ne è stata ordinata l’immediata liberazione.

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Diversa la valutazione relativa a Domenico Orsino. Le dichiarazioni di Umberto sono state considerate sufficienti, in questa fase, per delineare un grave quadro indiziario per omicidio preterintenzionale, ovvero che la morte sia derivata da un’azione diretta a percuotere o provocare lesioni, andando oltre l’intenzione attribuita all’autore del gesto.

Perché il gip dispose il carcere

Nei confronti di Domenico, il gip ha escluso sia il pericolo di fuga sia il rischio di inquinamento delle prove. Ha individuato, invece, un pericolo concreto e attuale di reiterazione di reati della stessa specie.

La valutazione è stata collegata alle modalità dell’episodio, definite nell’ordinanza «oggettivamente allarmanti», e al comportamento attribuito all’indagato. L’incensuratezza di Orsino non è stata considerata sufficiente per formulare una prognosi cautelare favorevole. Anche le misure meno afflittive sono state giudicate inadeguate.

Testimonianze, filmati e accertamenti medici

Nel riqualificare il reato, il gip ha osservato che le prove disponibili non sostenevano la ricostruzione di un’aggressione compiuta attraverso una sequenza di calci e pugni.

Una testimone aveva raccontato di aver visto un partecipante alla discussione cadere all’indietro e battere la testa dopo essere stato raggiunto da un pugno. Un’altra persona aveva assistito alla caduta, senza però saperne indicare la causa.

Gli addetti alla sicurezza avevano descritto la discussione e il successivo allontanamento dei fratelli, ma non avevano dichiarato di aver assistito direttamente all’aggressione. Nessuno dei testimoni aveva inoltre riferito di calci sferrati contro Perrotta.

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Al momento della decisione, il gip non aveva a disposizione le registrazioni complete delle telecamere di videosorveglianza. I fotogrammi trasmessi in seguito hanno documentato la presenza dei protagonisti vicino alle transenne, ma non hanno consentito di ricostruire l’intera sequenza.

Anche le risultanze medico-legali preliminari non hanno permesso di attribuire ai due indagati ulteriori condotte lesive. In questo quadro, il giudice ha ritenuto provvisoriamente sostenibile soltanto l’ipotesi del pugno attribuito a Domenico.