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13/05/2026 ore 16.13
Cronaca

Reddito di cittadinanza, assolta Luigina Bevilacqua: omise di dichiarare il figlio detenuto

Il Tribunale ha accolto le tesi della difesa, valorizzando il profilo personale dell’imputata e l’esiguità del danno

di Redazione
La sede del Tribunale di Cosenza

Una comunicazione mancata, un beneficio economico contestato e una vicenda giudiziaria chiusa con l’assoluzione. Il Tribunale ha assolto Luigina Bevilacqua, anziana finita a processo con l’accusa di aver percepito indebitamente il Reddito di cittadinanza per non aver dichiarato la condizione detentiva del figlio.

Il procedimento ruotava attorno a un’omissione che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe inciso sul diritto al sussidio o sulla sua corretta quantificazione. La difesa, però, ha sostenuto l’assenza di una reale volontà fraudolenta, valorizzando il profilo personale e sociale della donna, la sua età avanzata, la difficoltà nel districarsi tra adempimenti burocratici e l’entità contenuta del danno contestato.

L’udienza del 12 maggio e la linea della difesa

Nel corso dell’udienza celebrata il 12 maggio 2026, il dibattimento si è concentrato soprattutto sulla sussistenza dell’elemento soggettivo, cioè sulla reale intenzione della donna di raggirare lo Stato.

Luigina Bevilacqua era assistita dall’avvocato Cesare Badolato. In aula, la discussione è stata svolta dal sostituto processuale, l’avvocato Francesco Lanzino, che ha insistito su un punto centrale: la mancata comunicazione non sarebbe stata il frutto di un disegno truffaldino, ma di una limitata capacità di comprendere e gestire procedure amministrative complesse.

La difesa ha richiamato l’età avanzata dell’imputata e la sua scarsa familiarità con adempimenti telematici, moduli e comunicazioni obbligatorie richieste dagli enti previdenziali. Un quadro personale che, secondo i legali, doveva essere valutato insieme alla modesta entità economica del danno.

La mancata comunicazione sul figlio detenuto

Al centro del processo c’era l’omessa dichiarazione della condizione detentiva del figlio della donna. Una circostanza rilevante ai fini del Reddito di cittadinanza e che, in base alla normativa, avrebbe potuto determinare la revoca o la riduzione del beneficio.

La tesi difensiva ha però puntato a distinguere l’irregolarità formale dall’intenzione di commettere una frode. Secondo gli avvocati, la signora Bevilacqua non avrebbe avuto piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche della mancata comunicazione, né avrebbe agito con il dolo necessario per integrare una responsabilità penale.

In questa prospettiva, il caso è stato ricondotto alla condizione di fragilità di una persona anziana alle prese con regole amministrative non sempre facilmente accessibili, soprattutto per chi non ha dimestichezza con strumenti digitali e procedure previdenziali.

L’assoluzione e la soddisfazione dei legali

Il giudice ha accolto le istanze della difesa e ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di Luigina Bevilacqua. Una decisione che chiude la vicenda giudiziaria e riconosce la fondatezza delle argomentazioni portate in aula dai legali.

Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Cesare Badolato e Francesco Lanzino, che hanno sostenuto l’insussistenza di una volontà fraudolenta e la necessità di leggere il fatto dentro il contesto personale dell’imputata.