Omicidio Luca Bruni, assoluzioni ribaltate in appello: trent’anni a Luigi e Marco Abbruzzese
Condannati «Pikachu» e «Struzzo», assolti in primo grado dall’accusa di omicidio. La Procura generale aveva chiesto l’ergastolo per entrambi
Trent’anni di reclusione ciascuno per Luigi Abbruzzese, detto «Pikachu», e Marco Abbruzzese, detto «Struzzo». È la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro nel processo per l’omicidio di Luca Bruni, ucciso tra il 2 e il 3 gennaio 2012 nella periferia di Castrolibero.
Il collegio, presieduto da Caterina Capitò, con relatore Domenico Commodaro, ha ribaltato le assoluzioni pronunciate in primo grado sull’accusa di omicidio.
Prima di andare in Camera di Consiglio, la Corte aveva acquisito ai sensi dell’articolo 507 del codice di procedura penale, la sentenza Reset. Inoltre, la condanna è in continuazione con Reset e Testa di Serpente.
La sostituta procuratrice generale Raffaella Sforza aveva chiesto l’ergastolo per entrambi gli imputati, indicati dall’accusa come esponenti del clan degli “zingari” di Cosenza. Luigi e Marco Abbruzzese sono difesi dagli avvocati Cesare Badolato e Antonio Sanvito.
Le assoluzioni in primo grado e il ricorso dell’accusa
Nel precedente giudizio, Luigi e Marco Abbruzzese erano stati assolti dall’accusa di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. Marco Abbruzzese era stato invece condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per le contestazioni relative all’occultamento e alla soppressione del cadavere.
La Procura generale aveva chiesto di riformare la decisione, sostenendo che entrambi avessero partecipato anche alle fasi deliberative dell’omicidio. Una ricostruzione che non era stata accolta in primo grado.
Il giudizio d’appello si è ora concluso con le due condanne a trent’anni. Le ragioni della diversa valutazione rispetto alle assoluzioni dovranno essere ricostruite attraverso le motivazioni della sentenza.
L’omicidio di Luca Bruni e le condanne definitive
Luca Bruni, indicato come l’ultimo boss della dinastia «Bella bella» di Cosenza, venne ucciso nella periferia di Castrolibero tra il 2 e il 3 gennaio 2012. Il suo corpo fu nascosto e ritrovato soltanto dopo l’avvio della collaborazione con la giustizia di Adolfo Foggetti.
Per il delitto, in procedimenti collegati, sono stati condannati in via definitiva Daniele Lamanna e Adolfo Foggetti, quali esecutori materiali, e Franco Bruzzese, come mandante. Condanne definitive hanno riguardato anche Maurizio Rango ed Ettore Sottile.
Il confronto tra Foggetti e Lamanna
Uno dei passaggi del giudizio di secondo grado è stato il confronto tra i collaboratori di giustizia Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna.
Collegati da siti riservati, i due hanno mantenuto versioni differenti su alcuni momenti successivi all’omicidio, in particolare sul percorso compiuto dopo il delitto e sulle modalità di occultamento del cadavere.
Foggetti ha sostenuto di essersi mosso insieme a Lamanna. Quest’ultimo ha invece dichiarato di essersi allontanato da solo, riferendo che altre persone sarebbero intervenute successivamente per seppellire il corpo.
Le divergenze hanno riguardato anche la sorte di un telefono: secondo una ricostruzione sarebbe stato gettato lungo la strada, mentre Lamanna ha affermato di averlo fatto a pezzi.
Il ritrovamento del cadavere
Fu Adolfo Foggetti, dopo aver iniziato a collaborare con la giustizia il 17 dicembre 2014, a condurre gli investigatori nel luogo in cui era stato nascosto il corpo di Luca Bruni.
Alle operazioni parteciparono rappresentanti dei carabinieri, della Squadra mobile e della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
Il processo a Luigi e Marco Abbruzzese aggiunge ora un nuovo esito giudiziario alla vicenda: dopo le assoluzioni dall’accusa di omicidio in primo grado, la Corte d’Assise d’Appello ha pronunciato per entrambi una condanna a trent’anni. Le difese annunciano ricorso in Cassazione.