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15/08/2026 ore 18.00
Cronaca

Sibaritide, l'escalation della paura: lo Stato rafforzi la sua presenza sul territorio

Dal dramma di Amendolara ai roghi e alle intimidazioni: cresce la richiesta di sicurezza e di una presenza più visibile dello Stato

di Matteo Lauria

Il dramma di Amendolara, con tre persone rimaste uccise nel rogo, rappresenta il punto più doloroso di una stagione che impone una riflessione profonda sulla sicurezza nella Sibaritide. Una riflessione che va ben oltre il singolo episodio e che investe un territorio vastissimo, complesso, attraversato negli ultimi tempi da una sequenza di fatti di cronaca che alimentano inquietudine e interrogativi.

Corigliano-Rossano e l'intera Piana di Sibari sembrano, purtroppo, non farsi mancare nulla: intimidazioni, incendi, attività estorsive, segnali che riportano al fenomeno del pizzo, spaccio di droga, risse, pestaggi, rapine e furti. Fenomeni diversi tra loro, che sarebbe sbagliato ricondurre automaticamente a un'unica matrice criminale, ma che messi uno accanto all'altro restituiscono comunque l'immagine di un territorio sul quale occorre mantenere altissima l'attenzione.

Solo negli ultimi giorni tre automobili sono state distrutte in due incendi a Schiavonea e Apollinara. A Schiavonea le fiamme, sviluppatesi nel parcheggio davanti all'abitazione di un imprenditore agricolo, hanno interessato due vetture e provocato danni anche all'edificio.

Sempre sul lungomare di Schiavonea, un altro episodio particolarmente pesante ha interessato la Italiana Gas S.r.l., azienda impegnata nei lavori per il convogliamento delle acque bianche: un'azione vandalica e intimidatoria ha distrutto la flotta dei mezzi operativi dell'impresa. Un colpo non soltanto al patrimonio aziendale, ma alla libertà di lavorare e realizzare opere pubbliche senza subire condizionamenti e minacce. Sul caso indagano i Carabinieri e la Procura di Castrovillari.
 

A Sibari, poi, circa cento giovani piante di agrumi sono state tagliate durante la notte con un'accetta nell'azienda agricola dei fratelli Federico. Anche in questo caso sono in corso le indagini per individuare responsabili, eventuali mandanti e movente. È una successione che riporta inevitabilmente al tema della presenza dello Stato. Da tempo, nel territorio, viene invocato anche l'impiego dell'Esercito a supporto delle forze dell'ordine, non in loro sostituzione ma come rafforzamento di un dispositivo chiamato a controllare un'area enorme e particolarmente difficile.

L'esempio richiamato è quello dei cantieri della Roseto-Sibari, dove la presenza dei militari ha rappresentato un segnale visibile dello Stato e ha contribuito a creare condizioni di maggiore tutela attorno alle imprese impegnate nei lavori. È proprio un segnale di questa natura che oggi viene auspicato per la Sibaritide: una presenza riconoscibile, continuativa, capace anche simbolicamente di far percepire che lo Stato presidia il territorio.

Questo senza disconoscere il lavoro quotidiano di Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza e delle altre articolazioni dello Stato. Anzi. In numerose occasioni le attività investigative hanno consentito di individuare in tempi relativamente brevi i presunti responsabili di reati e di fornire risposte concrete.

Il problema, però, non riguarda soltanto ciò che accade e diventa cronaca. Riguarda soprattutto la prevenzione e quel sommerso che difficilmente finisce nelle denunce: pressioni, paure, condizionamenti, richieste estorsive eventualmente taciute e intimidazioni che possono non emergere.

Ed è forse proprio su questo terreno che si gioca la partita più difficile. Reprimere il reato è fondamentale. Impedire che venga commesso, spezzare il clima che lo rende possibile e convincere cittadini e imprenditori che denunciare significa avere lo Stato accanto è ancora più importante. La Sibaritide chiede questo: non militarizzazione, ma più Stato. E una presenza che si veda prima che accada il prossimo fatto di cronaca.