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22/03/2026 ore 09.30
Cronaca

Omicidio di Giuseppe Gaetani, quattro indagati rischiano il processo: ecco chi sono

La Dda di Catanzaro ha chiuso l’inchiesta su Pasquale Forastefano, Nicola Abbruzzese “Semiasse”, Domenico Massa e Gianluca Maestri. Stralciate altre due posizioni

di Antonio Alizzi

La Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini sull’omicidio di Giuseppe Gaetani, ucciso nella Piana di Sibari la sera del 2 dicembre 2020 nei pressi della sua abitazione. L’avviso di conclusione delle indagini, firmato dal pubblico ministero antimafia Alessandro Riello, è l’ultimo passaggio prima delle determinazioni sulla richiesta di rinvio a giudizio.

Gaetani – viene ricordato – era ritenuto vicino a Leonardo Portoraro, boss di Villapiana assassinato in un agguato di mafia nel giugno 2018.

I quattro indagati che rischiano il processo

Rischiano di affrontare il processo quattro indagati: Pasquale Forastefano, indicato come presunto “reggente” dell’omonima cosca cassanese; Nicola Abbruzzese, alias “Semiasse”, indicato come esponente del clan degli “zingari” di Cassano all’Ionio; Domenico Massa, di recente sottoposto al 41 bis; e Gianluca Maestri, collaboratore di giustizia, indicato come reo confesso del delitto di stampo mafioso.

Sono state invece stralciate e messe in stand-by le posizioni di Maurizio Massa e Gianfranco Arcidiacono. Su Arcidiacono, viene richiamato, il Riesame aveva già espresso parere negativo rispetto all’applicazione della misura cautelare. La difesa, rappresentata dall’avvocato Enzo Belvedere, ha accolto con soddisfazione questa decisione che non va in contrasto con quanto stabilito in precedenza dal gip e dal Tdl.

La ricostruzione della Dda: una strategia congiunta tra Forastefano e Abbruzzese

L’omicidio Gaetani, per la Procura distrettuale, si inserisce in un quadro più ampio di strategie e assetti criminali sulla Sibaritide. Secondo l’impostazione accusatoria, il delitto sarebbe frutto di una scelta condivisa delle cosche Forastefano e Abbruzzese, ritenute intenzionate a riaffermare l’egemonia sulla Piana di Sibari.

Nella fase cautelare – ricostruita in un’ordinanza che la stessa accusa definisce tra le più rilevanti emesse negli ultimi anni a Catanzaro – agli indagati veniva attribuito, a vario titolo, un ruolo nella pianificazione e nell’esecuzione dell’agguato, ciascuno con compiti distinti, fino al coinvolgimento del collaboratore Gianluca Maestri, indicato come uno degli autori materiali dell’assassinio mafioso.

Il contesto: trent’anni di faide, riassetti e nuove alleanze

Il quadro delineato dagli inquirenti, anche negli atti precedenti, ripercorre la storia delle cosche nella Sibaritide per spiegare l’omicidio. Viene richiamata la fase degli anni ’80, poi le fratture interne e le faide che avrebbero ridisegnato la geografia criminale tra Corigliano, Cassano e l’area di Lauropoli.

Nel “racconto” investigativo, un passaggio chiave è l’ascesa degli Abbruzzese, noti come “zingari”, radicati a Lauropoli, e la successiva fase di indebolimento segnata da omicidi eccellenti e da operazioni antimafia come “Sybaris” e “Lauro”. In parallelo, viene ricostruita la crescita del gruppo Forastefano, indicato come capace di consolidare nel tempo un controllo su traffici e attività illecite, con richiami a indagini come “Omnia”, “Omnia 2” e “Timpone Rosso”.

L’elemento decisivo, nella prospettiva della Dda di Catanzaro, è il passaggio dalla rivalità alla collaborazione: le inchieste più recenti, tra cui “Kossa” e “Athena”, sono state indicate come riscontro dell’esistenza di un’alleanza tra Abbruzzese e Forastefano, ritenuta già operativa quando sarebbe maturata la decisione di eliminare Gaetani. Un delitto che, secondo l’accusa, sarebbe stato premeditato e funzionale a rafforzare l’equilibrio tra due delle consorterie più forti della Sibaritide.