Paola, iniziato il processo al presunto gruppo legato a Scornaienchi: chi sono i dodici imputati
La Dda ipotizza collegamenti con la cosca Muto di Cetraro. Nel fascicolo tentate estorsioni, assalti ai bancomat, armi ed esplosivi
È iniziato davanti al Tribunale di Paola il processo con rito ordinario sul presunto gruppo criminale che gli inquirenti collegano a Giuseppe Scornaienchi, ritenuto nell’impostazione accusatoria una possibile «cellula» della cosca Muto di Cetraro.
Gli imputati rinviati a giudizio sono Silvio Bianco, Severino Caruso, Angelo Ferraro, Rocco Grillo, Mauro Leone, Leopoldo Losardo, Michele Macrì, Antonio Palermo, Massimiliano Piazza, Marcello Ricco, Brunello Settecerze e Angelo Lorenzo Tripicchio.
Le accuse dovranno essere verificate nel contraddittorio dibattimentale. Tutti gli imputati devono essere considerati innocenti fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva di condanna.
L’operazione eseguita nel settembre 2025
L’inchiesta aveva avuto una prima svolta il 25 settembre 2025, quando i Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, con il supporto delle articolazioni specialistiche e il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, avevano eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di otto indagati.
In quella fase erano stati contestati, a vario titolo, tentate estorsioni, furti aggravati tentati e consumati, detenzione e porto di esplosivi, armi da fuoco e strumenti atti a offendere. Nel fascicolo figurano inoltre ipotesi di ricettazione, riciclaggio e lesioni personali.
Per alcuni episodi la Procura antimafia contesta anche l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine si è sviluppata a partire dall’ottobre 2022 attraverso intercettazioni, analisi dei sistemi di videosorveglianza e riscontri condotti sul territorio.
Le presunte pressioni sulle attività economiche
Un primo filone investigativo riguarda una serie di presunte pressioni esercitate ai danni di imprenditori e attività economiche del Tirreno cosentino.
Tra gli episodi indicati negli atti compare un fatto avvenuto il 14 agosto 2025 davanti a una discoteca di Sangineto. Secondo la ricostruzione investigativa, in quell’occasione sarebbero stati esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco nell’ambito di un’azione ritenuta intimidatoria.
Un’ulteriore contestazione riguarda una clinica privata di Belvedere Marittimo. Gli inquirenti collegano alla presunta pressione sulla struttura distinti episodi, tra cui incendi, sopralluoghi e l’esplosione di un ordigno che avrebbe danneggiato la camera mortuaria.
La tesi della Dda è che tali azioni fossero finalizzate a intimidire le persone offese e ottenere consegne di denaro, anche nei casi in cui l’obiettivo estorsivo non sarebbe stato raggiunto.
Gli assalti ai bancomat con la “marmotta”
Il secondo filone riguarda furti aggravati e assalti agli sportelli automatici. Nel fascicolo sono ricostruiti due tentativi compiuti tra maggio e giugno 2023 ai danni degli uffici postali di Belvedere Marittimo e Cetraro.
Per forzare gli apparecchi sarebbe stata utilizzata la cosiddetta “marmotta”, un ordigno inserito nella fessura di erogazione del denaro e fatto esplodere.
In almeno uno degli episodi, gli investigatori avrebbero utilizzato le registrazioni di videosorveglianza per ricostruire i movimenti delle persone coinvolte. Le contestazioni comprendono inoltre la presunta ricettazione di automobili e targhe che sarebbero state utilizzate per compiere altri reati.
Armi, esplosivi e aggravante mafiosa
La disponibilità di armi ed esplosivi costituisce un altro elemento centrale nell’impianto accusatorio. Secondo gli investigatori, questi strumenti sarebbero stati impiegati o detenuti in funzione delle azioni intimidatorie e degli assalti agli sportelli automatici.
Nella fase cautelare, tuttavia, il gip distrettuale aveva assunto una posizione prudente rispetto alla qualificazione giuridica proposta dalla Dda. Il giudice aveva escluso, allo stato degli atti, la presenza di un’autonoma associazione di stampo mafioso e riqualificato l’ipotesi principale in associazione per delinquere semplice.
Era rimasta in piedi, per singoli episodi, l’aggravante del metodo mafioso, collegata alle modalità intimidatorie che la Procura attribuisce alle condotte contestate.
Le accuse passano al vaglio del dibattimento
Con l’apertura del processo, gli elementi raccolti durante le indagini saranno sottoposti al vaglio del Tribunale e al confronto tra accusa e difese.