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03/04/2026 ore 09.39
Cronaca

Morte di un feto in parto gemellare, ginecologo condannato a Cosenza

La Procura della Repubblica di Cosenza aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione con il riconoscimento delle attenuanti generiche, sostenendo le tesi della famiglia del neonato, costituita parte civile nel processo

di Redazione

Una condanna per omicidio colposo legato alla gestione di una gravidanza gemellare. Il Tribunale penale di Cosenza ha condannato, come riporta Gazzetta del Sud, Domenico Introini un ginecologo a nove mesi di reclusione e a nove mesi di interdizione dai pubblici uffici per la morte di un feto in un parto gemellare avvenuto in una casa di cura della città.

La Procura della Repubblica di Cosenza aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione con il riconoscimento delle attenuanti generiche, sostenendo le tesi della famiglia del neonato, costituita parte civile nel processo. Il Tribunale ha invece accolto integralmente le conclusioni della parte civile, stabilendo una pena più elevata rispetto a quella richiesta dal pubblico ministero.

Le responsabilità nella gestione della gravidanza

Nel corso del processo è stato ricostruito l’intero percorso sanitario della gravidanza e sono emerse, secondo quanto accertato in sede dibattimentale, diverse criticità nella gestione del caso sia nella fase prepartale sia nei momenti immediatamente precedenti al parto.

Tra gli aspetti evidenziati anche la scelta di indirizzare la gestante verso una struttura classificata come centro di primo livello, ritenuta non idonea a gestire una gravidanza a rischio. La donna, infatti, aveva 41 anni ed era alla prima gravidanza gemellare monocoriale biamniotica, una condizione considerata ad alto rischio di complicanze materno-fetali.

Durante il dibattimento sono stati ascoltati diversi consulenti tecnici, tra cui docenti universitari e specialisti in medicina legale e ginecologia, le cui testimonianze hanno evidenziato elementi ritenuti rilevanti sia nella fase di monitoraggio della gravidanza sia nella gestione del parto. In particolare, è stato sottolineato come la gravidanza non fosse stata adeguatamente classificata tra l’undicesima e la tredicesima settimana e come i controlli preparto fossero stati effettuati con strumentazione non adeguata per gravidanze gemellari. Un ulteriore elemento di rilievo riguarda i tempi del parto, che avrebbero superato quelli indicati dalle linee guida per questo tipo di gravidanza.

Il nesso tra condotta ed evento

Le evidenze raccolte nel corso del processo hanno portato il Tribunale a ritenere accertata la responsabilità del sanitario sia per la gestione ritenuta non adeguata della fase prepartale sia per la decisione di avviare al parto la gestante in una struttura non idonea. Secondo quanto stabilito dai giudici, tali condotte avrebbero contribuito in modo determinante all’esito finale: uno dei due gemelli è nato privo di vita.

Il principio della tutela del concepito

Nelle conclusioni della parte civile è stato richiamato il principio della tutela crescente del concepito, ormai consolidato nella dottrina e nella giurisprudenza più recente. Secondo questo orientamento, il nascituro è titolare di una dimensione giuridica e affettiva che si sviluppa già durante la gestazione. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che la tutela del concepito e della maternità trova fondamento negli articoli 2 e 31 della Costituzione e nell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La perdita del feto, quindi, non viene considerata soltanto come l’interruzione di un progetto di vita, ma come la perdita di un legame affettivo e familiare meritevole di tutela. Oltre alla condanna penale, il Tribunale di Cosenza ha disposto il risarcimento dei danni in favore dei genitori, prevedendo anche una provvisionale immediatamente esecutiva e il pagamento delle spese legali. La decisione si inserisce in un orientamento giurisprudenziale che riconosce sempre maggiore rilevanza alla dimensione affettiva della genitorialità già durante la gravidanza.