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27/10/2026 ore 18.27
Cronaca

Slot truccate a Cosenza, l’accusa: duemila euro al mese per conoscere i controlli

Le dichiarazioni di Spadafora e le chat con il funzionario Gaudio: «Mezza dose» indicava mille euro. Gli avvisi sarebbero proseguiti dopo i sequestri

di Antonio Alizzi

Duemila euro al mese, più somme aggiuntive legate all’andamento degli affari, in cambio di informazioni riservate sui controlli. È il presunto accordo tra l’imprenditore Gianni Spadafora e il funzionario dei Monopoli Francesco Gaudio ricostruito nell’ordinanza del gip Giusy Ferrucci, nell’ambito dell’inchiesta sulle slot machine manomesse in provincia di Cosenza.

Nelle chat, secondo quanto spiegato da Spadafora agli inquirenti, «mezza dose» significava mille euro. Gli appuntamenti al bar per prendere un caffè sarebbero stati utilizzati per consegnare il denaro o ricevere indicazioni sulle ispezioni, così da rimuovere o disattivare le schede illegali prima dell’arrivo degli operatori.

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I capi 2 e 3 del provvedimento riguardano le ipotesi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio. Le contestazioni sono formulate nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel contraddittorio con le difese.

Il presunto accordo tra Spadafora e Gaudio

Secondo la ricostruzione cautelare, Gaudio avrebbe messo la propria funzione a disposizione dell’imprenditore. In servizio nell’ufficio che si occupava di predisporre i controlli sugli esercizi, avrebbe comunicato in anticipo gli accessi programmati dall’ADM e dalle forze dell’ordine.

Per la giudice, il rapporto non si sarebbe limitato alla trasmissione di notizie. Il funzionario avrebbe condiviso preoccupazioni e prospettive del presunto sistema illecito: dall’approvvigionamento del materiale necessario alle modifiche tecniche fino alla diffusione delle macchinette in altri locali e agli accorgimenti per nascondere le schede abusive.

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La contropartita sarebbe stata un compenso mensile fisso, accompagnato da ulteriori versamenti all’aumentare degli introiti.

Le ammissioni: «Potevo dare un duemila euro al mese»

Nell’interrogatorio del 17 novembre 2025, Spadafora ha descritto le dazioni al funzionario. Nel suo racconto, i primi versamenti sarebbero stati presentati come favori personali, per poi assumere il carattere di un pagamento continuativo.

Alla domanda sulle somme consegnate, l’imprenditore ha risposto: «Potevo dare un duemila euro al mese». Ha riferito di provvedere personalmente, dividendo talvolta il pagamento in due tranche oppure consegnando l’intero importo alla fine del mese. Gli incontri sarebbero avvenuti al bar, anche in quello dello stesso Spadafora.

Il significato dell’espressione «mezza dose», presente nei messaggi, è stato chiarito anche nell’interrogatorio del 12 marzo 2026. Alla richiesta del pubblico ministero Antonio Bruno Tridico, Spadafora ha risposto: «Mille euro».

L’ordinanza rileva che inizialmente l’imprenditore avrebbe cercato di ridimensionare il coinvolgimento del funzionario e di altre persone. Nei successivi interrogatori avrebbe fornito maggiori dettagli. Il giudice ha condiviso la valutazione di attendibilità espressa dal pm, richiamando soprattutto i riscontri ricavati dai dispositivi sequestrati.

Il fisso per le slot e gli importi aggiuntivi

Nelle dichiarazioni di marzo, Spadafora distingue il compenso fisso dalle ulteriori somme riconosciute a Gaudio. Per le slot avrebbe corrisposto duemila euro mensili, aggiungendo importi forfettari quando aumentavano gli apparecchi installati.

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L’interrogatorio affronta anche i proventi delle scommesse e del gioco online. Spadafora riferisce di aver mostrato al funzionario i rendiconti e di avergli riconosciuto somme ulteriori quando gli affari andavano bene.

La ricostruzione del giudice collega quindi i compensi anche alla redditività dell’attività. Dalle risposte riportate non emerge però un’aliquota fissa e univoca: l’imprenditore descrive anche maggiorazioni decise di volta in volta, nell’ordine di alcune centinaia di euro.

