Omicidio Carbone a Cosenza, i familiari: «Luca ragazzo perbene, è morto da innocente»
I parenti dell’uomo assassinato ieri in via Popilia dal reoconfesso Franco De Grandis tratteggiano il profilo privato della vittima, tra legami affettivi e sacrifici: «Avrebbe voluto donare gli organi, ma ora non sarà possibile»
Riceviamo e pubblichiamo la lettera dei familiari di Luca Carbone, ucciso nella mattinata di ieri in via Popilia per mano di un vicino di casa che ha dichiarato ai inquirenti di aver sparato soltanto per intimidire l’uomo.
«Noi familiari, cugini, amici e tutte le persone che hanno conosciuto davvero Luca sappiamo bene chi fosse e che tipo di uomo fosse. Luca è sempre stato una persona diligente. Come tutti può aver commesso qualche errore nel corso della vita, ma è stato assolto da ogni accusa e non è mai stato una persona capace di fare del male a nessuno. Al contrario, l’immagine che emerge da alcune ricostruzioni mediatiche è lontana dalla realtà. Era profondamente legato alla sua famiglia, una persona dotata di grande senso del sacrificio. Aveva 47 anni e ogni mattina si alzava per portare avanti il percorso di suo padre, contadino: preparava (le provviste più buone che abbiamo mai mangiato!)e lo faceva per tutta la famiglia.
Si prendeva cura della casa e di chi vi abitava. Si è preso cura del nonno, del padre durante i suoi problemi di salute, della madre, del fratello e della sorella, una famiglia umile nella quale Luca rappresentava tutta la forza!. Non c’era un familiare nella nostra famiglia, in difficoltà che non ricevesse una sua telefonata o una sua visita. Viveva nella casa del nonno, che aveva scelto di non lasciare proprio per assisterlo negli anni della vecchiaia, fino ad accompagnarlo nel suo ultimo momento di vita. Dopo, aveva continuato a vivere lì, con lo stesso spirito di responsabilità e dedizione.
Luca era una persona buona d’animo, sempre disponibile, sempre pronta ad aiutare. Aveva due grandi passioni: la pizza e la bicicletta, passioni sane, che raccontano molto della sua personalità. Con la sua passione forte e contagiosa a chiunque incontrava parlava di bici e lo invitava a salirci su... Era capace di sorridere anche nei momenti più difficili della propria vita. Oggi noi familiari non riusciamo ancora a capacitarci di quanto accaduto.
È difficile comprendere come sia potuta verificarsi una tragedia simile. Luca è morto innocente, vittima di una mente evidentemente deviata che ha strappato alla vita una persona perbene, generosa e amata. Aveva persino scelto di donare i propri organi, un gesto che testimonia ancora una volta la sua grande umanità.
Neanche questo gli è stato possibile: la morte causata da un colpo d’arma da fuoco e i tempi necessari alla giustizia hanno impedito che il suo ultimo desiderio potesse essere rispettato. Raccontiamo tutto questo non solo perché siamo la sua famiglia, ma per un dovere di verità e per rispetto verso una persona che non può più difendersi, ma che merita di essere ricordata per ciò che è stata davvero»