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09/04/2026 ore 16.22
Cronaca

Recovery, torna “Micetto” in aula: focus sui rapporti tra “zingari” e italiani

Il collaboratore Celestino Abbruzzese ripercorre traffici, equilibri criminali e canali di approvvigionamento. Domani atteso Ivan Barone

di Antonio Alizzi
Nella foto il pentito Celestino Abbruzzese

Il ritorno in aula di Celestino Abbruzzese, alias «Micetto», ha segnato l’ultima udienza del processo “Recovery”, celebrata nell’aula della Corte d’Assise di Cosenza. Abbruzzese, oggi collaboratore di giustizia ed ex appartenente al gruppo Abbruzzese detto «Banana», ha ripercorso – dal suo punto di vista – i rapporti tra «zingari» e «italiani» sviluppatisi all’indomani dell’omicidio di Luca Bruni.

Il quadro, sullo sfondo, è quello della confederazione criminale contestata dalla Dda di Catanzaro nel procedimento “Reset”: una ricostruzione che ha già prodotto nel tempo esiti giudiziari definitivi per alcune posizioni apicali, tra cui quelle riferite a Francesco Patitucci e ad altri esponenti indicati come vertici o reggenti del gruppo degli «italiani», come Roberto Porcaro, Mario Renato Piromallo e Antonio Illuminato.

Nel corso dell’esame, Abbruzzese ha riferito che – secondo quanto da lui conosciuto – estorsioni e spaccio sarebbero stati gestiti da entrambi i gruppi, mentre l’eroina sarebbe rimasta, sempre nella sua ricostruzione, di esclusiva pertinenza degli «zingari». Il collaboratore ha parlato anche di pusher ritenuti inseriti nel contesto, descrivendo situazioni di debiti personali e di pressioni per il rientro delle somme: chi non saldava, ha riferito, sarebbe stato picchiato.

Abbruzzese ha poi accennato a canali di approvvigionamento esterni alla provincia, sostenendo di aver reperito droga anche dal Reggino e facendo riferimento a soggetti contigui a quell’area criminale, citando, in un passaggio, un soggetto deceduto ritenuto vicino alla cosca Pesce di Rosarno. Nella sua ricostruzione ha inoltre ribadito l’esistenza di rapporti tra «italiani» e «zingari» nello smercio di sostanze stupefacenti.

Sul piano delle questioni procedurali, i difensori Giorgia Greco e Cristian Cristiano hanno evidenziato che non sarebbe nella loro disponibilità l’album relativo al riconoscimento fotografico attribuito a Celestino Abbruzzese.

Nel corso della stessa udienza, la Dda di Catanzaro - rappresentata in aula dal pm antimafia Filomena Aliberti - ha riferito di aver ricevuto una relazione di servizio dei carabinieri: secondo quanto comunicato, Valentino De Francesco, imputato nel rito ordinario di “Recovery”, sarebbe stato sorpreso durante un controllo mentre ritirava una pizza consegnata a domicilio. Sulla base di tale segnalazione, la pubblica accusa ha avanzato richiesta di aggravamento della misura cautelare.

L’avvocato Cesare Badolato, tra i difensori di De Francesco, ha richiamato pronunce della Corte costituzionale sul tema della valutazione della condotta e della sua eventuale qualificazione come lieve o non significativa rispetto al quadro cautelare e ai reati contestati.

Infine, l’avvocato Fiorella Bozzarello ha chiesto l’acquisizione del periodo di carcerazione del proprio assistito Salvatore Ariello.

Il processo proseguirà domani, con l’udienza fissata per l’esame del collaboratore di giustizia Ivan Barone.