Processo Reset, svolta nel rito abbreviato: 38 imputati verso il concordato
Parte dei condannati nel giudizio di primo grado sono orientati ad accedere a un accordo sulla pena secondo le regole della riforma Cartabia
È fissata per il prossimo 26 maggio l’udienza davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro nel processo con rito abbreviato della maxi inchiesta antimafia “Reset”, coordinata dalla Dda di Catanzaro. Il procedimento riguarda, secondo l’impostazione accusatoria, la confederazione mafiosa cosentina con al vertice Francesco Patitucci, indicato come capo della cosca degli “italiani”, già clan “Lanzino”. Per i magistrati Corrado Cubellotti e Vito Valerio, i gruppi operativi tra Cosenza, Rende e Roggiano Gravina avrebbero agito in modo coordinato, commettendo reati ritenuti funzionali ad agevolare l’associazione, nell’ambito di un presunto patto con gli “zingari” di Cosenza.
Nel primo giudizio celebrato in abbreviato sono arrivate condanne pesanti, ma anche numerose assoluzioni. Uno scenario simile, con esiti differenziati, si è registrato anche nel filone a rito ordinario, dove alcune assoluzioni hanno avuto particolare risonanza perché hanno riguardato anche ex amministratori pubblici, come Marcello Manna e Pino Munno, già sindaco e assessore di Rende.
La novità più rilevante, ora, riguarda il percorso procedurale in appello. Una parte consistente degli imputati del rito abbreviato, secondo quanto trapela, sarebbe orientata a concordare la pena in base alle regole introdotte nel 2022 con la riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), un meccanismo pensato per ridurre i tempi dei processi senza incidere sulle garanzie difensive. Ad oggi, sarebbero circa 38 i condannati in primo grado pronti a rinunciare al ricorso in Cassazione nell’ambito di questo percorso, tra cui – sempre secondo quanto emerge – anche soggetti indicati come apicali dalla pubblica accusa.
Sul punto, ricordiamo che Francesco Patitucci, Roberto Porcaro, Mario “Renato” Piromallo, Antonio Illuminato, Luigi Abbruzzese, Marco Abbruzzese e Nicola Abbruzzese hanno già rinunciato all’appello, beneficiando della riduzione di un sesto della pena prevista dalla normativa.
Il quadro che si profila, dunque, è quello di un appello destinato a chiudersi – per una parte rilevante degli imputati – attraverso accordi tra accusa e difese, che dovranno essere recepiti e formalizzati dal collegio giudicante. Per i restanti, invece, la linea resta quella del confronto pieno nel merito, con l’obiettivo di ottenere l’assoluzione.