Processo Acheruntia, sentenza attesa l’11 novembre dopo undici anni
Ultime discussioni difensive davanti al Tribunale di Cosenza. Resta l’intervento dell’avvocato Salvatore Staiano per Michele Trematerra
La sentenza del processo “Acheruntia” è attesa per l’11 novembre 2026, salvo imprevisti. La decisione potrebbe arrivare a distanza di undici anni dall’esecuzione dell’ordinanza cautelare richiesta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che nel luglio 2015 diede avvio alla fase giudiziaria dell’inchiesta.
Nell’udienza odierna, iniziata all’ora di pranzo e terminata nel tardo pomeriggio, sono proseguite le discussioni dei difensori impegnati a contestare la ricostruzione accusatoria e le richieste di condanna formulate dal pubblico ministero antimafia.
Davanti al collegio del Tribunale di Cosenza, presieduto dalla giudice Carmen Ciarcia, hanno esposto le rispettive argomentazioni gli avvocati Cesare Badolato, Francesco Calabrò, Marcello Manna, Luca Acciardi e Antonio Quintieri.
Resta la discussione della difesa di Michele Trematerra
Prima della chiusura del dibattimento resta da svolgere la discussione dell’avvocato Salvatore Staiano, difensore dell’ex assessore regionale all’Agricoltura Michele Trematerra, assistito per anni dal compianto penalista Sergio Calabrese.
Proprio per Trematerra la Dda di Catanzaro ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. La stessa conclusione è stata formulata dall’accusa per Luigi Maiorano, già sindaco di Acri.
Terminato l’ultimo intervento difensivo e concluse le eventuali repliche, il collegio potrà ritirarsi in camera di consiglio. La pronuncia è prevista per l’11 novembre.
Un processo iniziato nel 2015
Il procedimento nasce dall’indagine della Dda di Catanzaro sulla presunta presenza ad Acri di un’articolazione collegata alla cosca Lanzino di Cosenza. Secondo l’originaria ipotesi investigativa, il gruppo avrebbe esercitato la propria influenza sulle attività economiche, amministrative e politiche del territorio.
L’operazione risale al luglio 2015 e coinvolse amministratori, esponenti politici e persone indicate dagli investigatori come vicine alla criminalità organizzata. Le contestazioni comprendevano, a vario titolo, ipotesi associative, estorsioni, concussione, corruzione elettorale, usura e altri reati.
Il processo si è sviluppato in due filoni distinti. Uno risulta pendente da anni in appello, mentre quello celebrato davanti al Tribunale di Cosenza è ormai vicino alla conclusione del primo grado. Durante il lungo dibattimento la composizione del collegio giudicante è cambiata più volte.
L’aggravante mafiosa caduta per numerose contestazioni
Nel corso dell’istruttoria dibattimentale l’impianto accusatorio originario è stato ridimensionato. Per una parte rilevante dei reati contestati è infatti venuta meno l’aggravante mafiosa, circostanza che ha modificato il perimetro giuridico del processo e inciso sulle conclusioni della stessa Procura distrettuale.
Nelle precedenti udienze erano intervenuti, tra gli altri, gli avvocati Pierluigi Pugliese, Gianpiero Calabrese, Giuseppe Stabile, Luigi Ripoli e Vincenzo Guglielmo Belvedere.
L’avvocato Pugliese aveva chiesto l’assoluzione con formula piena di Luigi Maiorano, imputato per una contestazione di concussione ai danni di una dirigente del Comune di Acri in relazione al taglio di un bosco. Secondo la difesa, l’ex sindaco non avrebbe esercitato violenza, pressione o prepotenza nei confronti della funzionaria.
Le richieste di condanna della Dda
La pena più alta è stata chiesta per Adolfo D’Ambrosio, nei confronti del quale la Dda ha invocato 21 anni e quattro mesi di reclusione. Per il capo associativo è stata invece sollecitata una sentenza di non doversi procedere in applicazione del principio del ne bis in idem, in relazione alla precedente condanna definitiva pronunciata nel processo “Vulpes”.
La Procura antimafia ha inoltre chiesto: 13 anni e quattro mesi per Andrea Cello; sei anni e otto mesi per Alfredo Bruno; cinque anni e quattro mesi per Domenico Cappello; due anni per Gemma Martorino.
Le assoluzioni e le prescrizioni sollecitate dall’accusa
La Dda ha chiesto l’assoluzione di Giuliano Bevilacqua, Gianpaolo Ferraro, Angelo Gencarelli, Salvatore Gencarelli, Massimo Greco, Enzo La Greca, Luigi Maiorano, Giuseppe Perri e Michele Trematerra.
Per specifici capi d’imputazione sono state invece formulate richieste di non doversi procedere nei confronti di Elio Abbruzzese, Francesco Abbruzzese, Luigi Belsito, Giuseppe Burlato, Franco Caruso, Adolfo D’Ambrosio, Claudio Dolce, Gianpaolo Ferraro, Angelo Gencarelli, Massimo Greco, Giuseppe Perri e Antonio Rosa.