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30/08/2025 ore 06.30
Cronaca

Omicidio De Paola a Trebisacce, la Cassazione: delitto e distruzione del cadavere fanno parte di un unico disegno criminoso

Il Procuratore generale aveva censurato la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro che aveva riconosciuto la continuazione tra i due reati

di Antonio Alizzi

La Cassazione ha respinto il ricorso del Procuratore generale di Catanzaro sulla vicenda che ha visto imputato Maurizio Vinci, condannato a dieci anni e otto mesi di reclusione per l’omicidio di Rocco Francesco De Paola e per la successiva distruzione del cadavere.

Il Procuratore generale aveva censurato la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro che aveva riconosciuto la continuazione tra i due reati, sostenendo che la decisione di distruggere il corpo fosse stata presa in maniera estemporanea e non come parte di un disegno criminoso unitario.

La posizione dell’accusa

Secondo l’organo requirente, la Corte territoriale avrebbe errato nel riconoscere l’articolo 81 del codice penale, poiché la soppressione del cadavere non poteva ritenersi programmata sin dall’inizio ma frutto di una scelta successiva e contingente. A rafforzare tale ricostruzione – a detta dell’accusa – vi era anche il riconoscimento in capo a Vinci del vizio parziale di mente, che avrebbe reso la sua condotta meno lineare e pianificata.

La risposta della Cassazione

La prima sezione penale ha invece condiviso l’impostazione dei giudici di merito. Nel provvedimento si ricorda che, in tema di reato continuato, «il giudice di merito è tenuto – attraverso un concreto esame dei tempi e delle modalità di realizzazione delle diverse violazioni commesse e giudicate – a individuare l’esistenza di elementi dai quali desumere la sostanziale unicità del disegno criminoso».

Secondo la giurisprudenza consolidata, l’istituto della continuazione è applicabile quando le diverse condotte, anche se non programmate nel dettaglio, si inseriscono in una unitaria ideazione originaria. Scrive la Corte: «Quello che occorre, invece, è che si abbia una visibile programmazione e deliberazione iniziale di una pluralità di condotte in vista di un unico fine, concreto e specifico, che può essere ab origine anche di massima, purché i reati da compiere risultino previsti almeno in linea generale come mezzo per il conseguimento di un unico scopo».

L’unicità del disegno criminoso

Richiamando precedenti conformi, la Cassazione ha chiarito che l’unicità del disegno criminoso non si identifica con una generica inclinazione a delinquere, ma con una programmazione riconoscibile, anche se non minuziosa, che leghi le diverse condotte.

Applicando tali principi al caso concreto, i giudici hanno ritenuto corretta la valutazione della Corte d’Appello di Catanzaro, secondo cui omicidio e soppressione del cadavere «facessero parte di un’unica e indistinta ideazione originaria».