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14/10/2026 ore 15.18
Cronaca

Omicidio Aquino, chiesto l’ergastolo per Le Pera e 23 anni per Intrieri e Arturi

Il pm Alessandro Riello ha concluso la requisitoria illustrando gli elementi a sostegno dell’accusa. Sollecitate le attenuanti generiche per Intrieri e Arturi

di Antonio Alizzi

L’ergastolo con un anno di isolamento diurno per Francesco Le Pera e 23 anni di reclusione ciascuno per Manuel Intrieri e Giorgio Arturi. Sono le richieste formulate dal pubblico ministero Alessandro Riello al termine della requisitoria nel processo per l’omicidio di Pasquale Aquino.

Nelle conclusioni il magistrato ha chiesto l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e il riconoscimento delle attenuanti generiche per Intrieri e Arturi. Le richieste di pena saranno valutate dalla Corte d’Assise di Cosenza insieme alle argomentazioni delle difese.

Al centro della requisitoria, una lettura complessiva delle immagini di videosorveglianza, dei dati sugli spostamenti dell’automobile, degli accertamenti balistici e delle intercettazioni. Secondo Riello, questi elementi, considerati unitariamente, sosterrebbero la ricostruzione accusatoria della preparazione e dell’esecuzione del delitto.

I sopralluoghi e gli spostamenti della Fiat 500L

Per il pubblico ministero, l’omicidio sarebbe stato preceduto da una preparazione documentata, nella quale assumerebbero rilievo quattro sopralluoghi effettuati con una Fiat 500L. L’accusa considera questi spostamenti funzionali all’organizzazione dell’agguato.

La stessa vettura, nella ricostruzione illustrata da Riello, sarebbe stata individuata la sera del delitto nei pressi del circolo frequentato da Aquino, della sua abitazione e della farmacia Favaro. Gli ulteriori movimenti vengono interpretati dalla Dda di Catanzaro come collegati al recupero degli esecutori e al successivo ritorno sulla scena del crimine.

Il magistrato antimafia ha richiamato la perizia del professor Sebastiano Battiato, nominato dalla Corte, sostenendo che abbia confermato la compatibilità tra la ricostruzione degli spostamenti attraverso i dati Gps e le immagini dei sistemi di videosorveglianza.

Particolare rilievo viene attribuito ai filmati della farmacia Favaro: secondo il pubblico ministero, collocherebbero Giorgio Arturi e Manuel Intrieri nella stessa automobile pochi minuti prima dell’omicidio.

La bicicletta e gli accertamenti sulle armi

Un altro elemento della requisitoria riguarda le biciclette utilizzate dagli attentatori e riprese dalle telecamere. Uno dei mezzi sarebbe stato successivamente individuato nell’abitazione dei coniugi Antonio Madeo e Teresa La Grotta. Quest’ultima, secondo quanto richiamato dall’accusa, avrebbe dichiarato di averlo prestato a Francesco Le Pera.

Riello ha sottolineato che la compatibilità della bicicletta con quella visibile nei filmati sarebbe stata riconosciuta sia dal consulente dell’accusa sia dal perito della Corte d’Assise di Cosenza.

Sul versante balistico, l’accusa sostiene che gli accertamenti abbiano collegato all’omicidio due armi comprese nell’arsenale sequestrato: una Bernardelli 60 e una CZ VZ 61 Scorpion. Secondo il magistrato, le osservazioni dei consulenti difensivi non avrebbero scardinato tale collegamento.

Il ruolo attribuito a Francesco Le Pera

Nella ricostruzione del pubblico ministero, Francesco Le Pera avrebbe avuto il ruolo di esecutore materiale. Riello fonda questa conclusione sulla convergenza di diversi elementi: il collegamento con la bicicletta, la compatibilità antropometrica con uno dei ciclisti ripresi, i rapporti con l’arsenale e il contenuto delle intercettazioni.

A questi dati il magistrato affianca le dichiarazioni di Francesco Cufone, deceduto, che avrebbe indicato Le Pera come autore dell’omicidio.

Secondo l’accusa, dalle conversazioni emergerebbero inoltre la posizione preminente di Le Pera all’interno del gruppo e i suoi costanti collegamenti con Arturi. Su queste basi Riello ha sollecitato la condanna all’ergastolo con un anno di isolamento diurno.

Le contestazioni a Manuel Intrieri e Giorgio Arturi

Diversa è la funzione attribuita a Manuel Intrieri, che il pubblico ministero colloca sul piano del supporto logistico. Secondo la requisitoria, la sua automobile sarebbe stata utilizzata per i sopralluoghi, per assicurare i collegamenti tra i partecipanti e per recuperare gli esecutori dopo l’agguato.

Riello ritiene che il contributo contestato a Intrieri fosse consapevole e volontario e che, per questo, integrasse una partecipazione al delitto.

Per Giorgio Arturi, invece, la tesi accusatoria individua un ruolo nella fase ideativa, preparatoria e organizzativa. Il magistrato richiama la presunta partecipazione ai sopralluoghi, la presenza documentata nei pressi della farmacia Favaro e i rapporti con il gruppo operativo, in particolare con Le Pera.

Per entrambi il pubblico ministero ha chiesto 23 anni di reclusione, con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Le piste alternative e il ragionevole dubbio

Nella parte finale della requisitoria il pubblico ministero Alessandro Riello ha affrontato anche il tema delle piste alternative, sollevato dalle difese. Secondo la sua ricostruzione, gli investigatori avrebbero verificato le diverse ipotesi, abbandonandole progressivamente per mancanza di riscontri.

Il magistrato ha sostenuto che il dubbio debba trovare fondamento negli elementi del processo e non in possibilità soltanto astratte. Da qui la conclusione: «Non resta un dubbio ragionevole. Resta soltanto la prova». Ora toccherà alle difese, poi eventuali repliche e contro repliche. Infine l’attesa sentenza.