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07/10/2026 ore 16.35
Cronaca

Omicidio di Giuseppe Gaetani, moglie e figlia ricostruiscono gli spari davanti all’abitazione familiare

Le testimoni hanno riferito di aver visto un furgone bianco allontanarsi, senza riuscire a riconoscere chi si trovasse a bordo

di Antonio Alizzi

Nel processo per l’omicidio di Giuseppe Gaetani sono state raccolte le testimonianze della moglie, della figlia e del genero della vittima. Nel procedimento sono imputati Nicola Abbruzzese, Domenico Massa (difeso dall’avvocato Gianluca Serravalle), Pasquale Forastefano e Gianluca Maestri (difeso dall’avvocato Michele Gigliotti).

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Le deposizioni si sono concentrate sulla sera del 2 dicembre 2020, sul furgone bianco notato nei pressi dell’abitazione e sui rapporti che Gaetani avrebbe intrattenuto con alcune persone menzionate nel corso dell’esame condotto dal pubblico ministero antimafia Alessandro Riello davanti al presidente della Corte d'Assise di Cosenza, Paola Lucente (a latere Rosina De Felice).

La moglie di Gaetani: «Pensavo fossero fuochi d’artificio»

La moglie di Giuseppe Gaetani ha spiegato di non aver potuto partecipare in precedenza all’udienza per problemi familiari. Ricostruendo la giornata dell’omicidio, ha riferito che durante la mattinata non era accaduto nulla di particolare.

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Intorno alle 20.10 si trovava in bagno quando sentì alcuni spari. In un primo momento pensò che si trattasse di fuochi d’artificio per le festività natalizie. La figlia uscì per prima dall’abitazione, rientrando immediatamente per chiedere aiuto.

La donna attendeva il ritorno del marito, uscito a bordo di una Mercedes. Dopo essere uscita di casa, vide un furgone bianco effettuare una manovra e allontanarsi in direzione di Lauropoli. Ha precisato di non essere riuscita a vedere le persone presenti all’interno del mezzo, anche a causa dell’oscurità.

Gaetani era intanto sceso dall’automobile e si era accasciato nei pressi del cancello. La moglie ha raccontato di aver notato del sangue nella zona del fianco sinistro e di avergli detto che l’ambulanza stava arrivando. L’uomo, però, non sarebbe riuscito a parlare. Fu successivamente trasferito in ospedale a Cosenza, dove morì.

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Il furgone bianco e le fotografie mostrate in aula

Rispondendo alle domande del difensore di Pasquale Forastefano, la testimone ha ribadito di aver visto il furgone mentre effettuava una manovra in retromarcia.

Alla donna sono state mostrate alcune fotografie presenti nel fascicolo, ma la teste ha dichiarato di non essere in grado di riconoscere con certezza il veicolo osservato la sera dell’omicidio.

La moglie ha inoltre riferito di conoscere Pasquale Forastefano (difeso dall’avvocato Pasquale Di Iacovo) soltanto di vista e di non aver mai ricevuto dal marito confidenze relative a eventuali problemi con la famiglia Forastefano.

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Nel corso del controesame le è stata contestata una precedente dichiarazione resa agli investigatori, nella quale avrebbe fatto riferimento alla caratura criminale della famiglia. La donna ha invece ribadito di non conoscere direttamente i Forastefano.

La relazione extraconiugale e i rapporti con Leonardo Portoraro

La testimone ha confermato di essere venuta a conoscenza di una relazione extraconiugale del marito attraverso un messaggio letto sul suo telefono. Ha spiegato di averlo perdonato e di non aver collegato quella relazione all’omicidio.

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La donna ha dichiarato di non conoscere personalmente la persona, legata alla famiglia Forastefano, con la quale il marito avrebbe avuto il rapporto. Nel corso dell’esame è stato menzionato anche un conoscente della vittima, che avrebbe lavorato per l’azienda di famiglia. Inizialmente la testimone ha affermato di non ricordarlo, per poi ricondurlo all’attività lavorativa del marito. Nelle precedenti dichiarazioni avrebbe riferito di alcuni problemi tra i due.

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La moglie di Gaetani ha parlato anche di Leonardo Portoraro, ucciso prima del marito. Ha riferito che Gaetani lo conosceva e che, la mattina dell’omicidio di Portoraro, lo aveva accompagnato al bar prima di fare ritorno a casa.

La figlia: «Dalle telecamere vidi un furgone»

La figlia di Giuseppe Gaetani ha spiegato di aver precedentemente comunicato alla Dda di Catanzaro, tramite posta elettronica certificata, l’impossibilità della famiglia a partecipare a un’udienza per motivi personali.

Ricostruendo la sera del delitto, ha riferito di essere appena rientrata nell’abitazione quando, attraverso le telecamere installate sotto casa, notò un furgone. Inizialmente pensò che si trattasse di alcuni clienti. Subito dopo sentì quelli che le sembrarono fuochi d’artificio.

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Uscita dall’abitazione, vide il mezzo effettuare una manovra in retromarcia e rientrò rapidamente per chiedere aiuto. Ha ricordato che il furgone era bianco e presentava una scritta rossa.

Alla teste sono state mostrate alcune immagini. La donna ha osservato che il veicolo visto nelle fotografie le sembrava più corto e compatto rispetto a quello notato la sera dell’omicidio, che ricordava come più lungo.

I riconoscimenti e le precedenti dichiarazioni

Nel corso della visione di un album fotografico, la figlia di Gaetani ha indicato la persona contrassegnata dal numero 6, risultata estranea al processo.

La donna ha dichiarato di conoscere Pasquale Forastefano soltanto attraverso gli articoli apparsi su Facebook e di non averlo mai incontrato personalmente. Ha inoltre affermato di non conoscere Nicola Abbruzzese (difeso dagli avvocati Giorgia Greco e Antonio Iorio).

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Durante l’esame le è stata contestata una precedente dichiarazione nella quale avrebbe sostenuto che il padre fosse ben visto dalla famiglia Forastefano. La teste ha comunque ribadito che, prima dell’omicidio, non si era verificato nulla di anomalo.

Il genero incrociò Gaetani poco prima dell’agguato

È stato sentito anche il genero di Giuseppe Gaetani, legato da circa dieci anni alla figlia della vittima. Il testimone ha raccontato che quella sera aveva appena accompagnato la fidanzata a casa quando incrociò l’automobile del futuro suocero.

L’incontro sarebbe avvenuto a una distanza compresa tra 200 e 300 metri dall’abitazione. Il genero ha dichiarato di conoscere Pasquale Forastefano soltanto di vista e di non sapere chi fosse Nicola Abbruzzese.

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Per quanto a sua conoscenza, i rapporti tra Giuseppe Gaetani e la famiglia Forastefano erano normali.

Nella prossima udienza sarà sentito il colonnello dei carabinieri Piscopo, già comandante del Nucleo Investigativo di Cosenza.