Processo contro la 'ndrangheta di Cosenza, si riparte da Montemurro e Pulicanò
di Antonio Alizzi
Da Carmine Cristini e Vincenzo De Rose a Giuseppe Montemurro e Mattia Pulicanò. Il processo Reset riprende oggi con l’esame dei due collaboratori di giustizia. Il primo era vicino al clan “Rango-zingari” di Cosenza, il secondo un ex spacciatore di Montalto e Lattarico che operava sul territorio per conto della cosca degli italiani. Fu tra i primi, ad esempio, a parlare del possibile attentato contro Antonio Abruzzese, alias “Strusciatappine”, poi mai concretizzatosi.
Nel passato di Montemurro c’è invece la gestione di un’agenzia di security a cui la Prefettura di Cosenza, dopo il blitz “Nuova Famiglia“, decise di revocare la licenza. Montemurro potrebbe svelare gli affari illeciti e le dinamiche di quel mondo visto che oggi sotto la lente d’ingrandimento della Dda di Catanzaro è finita la società di Giuseppe e Carmine Caputo.
L’agenzia di security gestita da Montemurro
Sempre di recente, la nostra testata aveva pubblicato alcune dichiarazioni di Montemurro relative ai servizi di sicurezza negli stadi di Cosenza e Crotone. «Ho gestito l’attività di buttafuori, nei locali pubblici di Cosenza e provincia, in nome e per conto della cosca confederata Lanzino-Cicero e delle successive famiglie di ‘ndrangheta che si sono succedute, nel corso degli anni. Ho iniziato personalmente i miei rapporti su Crotone dall’anno 2007, ma già sapevo che prima di me avevano rapporti nel Crotonese Giuseppe Fiore e Giuseppe Esposito, i quali avevano due ditte per i servizi di sicurezza nei locali ma nei fatti erano da considerarsi un’unica attività. Io ero entrato a far parte delle loro aziende, come responsabile, e fu per il loro tramite che iniziai a lavorare sul territorio di Crotone», aveva detto il pentito.
La nuova vita di Pulicanò
Sull’altro fronte, si registra l’uscita dal programma di protezione da parte di Mattia Pulicanò che, come spiegato in una lettera inviata mesi fa alla redazione di Cosenza Channel, ha cambiato vita. «Io sono fuoriuscito per mia volontà dal programma di protezione dal gennaio del 2023, essendo un soggetto reinserito nel contesto sociale dove vivo e avendo un’attività dal 2016, ciò non toglie che ho sempre presenziato a mie spese a tutte le udienze che mi riguardano salvo impegni personali o lavorativi» aveva spiegato il collaboratore nella missiva, sottolineando che non era sua intenzione sottrarsi all’esame nel processo “Bianco e nero”.
Processo “Reset”, rito ordinario: gli imputati
- Fabrizio Abate (difeso dall’avvocato Filippo Cinnante)
- Giovanni Abruzzese (difeso dagli avvocati Giorgia Greco e Antonio Quintieri)
- Fiore Abbruzzese detto “Ninuzzo” (difeso dagli avvocati Mariarosa Bugliari e Antonio Quintieri)
- Franco Abbruzzese detto “a Brezza” o “Il Cantante” (difeso dall’avvocato Antonio Quintieri)
- Rosaria Abbruzzese (difesa dagli avvocati Antonio Quintieri e Filippo Cinnante)
- Giovanni Aloise detto “mussu i ciuccio” (difeso dall’avvocato Gianpiero Calabese)
- Pierangelo Aloia (difeso dall’avvocato Giulio Tarsitano)
- Armando Antonucci detto il dottore (difeso dall’avvocato Enzo Belvedere)
- Rosina Arno (difesa dagli avvocati Luca Acciardi e Fiorella Bozzarello)
- Ariosto Artese (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Giorgio Misasi)
- Rosario Aurello (difeso dall’avvocato Ferruccio Mariani)
- Danilo Bartucci (difeso dall’avvocato Giuseppe Manna)
- Giuseppe Bartucci (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Nicola Carratelli) (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati)