Rapina mafiosa del 2003 a Guardia Piemontese, non luogo a procedere per Alessio Ricco
La Dda di Catanzaro aveva invocato il rinvio a giudizio sostenendo che l’azione delittuosa fosse stata commessa per agevolare il gruppo Scornaienchi
Il gup del Tribunale di Catanzaro, Piero Agosteo, ha emesso sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Alessio Ricco, accusato di una rapina pluriaggravata commessa nel 2003 a Guardia Piemontese. La decisione è arrivata nel corso dell’udienza preliminare. Il giudice ha rilevato la prescrizione del reato, ritenendola maturata a prescindere dalla sussistenza dell’aggravante contestata. Secondo quanto emerso in udienza, il reato risultava già prescritto da circa tre anni.
Il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giulia Pantano, aveva insistito per il rinvio a giudizio. Ricco è difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Giuseppe Bruno.
La vicenda riguardava un episodio risalente al 17 gennaio 2003, quando un distributore di carburante di Guardia Piemontese, nell’alto Tirreno cosentino, era stato preso di mira da due persone. Secondo l’accusa, Ricco avrebbe agito insieme a un altro soggetto rimasto ignoto.
La rapina, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata commessa a mano armata ai danni del gestore dell’impianto. La persona offesa era stata minacciata con una pistola puntata alla fronte, scaraventata a terra e costretta a consegnare circa 900 euro, somma indicata come l’incasso della giornata. L’ipotesi della Procura distrettuale era quella di una rapina pluriaggravata, commessa con metodo mafioso e con finalità di agevolazione del gruppo ritenuto diretto da Giuseppe Scornaienchi.
Le indagini erano state condotte dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Paola, insieme alla Guardia di finanza, con personale del Nucleo Pef di Catanzaro e dello Scico di Roma. Nel corso degli accertamenti era stata valorizzata anche l’attività svolta all’epoca dall’Arma dei carabinieri.
Subito dopo i fatti, nel vicino comune di Acquappesa, era stata ritrovata l’autovettura che, secondo gli investigatori, era stata prima rubata e poi utilizzata per commettere la rapina. All’interno del mezzo era stato sequestrato un passamontagna.
Sul reperto il Ris di Messina aveva estratto un profilo genetico. Quel dato, conservato nel tempo, era stato successivamente ritenuto sovrapponibile al dna dell’indagato.
Sulla base di questi elementi, nell’ottobre 2025 era stata notificata a Ricco un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere. L’uomo era già detenuto nella casa circondariale di Catanzaro dopo essere stato catturato nello stesso periodo a seguito di una latitanza.
Nella fase delle indagini preliminari, la Procura aveva sostenuto che le modalità dell’azione fossero indicative del metodo mafioso, anche per la violenza usata nei confronti della vittima e per la finalità di acquisire parte dei proventi di un’attività economica.
All’esito dell’udienza preliminare, però, il gup ha dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione, chiudendo il procedimento senza rinvio a giudizio.