I rendiconti in PDF e le conversazioni sugli incassi

Gli investigatori hanno acquisito messaggi con allegati contabili denominati «EC_commissioni», trasmessi periodicamente da Spadafora a Gaudio. Secondo l’ordinanza, questa condivisione costituisce un riscontro alle dichiarazioni dell’imprenditore e un elemento per valutare il ruolo del funzionario nel presunto sodalizio.

Le comunicazioni richiamate attraversano diversi anni. Il 5 giugno 2023 i due concordano un incontro dopo la condivisione dei dati; il 5 luglio discutono di un calo degli introiti e il 3 agosto della loro ripresa. Altri scambi del marzo, luglio, settembre e dicembre 2024 riguardano rendiconti, guadagni e prospettive future. In quello del luglio 2024, secondo la lettura della giudice, Gaudio arriva a collegare i proventi alla propria futura pensione.

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Il 2 gennaio 2025 vengono commentate le maggiori vincite registrate nel mese precedente, che avevano ridotto gli incassi. Gaudio manifesta rammarico e prospetta di non incontrarsi, mentre Spadafora conferma l’appuntamento. Ulteriori contatti sui risultati e sulla consegna del denaro vengono richiamati per il 3 febbraio.

Il 1° aprile 2025, dopo il confronto sulla contabilità, Spadafora avrebbe sollecitato il funzionario a cercare altri esercizi nei quali collocare gli apparecchi. Gaudio gli avrebbe chiesto di avvisarlo del suo passaggio, facendo riferimento alla necessità di pagare l’affitto.

Gli avvisi due o tre giorni prima delle ispezioni

Per il capitolo relativo ai segreti d’ufficio, Spadafora ha raccontato che Gaudio lo avrebbe informato degli accessi due o tre giorni prima, invitandolo a prendere un caffè.

Il preavviso avrebbe consentito di intervenire negli esercizi interessati e ripristinare un’apparenza di regolarità. Secondo l’imprenditore, il funzionario conosceva i locali con le macchine alterate e forniva informazioni proprio sulle verifiche che avrebbero potuto scoprirle.

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Tra i messaggi più risalenti, l’ordinanza cita quelli del 19 settembre 2019 sui controlli a Paola e Scalea, con indicazioni anche sul sistema di verifica telematica utilizzato. Il 23 ottobre 2019, dopo aver chiesto chiarimenti sullo spostamento degli apparecchi, Spadafora scrive: «Tutto pulito».

Il controllo a Camigliatello e il magazzino da non aprire

Un episodio centrale risale al 24 ottobre 2019, durante un’ispezione a Camigliatello Silano. Gli operatori chiedono le chiavi del magazzino annesso al bar controllato, dove, secondo la ricostruzione, erano custodite macchinette modificate.

Spadafora avverte Gaudio e chiede aiuto. Il funzionario risponde: «Allora non farlo aprire». Successivamente comunica di aver indicato agli ispettori un altro esercizio nel quale recarsi.

L’imprenditore resta preoccupato: «Sn ancora li... Falli scappare». Gaudio lo rassicura sui tempi necessari per completare il verbale e, più tardi, lo invita comunque a sistemare la situazione.

Quando Spadafora riferisce che il titolare del bar non vorrebbe più tenere gli apparecchi perché troppo rischioso, il funzionario suggerisce di presentarli come vecchi involucri da ritirare. È uno degli scambi che la giudice utilizza per sostenere l’ipotesi di un intervento attivo a protezione dell’attività.

I controlli sulla concorrenza

Il 7 novembre 2019, secondo l’ordinanza, le conversazioni mostrano anche l’interesse a favorire Spadafora rispetto ad altri operatori.

Gaudio comunica un «salvataggio all’ultimo minuto», informa dell’annullamento di un’ispezione ad Acri e annuncia nuovi accessi. Commentando gli esiti di controlli a San Marco Argentano, scrive poi: «Da stasera avrai più clienti».

Per il giudice, il significato dello scambio va oltre la semplice fuga di notizie: il funzionario avrebbe utilizzato le attività ispettive per colpire gli apparecchi irregolari dei concorrenti e favorire l’espansione dell’impresa di Spadafora.

