Piazza Bilotti, condanne e assoluzioni: Tucci e Alvaro colpevoli, Mario Occhiuto assolto
Il Tribunale di Cosenza chiude il primo grado sul cantiere: pene per due imputati sui capi 3 e 5, prescrizioni e assoluzioni sugli altri capi
Il Tribunale di Cosenza ha messo la parola fine, in primo grado, al processo sul cantiere di Piazza Carlo F. Bilotti e sul parcheggio multipiano interrato: con il dispositivo letto in udienza, i giudici hanno pronunciato due condanne, diverse assoluzioni e alcune dichiarazioni di non doversi procedere per prescrizione, fissando in 60 giorni il deposito delle motivazioni.
La decisione riguarda una vicenda complessa, costruita su più capi d’imputazione legati, secondo l’impostazione accusatoria della Dda di Catanzaro, a presunti falsi e a condotte contestate per “accelerare” passaggi amministrativi e tecnici connessi ai lavori e agli eventi pubblici.
Nel dettaglio, il Tribunale ha ritenuto Francesco Tucci responsabile dei reati contestati ai capi 3 e 5, condannandolo a 4 anni e 6 mesi di reclusione. È stato invece ritenuto responsabile del capo 3 Antonino Alvaro, condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Per entrambi, oltre alle spese processuali, è stata applicata l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.
Sul resto dell’impianto accusatorio, però, il dispositivo segna un ridimensionamento: il Tribunale ha assolto Mario Occhiuto (difeso dall’avvocato Nicola Carratelli), Francesco Tucci, Giorgio Ottavio Barbieri e Gianluca Guarnaccia e Carlo Pecoraro (difeso dall’avvocato Franco Locco) dai capi 1 e 2 «perché il fatto non sussiste». E ha assolto Paola Tucci, Mario Occhiuto e Francesco Converso dai capi 3 e 4 «per non aver commesso il fatto». Infine, Occhiuto, Tucci, Converso, Guarnaccia, Francesco Stellato, Raffaella Angotti (per la quale erano stati chiesti sei anni di carcere, difesa dagli avvocati Vincenzo Adamo e Anna Marziano), Carlo Vernetti e Alvaro sono stati assolti dai capi 6 e 7 «perché il fatto non sussiste».
Non solo. Il Tribunale ha dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Tucci e Alvaro in relazione al capo 4; e di Raffaele Antonio Ferraro e Pasquale Torchia per il capo 8, anche qui per prescrizione.
Piazza Bilotti, le contestazioni
Le contestazioni – come formulate in imputazione – ricostruivano scenari diversi. Il capo 1 contestava, tra gli altri a Occhiuto, Tucci, Barbieri e Guarnaccia, un presunto falso in una nota diretta alla Regione Calabria sul POR FESR 2007-2013, in cui – secondo l’accusa – sarebbero state omesse informazioni sul reale stato di avanzamento dei lavori, con l’obiettivo di ottenere il finanziamento per opere complementari. Per Barbieri veniva inoltre contestata l’aggravante di cui all’art. 416 bis.1 c.p. (ex art. 7), ritenendo l’azione finalizzata ad agevolare la cosca “Muto”. Su questo punto, però, la sentenza registra l’assoluzione «perché il fatto non sussiste».
Il capo 2 contestava a Occhiuto, Pecoraro e Tucci la turbativa d’asta (art. 353-bis) legata, secondo l’impostazione accusatoria, a un affidamento sotto soglia per un incarico professionale da 39 mila euro relativo a corso Mazzini. Anche questo capo è stato definito con assoluzione «perché il fatto non sussiste».
La parte che regge, invece, è quella del capo 3, sul quale arrivano le condanne di Tucci e Alvaro. Qui l’accusa collocava la condotta nel contesto dell’inaugurazione fissata per il 17 dicembre 2016 e contestava l’attestazione del deposito della relazione a struttura ultimata con allegati, includendo anche la prova di serraggio dei bulloni. Nel testo dell’imputazione si richiamava la frase: «I collegamenti bullonati sono stati oggetto di prove di serraggio effettuate in cantiere e oggetto di un verbale riportato nell’allegato I», sostenendo che, a quella data, l’opera non fosse strutturalmente completata e che la prova sarebbe stata effettuata solo successivamente. Per questo capo, però, il Tribunale ha assolto Occhiuto, Tucci Paola e Converso «per non aver commesso il fatto», mentre ha condannato Tucci e Alvaro.
Il capo 4, relativo all’utilizzo della piazza prima del certificato di collaudo, si chiude con una doppia linea: assoluzione per alcuni imputati («per non aver commesso il fatto») e prescrizione per Tucci e Alvaro, con conseguente “non doversi procedere”.
Infine, i capi 6 e 7 riguardavano – secondo l’impostazione accusatoria – presunte falsificazioni e attestazioni non veritiere su controlli e collaudo delle travi nell’area museale, in una finestra temporale legata anche agli eventi di fine anno. Qui il Tribunale ha pronunciato l’assoluzione piena «perché il fatto non sussiste» per tutti gli imputati coinvolti in questi capi.
Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Franco Locco, Francesco Gelsomino, Nicola Rendace, Franco Sammarco, Vincenzo Adamo, Nicola Carratelli, Anna Marziano, Pierpaolo Principato, Marco Facciolla, Gregorio Barba, Paolo Sammarco, Andrea Abbagnano, Massimo Zicarelli e Anna Spada.