Processo antimafia contro il gruppo Scornaienchi, chieste pesanti condanne | NOMI
Conclusa la requisitoria della Dda di Catanzaro contro il presunto sodalizio mafioso operante a Cetraro e nei comuni limitrofi
La Dda di Catanzaro chiude la requisitoria nel processo con rito abbreviato sull’operazione che ha messo nel mirino il gruppo ritenuto dagli inquirenti una presunta “cellula” collegata al clan Muto di Cetraro. Davanti al gup, il procuratore aggiunto Giulia Pantano ha avanzato richieste di condanna considerate particolarmente severe per gli imputati indicati come il nucleo operativo del presunto sodalizio capeggiato da Giuseppe Scornaienchi.
Le richieste di pena
Le discussioni delle difese inizieranno il 10 luglio. Nel dettaglio, la Procura ha chiesto:
- Giuseppe Scornaienchi: 20 anni e 60mila euro
- Giuseppe Antonuccio: 16 anni
- Vincenzo Bufanio: 18 anni
- Giuseppe Ferraro: 16 anni e 6 mesi
- Luca Occhiuzzi: 12 anni
- Fedele Cipolla: 10 anni
- Ido Petruzzi: 10 anni
- Claudio Vattimo: 6 anni e 6mila euro
- Marco Antonuccio: 4 anni e 20mila euro di multa
- Giuseppe Spanò: 4 anni
Il fascicolo: dalle intimidazioni ai “colpi” sul Tirreno cosentino
Il passaggio davanti al gup arriva dopo la chiusura delle indagini disposta dalla Dda su un fascicolo che, secondo la ricostruzione accusatoria, a partire da ottobre 2022 avrebbe documentato una sequenza di intimidazioni, tentate estorsioni e azioni delittuose tra Cetraro, Belvedere Marittimo e Sangineto. L’avviso di conclusione indagini ha cristallizzato il quadro costruito nella fase preliminare, poi confluito nell’udienza preliminare e quindi nel rito abbreviato.
L’indagine, secondo quanto riportato negli atti, era sfociata il 25 settembre 2025, quando i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, con il supporto delle articolazioni specialistiche e il coordinamento della Dda, avevano eseguito un’ordinanza cautelare del gip distrettuale nei confronti di otto indagati. In quella fase venivano ipotizzati, a vario titolo, reati che comprendevano tentate estorsioni, furti aggravati (tentati e consumati), detenzione e porto di esplosivi, armi da fuoco e strumenti atti ad offendere, oltre a ipotesi di ricettazione, riciclaggio e lesioni personali, con l’aggravante del metodo mafioso contestata per alcuni episodi.
L’impianto investigativo si fonda, secondo la prospettazione accusatoria, su intercettazioni e attività tecniche, analisi di videosorveglianza e riscontri sul campo, con una prima fase curata dai carabinieri della Compagnia di Paola e segmenti seguiti anche dal Reparto operativo – Nucleo investigativo del Comando provinciale.
I due filoni principali: pressioni estorsive e assalti ai bancomat
Nel fascicolo confluiscono due linee investigative. La prima riguarda le presunte estorsioni e le pressioni nei confronti di imprenditori e attività economiche. Tra gli episodi richiamati compare un fatto del 14 agosto 2025 a Sangineto, indicato come episodio intimidatorio davanti a una discoteca, dove – nella ricostruzione investigativa – sarebbero stati esplosi colpi d’arma da fuoco.
Un altro blocco di contestazioni riguarda una presunta pressione esercitata su una clinica privata di Belvedere Marittimo, con episodi distinti ricondotti ad incendi, sopralluoghi e un ordigno esplosivo che avrebbe danneggiato la camera mortuaria della struttura. L’interpretazione accusatoria è che si sia trattato di azioni mirate a intimidire e a indurre consegne di denaro, anche quando l’evento estorsivo non si sarebbe concretizzato per cause indipendenti dalla volontà degli indagati.
Il secondo filone riguarda i furti aggravati, con particolare riferimento a due tentativi di assalto agli sportelli automatici con la cosiddetta “marmotta” tra maggio e giugno 2023, ai danni degli uffici postali di Belvedere Marittimo e Cetraro. In almeno uno dei due episodi viene richiamato un filmato di videosorveglianza utilizzato per ricostruire fasi e movimenti. Nel quadro compaiono inoltre ipotesi di ricettazione di auto e targhe, ritenute funzionali ad altri delitti, oltre alla detenzione di armi ed esplosivi indicati come strumentali ad azioni intimidatorie.
Il punto sull’inquadramento: “mafioso” contestato, ma con prudenza in cautelare
Sul piano dell’inquadramento, nella fase cautelare il gip distrettuale – pur riconoscendo, allo stato, la gravità delle condotte contestate e la disponibilità di armi ed esplosivi – aveva mantenuto una linea prudente, escludendo la sussistenza di una autonoma associazione mafiosa e riqualificando l’ipotesi associativa principale in una associazione per delinquere “semplice”, lasciando però in campo per singoli episodi la contestazione del metodo mafioso come aggravante, legata alle modalità intimidatorie. Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Maurizio Nucci, Giorgia Greco, Emilio Quintieri, Giuseppe Bruno, Marco Bianco, Cesare Badolato e Giancarlo Greco.