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29/10/2026 ore 17.00
Cronaca

Omicidio Gioffrè, pena ridotta per Tiziana Mirabelli: in appello quindici anni e sei mesi

Assolta dall’occultamento di cadavere, esclusa un’aggravante del furto. Respinto l’appello dell’accusa, che aveva chiesto nuovamente l’ergastolo

di Antonio Alizzi
Nella foto, la vittima Rocco Gioffrè e l'imputata Tiziana Mirabelli

Scende da 17 anni a 15 anni e sei mesi di reclusione la condanna di Tiziana Mirabelli per la vicenda dell’omicidio di Rocco Gioffrè, avvenuto il 14 febbraio 2023. La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Santese, con il giudice a latere Commodaro, ha parzialmente riformato la sentenza della Corte d’Assise di Cosenza, accogliendo alcuni dei motivi presentati dai difensori Cristian Cristiano e Martina Pellegrino.

I giudici hanno assolto l’imputata dal reato di occultamento di cadavere ed escluso l’aggravante della minorata difesa dalla contestazione di furto, nella quale era stata riqualificata l’originaria accusa di rapina. Confermata nel resto la sentenza di primo grado.

È stato invece integralmente respinto l’appello della Procura di Cosenza, sostenuto in udienza dalla Procura generale, che aveva nuovamente sollecitato la condanna all’ergastolo.

L’assoluzione per occultamento e la riduzione della pena

La nuova determinazione della pena deriva dall’eliminazione di due aumenti applicati in primo grado: un anno per l’occultamento di cadavere e sei mesi per l’aggravante della minorata difesa relativa al furto.

La condanna complessiva passa così da 17 anni a 15 anni e sei mesi. La decisione è di secondo grado e non viene indicata come definitiva.

Respinta la richiesta dell’accusa di condanna all’ergastolo

L’impugnazione dell’accusa puntava al riconoscimento dell’aggravante dei motivi abietti e futili, già esclusa dalla Corte d’Assise di Cosenza.

In primo grado erano state escluse anche le aggravanti della crudeltà e del nesso teleologico, sulle quali, secondo quanto riferito dai difensori, non era stata proposta una specifica impugnazione.

Omicidio Gioffrè, Tiziana Mirabelli condannata a 17 anni di reclusione

Nel corso dell’udienza, l’accusa ha insistito sul movente economico e sulla prospettazione di un gesto maturato per «un banale litigio». Una posizione sostenuta anche dalle parti civili, rappresentate dagli avvocati Antonio Quintieri e Francesco Gelsomino.

Il mancato riconoscimento dell’aggravante ha accompagnato il rigetto dell’appello con il quale era stata richiesta la pena dell’ergastolo.

Le contestazioni della difesa e la ricostruzione del rapporto

Gli avvocati Cristiano e Pellegrino avevano sollevato anzitutto una questione di inammissibilità dell’appello del pubblico ministero, contestandone le modalità di deposito. Nel merito, avevano sostenuto l’infondatezza delle argomentazioni dell’accusa e una lettura delle risultanze dibattimentali non corrispondente, a loro giudizio, a quanto emerso nel processo.

La difesa ha posto al centro la natura del rapporto tra Mirabelli e Gioffrè, descrivendolo come caratterizzato da una continua ingerenza della persona offesa nella quotidianità dell’imputata. Secondo questa ricostruzione, il gesto sarebbe maturato dopo un ulteriore episodio vessatorio nel giorno di San Valentino.

Il confronto ha riguardato anche messaggi, accertamenti tecnici, intercettazioni in carcere e testimonianze, richiamati dai difensori a sostegno della propria interpretazione del rapporto.

I legali: ulteriori contestazioni nel successivo giudizio

La riduzione della pena non soddisfa interamente la difesa. Cristiano e Pellegrino annunciano l’intenzione di far valere ulteriori ragioni nel successivo grado di giudizio, concentrandosi sul mancato riconoscimento della legittima difesa, anche nella forma dell’eccesso colposo, e delle attenuanti generiche.

I legali sostengono che tali valutazioni debbano essere riesaminate anche alla luce delle vessazioni a sfondo sessuale che affermano essere state documentate nel processo.

L’obiettivo dichiarato è arrivare, qualora venga confermata una condanna, a «una pena effettivamente congrua e proporzionata alla complessiva dinamica dei fatti».