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22/04/2026 ore 15.30
Cronaca

Processo Reset, il 15 giugno riparte in appello il rito ordinario | NOMI

Davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro tornano ottanta imputati della maxi inchiesta antimafia della Dda sulle cosche di Cosenza, Rende e Roggiano Gravina

di Antonio Alizzi

Il 15 giugno 2026 riparte a Catanzaro, davanti alla Corte d’Appello, il rito ordinario del processo Reset. Si tratta della maxi indagine antimafia della Dda sulle cosche di ’ndrangheta operanti tra Cosenza, Rende e Roggiano Gravina, così come delineato nell’impianto accusatorio costruito, sotto il profilo giuridico, dai pubblici ministeri Corrado Cubellotti e Vito Valerio (oggi in servizio alla Procura di Bari), che hanno sostenuto l’accusa nel processo di primo grado celebrato tra l’aula bunker di Lamezia Terme e quella di Castrovillari.

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Il presidente del collegio giudicante di secondo grado sarà il magistrato Alessandro Bravin. Gli imputati chiamati ad affrontare il secondo giudizio di merito sono ottanta, anche se alcuni – com’è noto – sono già stati assolti in primo grado. L’ufficio di procura ha infatti proposto impugnazione su diverse posizioni, tra cui quelle dell’ex sindaco di Rende Marcello Manna e dell’ex assessore rendese Pino Munno, dichiarati non colpevoli dell’accusa di voto di scambio politico-mafioso contestata in relazione alle elezioni comunali del 2019. I magistrati di Catanzaro intendono inoltre chiedere la riforma della sentenza di primo grado per alcuni imputati assolti dall’accusa di associazione mafiosa e, soprattutto, puntano a ottenere il riconoscimento dell’esistenza del presunto sodalizio criminale legato al “gaming”, ritenuto – nell’impostazione accusatoria – funzionale ad agevolare i clan cosentini.

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C’è anche il rovescio della medaglia. Molti imputati confidano di dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati dalla Dda di Catanzaro rispetto a imputazioni gravi, per le quali in primo grado sono arrivate condanne pesanti. Anche in questo caso il quadro comprende il 416 bis e reati come il concorso esterno in associazione mafiosa (tra gli altri, gli imprenditori Giuseppe Bartucci e Remo Florio), oltre a estorsione, usura e ulteriori contestazioni aggravate dal metodo o dall’agevolazione mafiosa.

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Luigi Berlingieri risulta, allo stato, l’unico collaboratore di giustizia del processo ordinario Reset. L’ex killer del clan degli “zingari” di Cosenza ha “saltato il fosso” qualche settimana dopo la sentenza di primo grado. La sua vicenda apre un interrogativo destinato a pesare sull’esito: si autoaccuserà di un reato – l’associazione mafiosa – per il quale è stato assolto dal tribunale collegiale di Cosenza? Sarà il processo a chiarirlo.

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