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17/09/2026 ore 17.09
Cronaca

Omicidio Scorza-Hedhli, la Procura generale chiede 21 anni per Francesco Adduci

Il sostituto procuratore generale Marisa Manzini ha concluso la requisitoria. La difesa sostiene l’estraneità dell’imputato

di Antonio Alizzi

La Procura generale di Catanzaro ha chiesto la conferma della condanna a 21 anni di reclusione per Francesco Adduci nel processo d’appello per il duplice omicidio di Maurizio Scorza e Hanene “Elena” Hedhli, uccisi il 4 aprile 2022 nel territorio di Castrovillari, in una zona prossima al confine con Cassano all’Ionio.

La richiesta è stata formulata dal sostituto procuratore generale Marisa Manzini al termine della requisitoria. Secondo l’impostazione accusatoria, Adduci avrebbe partecipato alla pianificazione dell’agguato e avrebbe attirato Scorza nella propria masseria con il pretesto della consegna di un agnello, consentendo ai killer di entrare in azione.

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L’imputato ha sempre negato ogni responsabilità, dichiarandosi estraneo al duplice delitto. Dopo la requisitoria della Procura generale, la parola passerà agli avvocati Cesare Badolato e Giancarlo Greco, chiamati a illustrare le ragioni dell’appello e a ribadire la ricostruzione difensiva.

La condanna pronunciata in primo grado

In primo grado, la Corte d’Assise di Cosenza aveva condannato Francesco Adduci a 21 anni di carcere, riconoscendogli le attenuanti generiche e disponendo anche la libertà vigilata per tre anni. La Dda di Catanzaro, attraverso il pubblico ministero Alessandro Riello, aveva chiesto una pena di 24 anni.

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La Corte, presieduta da Paola Lucente, con Marco Bilotta giudice a latere, aveva accolto la ricostruzione dell’accusa secondo cui il duplice omicidio sarebbe stato commesso nella masseria dell’imputato, situata in contrada Cammarata, nel comune di Castrovillari.

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La difesa, dopo la lettura della sentenza, aveva espresso il proprio dissenso e annunciato l’impugnazione, sostenendo di aver dimostrato durante il dibattimento l’estraneità di Adduci ai fatti contestati.

La ricostruzione accolta dalla Corte d’Assise

Secondo quanto riportato nelle motivazioni della sentenza di primo grado, Maurizio Scorza sarebbe stato attirato nella proprietà di Adduci con la scusa della consegna di un agnello. In quel luogo, per l’accusa, la vittima avrebbe trovato ad attenderlo gli esecutori materiali del delitto.

Scorza fu colpito con due proiettili, mentre Hanene Hedhli venne raggiunta da numerosi colpi. I corpi furono successivamente trovati all’interno dell’automobile: quello dell’uomo nel bagagliaio, accanto all’agnello, e quello della donna nell’abitacolo.

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A sostegno della localizzazione dell’agguato nella masseria, i giudici avevano richiamato i dati relativi alle celle telefoniche, i tempi di percorrenza, le immagini acquisite durante le indagini e gli accertamenti compiuti sui frammenti di vetro rinvenuti dentro e fuori la proprietà.

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La Corte aveva inoltre valorizzato le dichiarazioni dello stesso imputato, che aveva riferito di aver incontrato Scorza poco prima delle 18. Per i giudici, quel dato, inserito nella sequenza temporale ricostruita durante il processo, rafforzava la tesi secondo cui il delitto fosse avvenuto nella masseria.

La tesi alternativa sostenuta dalla difesa

Gli avvocati Badolato e Greco hanno contestato gli accertamenti tecnici e la ricostruzione relativa al luogo dell’omicidio. Secondo la difesa, Scorza e Hedhli sarebbero stati uccisi in contrada Gammellone, area nella quale venne ritrovata l’automobile.

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I legali hanno sollevato dubbi sul valore attribuito ai frammenti di vetro, sulla lettura delle immagini registrate dalle telecamere e sulla capacità delle celle telefoniche di stabilire la posizione esatta delle persone coinvolte.

La difesa ha richiamato anche una conversazione nella quale Hedhli avrebbe riferito di trovarsi a Villapiana. Tale elemento, secondo i penalisti, sarebbe incompatibile con la collocazione della donna nella proprietà di Adduci. La Corte d’Assise non aveva tuttavia accolto questa ricostruzione.