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03/04/2026 ore 13.49
Cronaca

Patteggiamento a due anni per la morte di Antonio De Simone: la rabbia dei familiari: «Ucciso due volte»

Decisione del GUP di Roma sul caso di Capodanno 2025. Compagna paraplegica. I parenti: «pena non adeguata ai fatti»

di Matteo Lauria

Una decisione arrivata poche ore fa riporta al centro dell’attenzione una tragedia che continua a lasciare segni profondi. Il GUP del Tribunale di Roma ha accolto il patteggiamento a due anni per l’omicidio stradale di Antonio De Simone, morto nella notte tra il 31 dicembre 2024 e il primo gennaio 2025 lungo l’autostrada A1. Lo zio, Giuseppe Scorzafave : “Antonio ucciso due volte. Sentenza vergognosa!”.

Una scelta che provoca amarezza nella famiglia della vittima, che non accetta l’esito dell’udienza. Il procedimento coinvolge più persone. Una è ritenuta responsabile dei reati principali legati all’incidente, mentre altre cinque risultano indagate per aver favorito l’allontanamento dal luogo del sinistro e per non aver prestato soccorso.

Secondo quanto ricostruito negli atti, un’auto lanciata a forte velocità avrebbe tamponato un primo veicolo per poi colpirne un secondo, su cui viaggiava De Simone insieme alla compagna. L’impatto è stato violento. L’uomo ha perso la vita, mentre la donna ha riportato lesioni gravissime che l’hanno resa paraplegica.

Le condizioni della strada erano difficili: notte, nebbia e asfalto bagnato. Circostanze che, secondo le parti civili, avrebbero richiesto prudenza. Una consulenza tecnica evidenzia una velocità elevata, ritenuta incompatibile con la sicurezza della circolazione.

Dopo lo scontro, sempre secondo l’accusa, il conducente si sarebbe allontanato senza prestare aiuto. Altri presenti lo avrebbero sostenuto in questa scelta. Nessuno avrebbe soccorso immediatamente i feriti né contattato le autorità. De Simone sarebbe riuscito a chiamare i soccorsi poco prima di morire, restando in attesa.

Le accuse contestate erano pesanti: omicidio stradale, lesioni gravissime e fuga dopo incidente, con aggravanti legate alla condotta. Per gli altri indagati, concorso nell’omissione di soccorso.

Al centro dell’udienza c’era la richiesta di applicazione della pena concordata tra accusa e difesa. Il giudice ha ritenuto di accoglierla. Una decisione che la famiglia contesta.

I familiari avevano chiesto il rigetto dell’accordo e una diversa valutazione dei fatti, sostenendo una responsabilità più ampia anche per quanto accaduto dopo l’impatto. Con il patteggiamento si chiude il capitolo penale, ma resta aperto quello civile per il risarcimento. Intanto, la vicenda continua a suscitare interrogativi e dolore.