Processo Reset, il “sistema” dello stupefacente e il divieto del sottobanco
Il Tribunale di Cosenza ricostruisce il meccanismo interno del gruppo Abbruzzese: esclusività sulle droghe, divieti e punizioni
Un secondo profilo tematico analizzato dal Tribunale di Cosenza, relativamente al gruppo Abbruzzese “Banana”, riguarda il meccanismo di gestione del traffico di stupefacenti e le regole interne che disciplinavano l’attività di spaccio, descritte dai collaboratori come un vero e proprio “sistema”.
Secondo le dichiarazioni convergenti, il narcotraffico a Cosenza sarebbe stato regolato da accordi tra diversi gruppi criminali, con una ripartizione delle competenze sulle sostanze. In particolare, Celestino Abbruzzese “Micetto” riferisce che «gli “Zingari” avevano l’esclusiva sullo spaccio di eroina e gli Italiani sullo spaccio delle altre sostanze».
Elemento centrale del sistema era il divieto assoluto di rifornirsi di droga al di fuori dei canali autorizzati dall’organizzazione, condotta indicata come “sottobanco”. La violazione di tale regola comportava conseguenze immediate.
Sempre secondo Abbruzzese, conosciuto anche come “Claudio”, chi faceva sottobanco «veniva, poi, malmenato e costretto a pagare una somma corrispondente simbolicamente alla merce non venduta dal “sistema”».
Dal 2015, le somme così recuperate confluivano in una cassa comune, definita «“bacinella” gestita da Roberto Porcaro per gli italiani e da Luigi Abbruzzese per gli “zingari”».
Marcello Manna: «Lo scioglimento del Comune di Rende non trova alcun riscontro nei fatti accertati in sede penale» | VIDEOAnna Palmieri ha confermato che la vendita di eroina non proveniente dal gruppo Banana era facilmente individuabile, poiché «si registrava un calo dei proventi derivanti dall’attività di spaccio», circostanza che faceva emergere l’esistenza di canali paralleli non autorizzati. Anche Ivan Barone ha descritto le ritorsioni previste per chi violava le regole, riferendo che tali condotte potevano comportare «o l’esercizio di violenza fisica o il compimento (…) di un atto estorsivo costringendolo a pagare 40-50 mila euro».