Omicidio Aquino, concluse le discussioni delle difese: «Cufone non è attendibile». Domani la sentenza a Cosenza
Quasi nove ore di udienza davanti alla Corte d’Assise presieduta dal presidente Lucente. Contestate l’attendibilità del (presunto) collaboratore poi deceduto e la ricostruzione degli spostamenti degli imputati
Dopo quasi nove ore di udienza, comprese le pause concesse dalla presidente Paola Lucente, si sono concluse davanti alla Corte d’Assise di Cosenza le discussioni difensive nel processo per l’omicidio di Pasquale Aquino, ucciso il 3 maggio del 2022 nella frazione Schiavonea di Corigliano Rossano.
Gli avvocati Giovanni Zagarese, Pasquale Di Iacovo e Giovanni Scatozza hanno replicato alla ricostruzione della Dda di Catanzaro, rappresentata dal pubblico ministero Alessandro Riello, contestando diversi passaggi dell’impianto accusatorio e la lettura degli elementi raccolti durante le indagini.
Domani, 22 ottobre, sono previste la replica del pubblico ministero e le eventuali controrepliche delle difese. A seguire è attesa la sentenza nei confronti di Francesco Le Pera, Manuel Intrieri e Giorgio Arturi.
Le contestazioni alle dichiarazioni di Francesco Cufone
Uno dei punti affrontati dai difensori riguarda l’attendibilità di Francesco Cufone, deceduto poco dopo avere avviato un percorso di collaborazione con la giustizia. Le sue dichiarazioni sono state richiamate dalla pubblica accusa tra gli elementi a sostegno della presunta responsabilità di Le Pera quale esecutore materiale dell’omicidio.
L'omicidio Aquino e l'ombra di una nuova guerra di mafia nella SibaritideLe difese hanno sollevato questioni giuridiche relative al verbale illustrativo della collaborazione e contestato alcuni contenuti del racconto. In particolare, hanno evidenziato il riferimento a colpi che Le Pera avrebbe esploso alle gambe della vittima: una circostanza che, secondo i legali, non troverebbe riscontro negli accertamenti.
Le contestazioni hanno riguardato anche la ricostruzione del recupero degli esecutori da parte degli altri presunti componenti del gruppo di fuoco. Per i difensori, si tratta di passaggi da valutare nel giudizio sull’affidabilità delle dichiarazioni e sulla loro capacità di sostenere la tesi accusatoria.
I rilievi tecnici sugli spostamenti degli imputati
Ampio spazio è stato dedicato agli elementi tecnologici utilizzati per ricostruire gli spostamenti degli imputati. Le difese hanno richiamato dati riconducibili a Google ed elaborazioni digitali che, nella loro lettura, contrasterebbero con la ricostruzione della presenza degli accusati sulla scena del delitto.
Il confronto riguarda uno degli aspetti centrali della requisitoria: i movimenti della Fiat 500L, che secondo la Dda sarebbe stata impiegata nella preparazione dell’agguato e nelle fasi successive.
Per il pubblico ministero, la vettura avrebbe effettuato quattro sopralluoghi funzionali all’organizzazione dell’omicidio. La sera del delitto sarebbe stata inoltre individuata nei pressi del circolo frequentato da Aquino, della sua abitazione e della farmacia Favaro. Gli ulteriori spostamenti vengono interpretati dall’accusa come collegati al recupero degli esecutori e al successivo ritorno sul luogo dell’agguato.
Riello aveva richiamato la perizia del professor Sebastiano Battiato, nominato dalla Corte, sostenendo che avesse confermato la compatibilità tra i dati Gps e le immagini della videosorveglianza. Le discussioni difensive hanno contrapposto a questa lettura rilievi tecnici e indiziari sulla ricostruzione complessiva.
Le richieste della Dda: ergastolo per Le Pera e 23 anni per Intrieri e Arturi
Al termine della precedente requisitoria, il pubblico ministero aveva chiesto l’ergastolo con un anno di isolamento diurno per Francesco Le Pera e 23 anni di reclusione ciascuno per Manuel Intrieri e Giorgio Arturi. Nelle conclusioni, Riello aveva sollecitato l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e il riconoscimento delle attenuanti generiche per Intrieri e Arturi.
Omicidio Aquino, chiesto l’ergastolo per Le Pera e 23 anni per Intrieri e ArturiSecondo la ricostruzione accusatoria, Le Pera avrebbe partecipato materialmente all’esecuzione del delitto. La Dda fonda questa ipotesi sul collegamento con una delle biciclette riprese dalle telecamere, sulla compatibilità antropometrica con uno dei ciclisti, sui rapporti con l’arsenale sequestrato, sulle intercettazioni e sulle dichiarazioni di Cufone.
A Intrieri viene invece attribuito un contributo logistico attraverso l’utilizzo della sua automobile per i sopralluoghi, i collegamenti tra i partecipanti e il recupero degli esecutori. Arturi, nella prospettazione del pubblico ministero, avrebbe avuto un ruolo nella fase ideativa, preparatoria e organizzativa.
Biciclette, armi e intercettazioni nella ricostruzione dell’accusa
Tra gli elementi illustrati durante la requisitoria figura una bicicletta individuata nell’abitazione dei coniugi Antonio Madeo e Teresa La Grotta. Quest’ultima, secondo quanto riferito dall’accusa, avrebbe dichiarato di averla prestata a Le Pera. La compatibilità del mezzo con quello ripreso dalle telecamere sarebbe stata riconosciuta dal consulente dell’accusa e dal perito della Corte.
Sibaritide, quattordici episodi dal 2018: la mappa tra omicidi e scomparseSul piano balistico, il pubblico ministero ha sostenuto che gli accertamenti abbiano collegato all’omicidio una Bernardelli 60 e una CZ VZ 61 Scorpion, comprese nell’arsenale sequestrato. Alle risultanze tecniche Riello ha affiancato le intercettazioni, interpretate come indicative dei rapporti tra gli imputati e dei rispettivi ruoli.
Per la Dda, questi elementi devono essere valutati unitariamente e consentirebbero di ricostruire la preparazione e l’esecuzione dell’agguato. Le difese ne hanno contestato la tenuta e la capacità di dimostrare le responsabilità individuali. Dopo le repliche, spetterà alla Corte d’Assise pronunciarsi sulle accuse.