Schiavonea, notte di paura: coppia chiusa in casa dopo l’assalto di sconosciuti armati. Il racconto della vittima
La donna svela i retroscena, dall’occupazione dell’abitazione, alla devastazione trovata e il ritorno notturno con minacce e spranghe
La paura entra in casa e non se ne va più. A Schiavonea una coppia si è ritrovata ostaggio nella propria abitazione dopo una serie di episodi che hanno trasformato una normale discesa dalla Capitale in un incubo durato giorni. Tutto comincia con una segnalazione apparentemente banale. Un amico avvisa i proprietari che, a causa del vento forte e della mareggiata, alcune veneziane dell’appartamento risultano abbassate in modo anomalo. Il timore è che possano staccarsi e colpire qualcuno. La coppia programma di scendere nel fine settimana. Prima della partenza arriva una telefonata inattesa. Un’inquilina del palazzo riferisce di aver visto persone all’interno dell’abitazione. Il sospetto è immediato: qualcuno potrebbe essersi introdotto senza autorizzazione. Vengono allertati i carabinieri che effettuano un primo controllo. Poco dopo, mentre i proprietari sono ancora in viaggio, la stessa inquilina conferma che quelle persone sono ancora lì e si muovono tra le stanze. Le forze dell’ordine tornano sul posto nel tardo pomeriggio. Dopo un po’ gli sconosciuti si allontanano. Quando la coppia arriva, entra in casa insieme ai carabinieri. Quello che si presenta davanti agli occhi è una scena devastante.
Il racconto della vittima
La signora racconta: «In casa era tutto distrutto. Fuliggine nera sui mobili, un odore insopportabile, coltelli ovunque. In una stanza dormivano in quattro, in un’altra in tre. L’ho capito dai cuscini e dalle coperte. C’era sangue, urina, vomito. Avevano fatto di tutto. Non erano neppure riusciti ad aprire l’acqua e avevano usato il bagno così». Nei giorni successivi i proprietari tentano di ripulire l’appartamento con mezzi di fortuna, indossando tute protettive e guanti, raccogliendo i rifiuti in sacchi lasciati sul pianerottolo. Ma la situazione degenera nella notte. È allora che avviene l’episodio più grave, quello che segna definitivamente la vicenda.
La donna racconta:
«Verso le quattro abbiamo sentito un tonfo. Saltavano da una terrazza all’altra come gatti. Sono entrati da una finestrella e hanno cominciato a colpire per rientrare. Noi eravamo davanti alla finestra, faccia a faccia. Uno passeggiava incappucciato, l’altro urlava: “Apri, voglio entrare”. Io dicevo: “Questa è casa mia”. Lui rispondeva: “Ti ammazzo”. Infilava tra le persiane una spranga di ferro lunga almeno settanta centimetri». Mentre il marito cerca di distrarre l’uomo, la signora chiama il numero di emergenza. Rimane al telefono per tutta la durata dell’aggressione, tra urla, minacce e colpi contro l’abitazione. «Avevo una paura terribile», continua. «Diceva che voleva la droga, che quella era casa sua. Io gli urlavo che non aveva diritto di entrare. È durata tantissimo. Quando è arrivata la volante, sono scappati».
La richiesta allo Stato
La scena si ripete più volte nella stessa notte, alle quattro, alle cinque e alle sei del mattino. Sempre lo stesso copione: salti tra i terrazzi, tentativi di forzare l’ingresso, minacce. All’alba la coppia è distrutta. La decisione è inevitabile: rivolgersi a una società di vigilanza privata. Da quel momento una guardia giurata presidia l’abitazione ogni notte, dalle otto di sera alle otto del mattino. La richiesta dei proprietari è chiara e diretta. «Chiediamo di essere tutelati. Abbiamo fatto sacrifici per avere una casa e in un attimo non sei più padrone di nulla. Nessuno ti protegge. Almeno controlli, presenza, sicurezza». Una storia che lascia aperti interrogativi pesanti sul tema della tutela dei cittadini e sulla sicurezza delle abitazioni, soprattutto nei periodi in cui restano vuote.