Presunte estorsioni nella Sibaritide, gli indagati negano le accuse
Davanti al giudice i cinque coinvolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro hanno negato di avere fatto ricorso a minacce, violenze o intimidazioni nei confronti di imprenditori agricoli e commercianti
Si sono svolti oggi gli interrogatori di garanzia dei cinque indagati nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sulle presunte estorsioni ai danni di imprenditori agricoli e commercianti di Corigliano-Rossano.
L’indagine riguarda 17 episodi contestati dagli inquirenti e ricostruiti soprattutto attraverso alcune intercettazioni. Quattro indagati sono stati raggiunti dalla custodia cautelare in carcere, mentre per il quinto è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Durante gli interrogatori, tutti hanno respinto le accuse. Gli indagati, rappresentati dagli avvocati Antonio Pucci e Maria Sammarro, hanno dichiarato di non avere mai utilizzato minacce, violenze o altre forme di intimidazione.
La difesa ha annunciato che presenterà ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere una nuova valutazione delle misure cautelari.