La sentenza Recovery conferma: narcotraffico principale fonte illecita dei clan di Cosenza. E la cosca Sganga non esiste
Condanne pesanti per boss e presunti gregari. Le pene inflitte a Patitucci, Porcaro, Piromallo e Illuminato hanno un valore processuale per il riconoscimento della continuazione con la maxi inchiesta antimafia Reset
La sentenza di primo grado del processo abbreviato nato dall’inchiesta antimafia “Recovery” conferma, nell’impianto centrale, l’ipotesi accusatoria relativa all’esistenza di un’associazione dedita al narcotraffico operante nell’area cosentina.
Il gup del Tribunale di Catanzaro, Marinela Sculco, ha pronunciato numerose condanne, alcune particolarmente elevate, nel procedimento coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il giudizio si è concluso anche con 23 assoluzioni o proscioglimenti.
La pena più alta, pari a 26 anni, è stata inflitta a Francesco Patitucci, indicato dagli investigatori come il vertice della cosiddetta cosca degli “italiani” di Cosenza. Il giudice ha disposto condanne a 20 anni nei confronti di Carlo Bruno, Michele Di Puppo, Antonio Illuminato, Marco Lucanto, Filippo Meduri, Mario Renato Piromallo, Roberto Porcaro e Michele Rende.
Gianfranco Sganga è stato condannato a 19 anni, 7 mesi e 19 giorni. Danilo Turboli ha riportato 18 anni, 5 mesi e 10 giorni, mentre Marco D’Alessandro è stato condannato a 18 anni, 2 mesi e 20 giorni.
Narcotraffico da Cosenza a Cetraro
Secondo la ricostruzione della Dda, il gruppo avrebbe operato tra Cosenza, Rende, i comuni dell’area urbana, la Media Valle del Crati, Cetraro e alcune zone della Valle dell’Esaro. Il traffico di droga è stato indicato dagli inquirenti come una delle principali fonti di finanziamento illecito delle cosche confederate cosentine, secondo un quadro investigativo già emerso in procedimenti quali “Reset”, “Testa di Serpente”, “Job Center”, “Apocalisse”, “Overture”, “Nuova Famiglia” e “Valle dell’Esaro”.
Continuazione con “Reset”
Uno degli aspetti più significativi della decisione riguarda il riconoscimento della continuazione con le condanne definitive già pronunciate nel processo “Reset”. Tale valutazione ha interessato Francesco Patitucci, Mario Renato Piromallo, Roberto Porcaro e Antonio Illuminato.
La sentenza appare inoltre particolarmente rigorosa nella determinazione degli aumenti di pena applicati nell’ambito della continuazione tra reati contestati nel medesimo procedimento penale.
No all’associazione mafiosa Sganga
Diversa è stata la conclusione raggiunta sull’associazione mafiosa contestata a Gianfranco Sganga. Il gup non ha riconosciuto tale imputazione, già esclusa nel precedente processo “Overture”.