Recovery, retrodatazione della misura cautelare per Roberto Porcaro: ecco la decisione del Tribunale di Catanzaro
Accolta l’istanza della difesa: termini custodiali riportati ai fatti già emersi in Reset. Resta detenuto per altre condanne
Il giudice del Tribunale di Catanzaro, Marilena Sculco, ha accolto l’istanza difensiva proposta nei mesi scorsi dagli avvocati Cesira Staffa e Valentina Moretti nell’interesse di Roberto Porcaro, già “reggente” della cosca di ‘ndrangheta degli italiani, disponendo la retrodatazione della misura cautelare in carcere con riferimento a tutti i capi d’accusa contestati nel procedimento denominato “Recovery” ma fondati su fatti, condotte ed elementi investigativi già maturati nell’ambito della precedente indagine “Reset”.
Il provvedimento interviene sulla richiesta formulata dalla difesa con cui era stata sollecitata la declaratoria di perdita di efficacia della misura cautelare, sul presupposto che il materiale probatorio posto a base del nuovo titolo custodiale fosse già nella disponibilità dell’ufficio di Procura antimafia di Catanzaro al momento dell’emissione della prima ordinanza cautelare eseguita nel settembre 2022 nel procedimento “Reset”.
Secondo la ricostruzione difensiva, le contestazioni mosse nel fascicolo “Recovery” — tra cui l’ipotesi associativa in materia di stupefacenti aggravata dall’agevolazione mafiosa, i reati estorsivi e diversi reati-fine in violazione della normativa sugli stupefacenti — risultano sorrette da intercettazioni, verbali di trascrizione e dichiarazioni di collaboratori di giustizia già confluiti nelle piattaforme investigative dei procedimenti “Reset” e “Terra bruciata”, con informative conclusive depositate in epoca antecedente all’emissione del decreto che disponeva il giudizio nel primo maxi-procedimento.
Il giudice ha ritenuto fondata la prospettazione difensiva, evidenziando la sussistenza del presupposto richiesto dalla norma: gli elementi indiziari relativi ai capi contestati in “Recovery” erano già acquisiti e utilizzabili al momento della prima ordinanza cautelare. Da qui la decisione di applicare la retrodatazione dei termini custodiali a tutti i capi interessati dalla coincidenza temporale e probatoria con il procedimento “Reset”.
Porcaro tuttavia rimane in carcere per le precedenti condanne avute a “Crypto” e “Reset”, processi in cui la misura cautelare della custodia in carcere è ancora in vigore, nonché per il processo Testa di Serpente, dove la condanna è ormai definitiva. Porcaro a Recovery è difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Sergio Rotundo.