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27/07/2026 ore 15.04
Cronaca

Rossano, agente della Penitenziaria aggredito: sette punti di sutura, esplode l'allarme

Un detenuto ha colpito un poliziotto all'arcata sopracciliare, provocandogli una profonda ferita che ha richiesto sette punti di sutura. Per l'agente i medici hanno disposto una prognosi di dieci giorni.

di Matteo Lauria

Un'altra aggressione ai danni di un agente della Polizia Penitenziaria riaccende i riflettori sulla drammatica situazione delle carceri italiane. Questa volta è accaduto nella casa circondariale di Rossano, dove un detenuto ha colpito un poliziotto all'arcata sopracciliare, provocandogli una profonda ferita che ha richiesto sette punti di sutura. Per l'agente i medici hanno disposto una prognosi di dieci giorni.

L'episodio rappresenta l'ennesimo campanello d'allarme in un sistema penitenziario che, secondo il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), sta ormai vivendo una vera e propria emergenza sul fronte della sicurezza.

«La situazione nelle carceri è sempre più grave, a causa di una popolazione detenuta che non rispetta le regole perché convinta di poter fare ciò che vuole», denunciano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Ciccone, segretario nazionale del sindacato.

Per il Sappe non si tratta più di episodi isolati, ma della conseguenza di un sistema che rischia di perdere definitivamente il controllo degli istituti penitenziari. Da qui la richiesta al Governo di mettere in campo un piano straordinario capace di restituire legalità e sicurezza alle carceri italiane.

Tra le priorità indicate dal sindacato c'è l'assunzione immediata di nuovo personale. Secondo il Sappe servono almeno cinquemila agenti in più nell'arco dei prossimi due anni per colmare una carenza di organico che rende sempre più difficile garantire l'ordine all'interno degli istituti.

Il sindacato propone inoltre di suddividere le carceri, su base regionale, in strutture di massima sicurezza, media sicurezza e custodia attenuata, così da isolare i detenuti più violenti e quelli responsabili delle continue criticità. Tra le richieste figurano anche la schermatura degli istituti per impedire l'utilizzo dei telefoni cellulari introdotti illegalmente, il ricorso più esteso alle misure alternative alla detenzione e al braccialetto elettronico per ridurre il sovraffollamento, oltre al trasferimento dei detenuti con gravi problemi psichiatrici e dei tossicodipendenti in strutture adeguate.

I numeri, secondo il Sappe, parlano da soli: nelle carceri italiane sono oggi presenti oltre 65 mila detenuti, circa 15 mila in più rispetto alla capienza regolamentare. Un sovraffollamento che, unito alla cronica carenza di personale, continua a trasformare ogni turno di servizio in una sfida ad alto rischio per gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria.