Referendum e decreto sicurezza, Le Pera attacca: «Nessun vantaggio per il No. Il trattenimento senza giudice è uno strappo costituzionale»
Il presidente della Camera penale di Cosenza critica la modifica del quesito da parte della Cassazione e l’ultimo decreto sicurezza: «Si rompe l’equilibrio tra garanzie e repressione»
Dopo poche ore dalla modifica, da parte della Corte di Cassazione, del quesito referendario — intervento che, secondo alcuni, potrebbe incidere sull’imminente consultazione elettorale — e dall’approvazione dell’ennesimo decreto sicurezza del Governo, che introduce una forma di trattenimento preventivo, abbiamo raggiunto il presidente della Camera penale di Cosenza, l’avvocato Roberto Le Pera, per un commento sulle novità.
«Non vediamo alcuna ragione di esultanza da parte dei Comitati del No per l’intervento della Cassazione», afferma perentorio Le Pera. «La Corte si è limitata a integrare il quesito referendario con il riferimento agli articoli della Costituzione interessati dalla modifica».
Nessun elemento favorevole, dunque, secondo il presidente della Camera penale. «Anzi — chiarisce — è vero il contrario: l’intervento è del tutto sfavorevole ai Comitati del No». La modifica, a suo giudizio, non avrebbe inciso sulla sostanza del quesito e rappresenterebbe «il fallimento del tentativo di ottenere un rinvio della consultazione referendaria», che il Consiglio dei Ministri — dopo aver consultato il Presidente della Repubblica — ha confermato nelle date del 22 e 23 marzo.
Le Pera esprime tuttavia «sconcerto» per quanto emerso in queste ore. «In uno Stato di diritto, in cui la Corte di Cassazione è l’organo supremo deputato a garantire l’esatta osservanza della legge, sorprende quanto rivelato dall’onorevole Enrico Costa: che un magistrato, presidente titolare di sezione della Corte di Cassazione, pubblicamente schierato per il No alla separazione delle carriere, abbia fatto parte dell’Ufficio Centrale per il Referendum che ha deciso sull’integrazione del quesito».
Da qui la chiosa, dal tono amaro: «Come nel Marchese del Grillo di Monicelli: “Io so’ io, e voi…”».
Altro capitolo è quello del nuovo decreto sicurezza. «In attesa di uno studio più approfondito dei quasi cinquanta articoli di cui si compone — osserva Le Pera — colpisce in particolare quella che appare come una forma di arresto preventivo: un trattenimento speciale della polizia giudiziaria fino a dodici ore, senza controllo giurisdizionale immediato».
Secondo il presidente della Camera penale, si tratterebbe di «una privazione di fatto della libertà personale ad opera di ufficiali e agenti di polizia per ragioni potenzialmente molto ampie», con il rischio di introdurre nel sistema una pericolosa logica di “pregiudizio”. «Dopo l’estensione delle presunzioni nelle misure di prevenzione, si compie un ulteriore salto nel vuoto sul terreno delle garanzie».
Le Pera sottolinea che il trattenimento potrebbe essere disposto «senza l’immediato controllo di un giudice», essendo previsto un vaglio da parte del pubblico ministero, «che non è un giudice terzo», e comunque con tempi che potrebbero rendere la verifica solo successiva e non contestuale alla compressione della libertà.
«Si tratta di un punto di rottura nell’equilibrio delicato tra sicurezza e garanzie costituzionali», conclude il presidente della Camera penale di Cosenza, lanciando un appello all’avvocatura territoriale, istituzionale e associativa per «una mobilitazione congiunta, attraverso forme di protesta democratiche ma ferme e significative».