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23/02/2026 ore 17.14
Cronaca

I periti confermano: «Rosa Vespa capace di intendere e di volere quando rapì la neonata a Cosenza»

Gli specialisti nominati dal gup Letizia Benigno hanno ribadito quanto riportato nella perizia psichiatrica, evidenziando tuttavia che le attuali condizioni psico-fisiche dell'imputata necessitano un programma di recupero in un centro specializzato per almeno 4-5 anni

di Antonio Alizzi

Udienza preliminare intensa e complessa quella svoltasi oggi a Cosenza, davanti al gup Letizia Benigno, sul caso di Rosa Vespa, la 52enne cosentina accusata del rapimento di una neonata di appena un giorno. I periti esaminati nell'aula 16 del tribunale di Cosenza, hanno confermato quanto scritto nel documento consegnato al giudice di merito, che preside il rito abbreviato. Rosa Vespa, il 21 gennaio 2025, era capace di intendere e di volere al momento del fatto.

La donna com'è noto quella sera riuscì a sottrarre una bambina dalla clinica privata Sacro Cuore di Cosenza. Secondo quanto stabilito dai periti nominati nell’ottobre scorso dal gup, nonostante la presenza di diverse problematiche personali, la donna sarebbe stata pienamente consapevole delle proprie azioni.

«La consulenza, che conta oltre 100 pagine - aveva spiegato l’avvocata Teresa Gallucci - non dice che Rosa sia una persona equilibrata, ma evidenzia varie criticità. Tuttavia, al momento del rapimento, la ritengono capace di intendere e di volere. Questo parere è in netto contrasto con la nostra perizia». L’accertamento psichiatrico era stato richiesto dal giudice Letizia Benigno come condizione per l’accesso al giudizio abbreviato.

Rosa Vespa è accusata dalla Procura di Cosenza del reato di sequestro di persona, con l’aggravante di aver agito in un luogo sensibile. Secondo la ricostruzione investigativa della Squadra Mobile di Cosenza, la donna avrebbe simulato una gravidanza per circa nove mesi, approfittando anche della sua corporatura robusta. Successivamente avrebbe raccontato di essere andata a “partorire” da sola, riuscendo a non mostrare il neonato al marito e ai familiari, che - secondo l’accusa - avrebbero creduto alle sue spiegazioni in buona fede.

La donna infatti dopo essere scesa dall'auto del marito, Moses Omogo, entrò dalla parte secondaria per poi uscire poco dopo dirigendosi verso l'Hotel Royal di Cosenza, dove soggiornò per diversi giorni. In quei momenti, Rosa Vespa inviava "selfie" nella chat su WhatsApp dei parenti, facendo credere di aver partorito ma di non poter mostrare il volto di "Ansel" in quanto infetto dal Covid.

Poi la sera del 21 gennaio, Rosa Vespa si fece accompagnare in clinica dal marito Moses Omogo, 44 anni, la cui posizione verrà presto archiviata. La donna inoltre raccontò di dover andare a prendere “Ansel”, il bambino che sosteneva fosse il loro figlio, nato pochi giorni prima. Spacciandosi per un’infermiera, riuscì così ad avvicinarsi alla madre della piccola Sofia, che si trovava in stanza insieme alla nonna, e a portare via la neonata. Le telecamere di videosorveglianza interne ed esterne alla clinica ripresero Rosa Vespa e il marito mentre si allontanavano a bordo dell’auto intestata a Omogo, permettendo agli agenti di identificarli e rintracciarli in breve tempo.

All’arrivo della polizia nell’abitazione della coppia, gli investigatori trovarono Rosa Vespa, il marito e altri familiari intenti a festeggiare l’arrivo del presunto neonato. La piccola Sofia era stata vestita con una tutina azzurra e presentata come “Ansel”.

Infine, durante l'udienza odierna i periti, confermando il contenuto della perizia psichiatrica, hanno comunque evidenziato che le attuali condizioni psico-fisiche dell'imputata necessitano un programma di recupero in un centro specializzato per almeno 4-5 anni.

Rosa Vespa è difesa dagli avvocati Gianluca Garritano e Teresa Gallucci, mentre le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Paolo Pisani, Chiara Penna, Natasha Gardi e Giorgio Loccisano. Prossima udienza il 25 marzo: requisitoria del pm Antonio Bruno Tridico, discussioni e sentenza.