Processo Overture, definitiva la sentenza della Cassazione per Raimondo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Sergio Raimondo, imputato nel processo “Overture”, confermando la condanna a sei anni di reclusione e 24mila euro di multa per traffico di droga. Il procedimento riguardava il filone processuale celebrato con rito abbreviato, mentre il giudizio ordinario attende ancora la decisione in appello.
Il verdetto della Cassazione
La Suprema Corte ha ritenuto infondate le argomentazioni della difesa, confermando l’impianto accusatorio e le valutazioni già espresse nei precedenti gradi di giudizio. In particolare, la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro aveva assolto Raimondo dall’accusa di associazione a delinquere per narcotraffico, ma aveva ribadito il suo ruolo attivo nel commercio di cocaina.
I punti contestati nel ricorso
Il ricorso di Raimondo si articolava in tre motivi principali: Riguardo all’interpretazione delle intercettazioni, la difesa ha sostenuto che le conversazioni captate non dimostrassero concretamente né la cessione di droga né il passaggio di denaro. Tuttavia, la Cassazione ha sottolineato che la Corte d’Appello aveva valutato con attenzione tutti gli elementi probatori, rilevando come Raimondo fosse un punto di riferimento per l’acquisto di cocaina. Le intercettazioni hanno evidenziato centinaia di contatti con Riccardo Gaglianese, confermando una fitta attività di spaccio.
Circa alla riqualificazione del reato in forma lieve, la difesa ha chiesto di applicare l’ipotesi di lieve entità prevista dall’articolo 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990. La Cassazione ha respinto la richiesta, evidenziando che Raimondo non fosse un semplice spacciatore occasionale, ma un vero e proprio fornitore di droga, con un ruolo organizzato e un numero significativo di cessioni.
Inoltre, l’entità della pena e il diniego delle attenuanti generiche. Raimondo ha contestato l’aumento della pena per la continuazione del reato e la mancata concessione delle attenuanti generiche. Anche su questo punto la Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello, sottolineando la gravità dei fatti e la costanza delle attività illecite nel tempo.
Con un’altra sentenza, la Cassazione aveva definito anche le posizioni di Emanuele Apuzzo e Alberto Novello.