L’ispezione non prevista all’American Cup

Il 7 giugno 2023 Spadafora segnala un controllo all’American Cup di Corigliano Rossano, esercizio di Vincenzo Abrigata, del quale sostiene di non essere stato informato.

Gaudio manifesta sorpresa, identifica in un ispettore uno degli operatori presenti e riferisce di trovarsi fuori sede. Aggiunge però: «Ad ogni modo poi sistemo».

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Secondo la ricostruzione, i due concordano un successivo incontro con l’esercente e Gaudio trasmette fotografie degli apparecchi sequestrati. L’ordinanza richiama inoltre un controllo nello stesso locale il 20 gennaio 2025: nonostante il presunto preavviso, sarebbero emerse irregolarità e i messaggi documenterebbero un accordo per tentare di manipolare i reperti sequestrati.

I sospetti dell’ispettore

Ascoltato il 3 aprile 2026, l’ispettore ha descritto anomalie osservate durante precedenti ispezioni.

A Rogliano, nei primi giorni di settembre 2024, nella sala giochi di Tommaso Marsico, aveva notato una pulizia insolita sotto gli apparecchi, compatibile con un loro recente spostamento, e un doppio fondo non previsto dalla certificazione. Anche i contatori avevano destato sospetti: prima della verifica registravano importi modesti, mentre in prossimità del controllo i flussi aumentavano.

Il 19 settembre 2024, a Luzzi, aveva rilevato un andamento analogo e trovato Spadafora già sul posto con un voluminoso mazzo di chiavi per aprire le slot. Una presenza che gli era apparsa insolita per un accesso a sorpresa.

Altri sospetti erano maturati durante un’ispezione al Poker Club di Malvito, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Anche qui, secondo il racconto, i dati delle giocate cambiavano in coincidenza con la verifica, senza che l’apparecchio mostrasse alterazioni immediatamente individuabili.

Le chat di novembre e il cambio di comunicazioni dopo i sequestri

I messaggi del 25 e 26 novembre 2024 riguardano controlli previsti a Spezzano e San Lorenzo e un successivo accesso a Malvito. Gaudio conferma informazioni ricevute dall’ispettore e, saputo della verifica in corso, domanda a Spadafora se il locale sia «a posto». L’imprenditore lo rassicura e comunica di aver inviato un dipendente.

Nella ricostruzione accusatoria, il tecnico menzionato nelle carte è l’ispettore dal quale sarebbero state apprese informazioni poi rivelate a Spadafora. Le sue dichiarazioni vengono utilizzate come riscontro alle anomalie, senza attribuirgli nell’estratto un coinvolgimento nel presunto accordo.

Dopo i sequestri del 15 maggio 2025, le comunicazioni cambiano: nelle chat non compare più la consueta condivisione dei rendiconti. Secondo l’ordinanza, tuttavia, richieste di denaro e appuntamenti proseguono.

A settembre 2025 gli ultimi avvisi richiamati

Il 13 settembre 2025 Spadafora manifesta preoccupazione per possibili verifiche a Luzzi e chiede se gli operatori seguiranno soltanto l’elenco che Gaudio gli avrebbe fornito. Il funzionario precisa che la Guardia di finanza potrebbe individuare anche altri obiettivi e comunica indicazioni sul calendario delle attività.

Il 17 settembre l’imprenditore scrive: «Ke ho smantellato tt». Il giorno successivo segnala la presenza dell’ispettore a Luzzi. Il 19 settembre, alle 11.51, Gaudio lo avverte: «Girano anche domani».

Il 21 settembre, infine, il funzionario domanda: «Passata la paura?». Spadafora risponde: «Ogni giorno ke passava mi facevo il segno della croce».

Per il giudice, dichiarazioni e comunicazioni compongono un quadro di gravi indizi sui reati di corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio e contribuiscono alla valutazione del presunto ruolo associativo. L’ordinanza ritiene inoltre che le due contestazioni possano concorrere, richiamando la diversità dei rispettivi elementi e il precedente della Cassazione numero 5390 del 2022. Le responsabilità restano da accertare nelle successive fasi del procedimento penale.