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22/07/2026 ore 14.37
Cronaca

Inchiesta Recovery, 51 condanne nel processo abbreviato: 26 anni a Francesco Patitucci | NOMI

Pene altissime inflitte dal gup di Catanzaro, in alcuni casi superiori a quelle richieste dalla Dda. Tante le assoluzioni. Tra queste Giannini e Capitano

di Antonio Alizzi
Nella foto i boss di 'ndrangheta Roberto Porcaro, Francesco Patitucci e Mario "Renato" Piromallo

Il gup del Tribunale di Catanzaro, Marinela Sculco, ha emesso la sentenza di primo grado del processo celebrato con rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Recovery”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Il procedimento riguarda la presunta organizzazione criminale indicata dagli investigatori come la cosca degli “italiani” di Cosenza, che secondo l’impostazione accusatoria sarebbe stata guidata da Francesco Patitucci. Il giudice ha pronunciato 51 condanne, oltre a una serie di assoluzioni e proscioglimenti. 

La pena più alta, pari a 26 anni di reclusione (in continuazione con la sentenza Reset), è stata inflitta a Francesco Patitucci. Condanne a 20 anni sono state disposte per Carlo Bruno, Michele Di Puppo, Antonio Illuminato (in continuazione con la sentenza Reset), Marco Lucanto, Filippo Meduri, Mario Renato Piromallo, Roberto Porcaro e Michele Rende.

Gianfranco Sganga è stato condannato a 19 anni, 7 mesi e 19 giorni, mentre Marco D’Alessandro ha riportato una pena di 18 anni, 2 mesi e 20 giorni, Danilo Turboli 18 anni, 5 mesi e 10 giorni.

Il gup ha inoltre condannato Manuel Esposito a 12 anni, 11 mesi e 10 giorni; Alessandro Meduri a 11 anni, 8 mesi e 20 giorni; Andrea D’Elia a 11 anni e 8 mesi; Pamela D’Ambrosio a 11 anni e 20 giorni; Massimiliano Lo Polito a 11 anni; Pierangelo Meduri e Salvatore Pati a 10 anni e 8 mesi. 

Vincenzo Caputo è stato condannato a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni. Pene di 9 anni, 4 mesi e 10 giorni sono state inflitte a Francesco Costantino De Luca e Simone Ferrise, mentre Ivan Montualdista ha riportato 9 anni e 4 mesi e Alberto Turboli 9 anni, 4 mesi e 20 giorni.

Antonio Bevilacqua è stato condannato a 8 anni, 10 mesi e 20 giorni. Paolo Elia ha riportato 7 anni e 6 mesi; Nadia Lo Polito 7 anni, 2 mesi e 20 giorni; Armando De Vuono e Francesco Strangio 7 anni, 1 mese e 10 giorni.

Salvatore La Cava è stato condannato a 6 anni e 6 mesi; Franco Scorza a 6 anni e 7 mesi; Francesco Greco, collaboratore di giustizia, a 5 anni, 6 mesi e 20 giorni; Cesare Quarta a 5 anni e 3 mesi; Christian Pati a 5 anni e 2 mesi; Cosimo Abbruzzese a 5 anni e 20 giorni.

Condanne inferiori ai cinque anni sono state disposte per Francesco La Cava, 4 anni e 6 mesi; Stefano Casole 4 anni, 5 mesi e 10 giorni; Augusto Cardamone, 4 anni, un mese e 10 giorni; Gaetano Bartone, 4 anni; Alessandro Mazzei, 3 anni; Mattia Namik Sposato e Luca Trotta, 2 anni e 8 mesi; Agnese Crocco e Manuel Prezioso, 2 anni e 2 mesi; Domenico Chimenti, 2 anni e 20 giorni; Giuseppe Provenzano, un anno e 13 giorni.

Dimitri Bruno, Simone De Marco e Luigi Antonio Garofalo sono stati condannati a 8 mesi; Pietro De Mari a 9 mesi; Antonio Sirangelo a 4 mesi.

Il giudice ha invece pronunciato assoluzioni o proscioglimenti nei confronti di Alessandro Morrone, Carmelo Silano, Giuseppe Bartolomeo, Filippo Occhiuzzo, Antonio Capitano, Vanessa De Vuono, Daniela Monaco, Francesco Grupillo, Michele Gedeone, Francesco Gentile, Claudio Giannini, Danilo Forte, Pasquale Germano, Aurelio Pittino, Leonardo Bevilacqua, Giuseppe Trimboli, Giuseppe Morrone, Rolando Liguori, Emanuele Apuzzo, Umberto Cacozza, Luigiia Capitano e Luigi Ricca.

Per Francesco Meduri è stata dichiarata la prescrizione per intervenuta morte dell’imputato.

Recovery, la genesi dell’inchiesta

L’inchiesta “Recovery” era stata presentata dalla Dda come una vasta indagine su una presunta associazione dedita al narcotraffico, attiva tra Cosenza, Rende, i comuni dell’area urbana, la Media Valle del Crati, Cetraro e alcune zone della Valle dell’Esaro.

Secondo la ricostruzione accusatoria, al vertice del sodalizio vi sarebbe stato Francesco Patitucci, affiancato, a vario titolo, da soggetti ritenuti dagli investigatori esponenti di rilievo della criminalità cosentina, tra i quali Antonio Illuminato, Michele Rende, Roberto Porcaro e Gianfranco Sganga.

Nel rito abbreviato erano coinvolti anche Michele Di Puppo e Mario Renato Piromallo, indicati dalla Dda ai vertici del clan Lanzino-Patitucci e ritenuti inseriti nel traffico di sostanze stupefacenti. Tra gli imputati figura inoltre Francesco Strangio, indicato dall’accusa come broker reggino e arrestato a Rose.

Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Filippo Cinnante, Gaetano Maria Bernaudo, Fiorella Bozzarello, Luca Acciardi, Marcello Manna, Gianluca Garritano, Giuseppe Malvasi, Mario Scarpelli, Francesco Chiaia, Giuseppe Manna, Matteo Cristiani, Alessandro Conforti, Antonio Quintieri, Maurizio Nucci, Rossana Cribari, Cristian Cristiano, Pasquale Marzocchi, Francesco Porto, Francesco Siciliano, Guido Siciliano, Sergio Sangiovanni, Franz Caruso, Gianpiero Calabrese, Giuseppe De Marco, Domenico Avolio, Roberta Provenzano, Cristian Bilotta, Antonella Baffa, Fabio Parise, Laura Gaetano, Cesare Badolato, Cesira Staffa, Francesco Garofalo, Enzo Belvedere, Michele Gigliotti, Giorgia Greco, Tanja Argirò, Pier Paolo Emanuele, Angelo Pugliese, Ugo Ledonne, Ernesto Gallo, Giuseppe Perri, Marco Bianco e Armando Sabato.

Processo Recovery, le condanne

Assoluzioni e proscioglimenti