Sentenza del processo Reset prima delle festività di Natale, c'è la data
di Antonio Alizzi
Gli imputati del processo Reset, rito abbreviato, conosceranno il proprio destino prima delle festività di Natale. La sentenza di primo grado sarà emessa il 19 dicembre 2024 dal giudice Fabiana Giacchetti che in tutti questi mesi ha coordinato i lavori processuali non senza problemi di carattere organizzativo. Ma alla fine, la nave sta ritornando in porto. Perché il primo verdetto di merito sarà letto nell’aula bunker di Lamezia Terme, sede processuale in cui tutto è iniziato.
Nella struttura della Fondazione Terina, concessa dalla Regione Calabria al ministero della Giustizia per celebrare i maxi processi della Distrettuale di Catanzaro, è stata svolta l’udienza preliminare mentre oggi si tiene il processo ordinario presieduto dal presidente Carmen Ciarcia. Chiuse le discussioni difensive, si procede ora verso l’ultimo miglio.
Il rinvio dell’udienza è stato di oltre due mesi. Ciò significa una cosa molto importante. Dal punto di vista formale, la Camera di Consiglio inizierà quel giorno ma senza dubbio le riflessioni del giudice Fabiana Giacchetti sono già iniziate. Il quadro processuale è tutto sul tavolo del magistrato che ha sentito sia l’accusa – i colleghi Vito Valerio e Corrado Cubellotti – che le difese. Decine di avvocati che in fatto e in diritto hanno tentato di ribaltare l’assunto accusatorio della Dda di Catanzaro.
La linea difensiva, sia per il gruppo degli italiani che per quello degli “zingari“, è stata incentrata sulla confederazione mafiosa, contestata dai pm antimafia. Per i penalisti degli imputati che avrebbero avuto ruoli apicali nell’indagine Reset, non esisterebbe alcun accordo illecito tra i due clan, dove ognuno compiva reati per conto proprio al fine di agevolare la propria aggregazione mafiosa.
I pentiti, allo stato degli atti presenti nel fascicolo, hanno confermato il quadro indiziario messo nero su bianco da forze dell’ordine e magistrati, evidenziando l’esistenza di una “bacinella unica” dove sarebbero confluiti i proventi illeciti del traffico di droga, delle estorsioni e dell’usura, al fine di pagare le spese legali e di provvedere al sostentamento dei detenuti. Se sarà così o meno, lo scopriremo il 19 dicembre. Una giornata senza dubbio storica per la ‘ndrangheta di Cosenza.
Processo abbreviato “Reset”, le richieste della Dda
- Antonio Abbruzzese (classe 1975), difeso dagli avvocati Giorgia Greco e Cesare Badolato CHIESTI 7 anni e 6 mesi
- Antonio Abruzzese alias Strusciatappine, difeso dall’avvocato Mariarosa Bugliari CHIESTI 14 anni
- Antonio Abbruzzese (classe 1984) difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Filippo Cinnante) CHIESTI 20 anni
- Celestino Abbruzzese, difeso dall’avvocato Simona Celebre CHIESTI 6 anni
- Fioravante Abbruzzese, difeso dall’avvocato Cesare Badolato CHIESTI 14 anni
- Francesco Abbruzzese, difeso dall’avvocato Antonio Quintieri CHIESTI 12 anni
- Luigi Abbruzzese, difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Antonio Sanvito CHIESTI 20 anni
- Marco Abbruzzese, difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Antonio Sanvito CHIESTI 20 anni
- Nicola Abbruzzese, difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Antonio Sanvito CHIESTI 20 anni
- Rocco Abbruzzese, difeso dall’avvocato Mariarosa Bugliari CHIESTI 12 anni
- Saverio Abbruzzese, difeso dagli avvocati Antonio Quintieri e Matteo Cristiani CHIESTI 10 anni e 8 mesi
- Gianluca Alimena, difeso dall’avvocato Emiliano Iaquinta CHIESTI 2 anni
- Claudio Alushi, difeso dall’avvocato Angelo Nicotera CHIESTI 18 anni
- Salvatore Ariello, difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello CHIESTI 20 anni
- Luigi Avolio, difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Raffaele Brescia CHIESTI 10 anni e 8 mesi
- Ivan Barone, difeso dall’avvocato Rosa Pandalone CHIESTI 8 anni
- Giuseppe Belmonte, difeso dagli avvocati Filippo Cinnante e Gaetano Maria Bernaudo CHIESTI 8 anni e 2 mesi (clicca su avanti per leggere i nomi degli imputati del processo abbreviato di “Reset”)