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23/10/2026 ore 15.47
Cronaca

Spezzano della Sila, il Consiglio di Stato respinge la sospensiva sull’accesso agli atti su dehors e servizi igienici

Resta esecutiva la sentenza che impone al Comune di consegnare i documenti chiesti da Spizzirri. L’appello sarà deciso nel merito

di Antonio Alizzi

Il Comune di Spezzano della Sila aveva chiesto di sospendere la sentenza con cui il Tar della Calabria gli aveva ordinato di consegnare a Marco Spizzirri una serie di documenti relativi a un intervento edilizio a Camigliatello Silano. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta: l’obbligo di consentire l’accesso agli atti resta quindi esecutivo, mentre prosegue il giudizio di merito sull’appello presentato dall’amministrazione.

È questo l’effetto dell’ordinanza pronunciata dalla quarta sezione nella camera di consiglio del 15 ottobre 2026. 

La controversia riguarda il diritto di ottenere la documentazione richiesta. 

Perché il Consiglio di Stato ha respinto la sospensiva

Il Comune, rappresentato dall’avvocato Andrea Borsani, ha impugnato la sentenza numero 1471 del 2026 del Tar della Calabria, chiedendo anche di sospenderne gli effetti in attesa della decisione sull’appello. Marco Spizzirri si è costituito con l’avvocato Enrico Morcavallo.

Per ottenere la sospensione, l’amministrazione avrebbe dovuto dimostrare che l’esecuzione della sentenza avrebbe provocato un danno grave e irreparabile nell’attesa del giudizio. Secondo il collegio, questo requisito, indicato nel linguaggio giuridico come periculum in mora, non è stato dimostrato.

Camigliatello, il Tar ordina al Comune di consegnare gli atti edilizi

Il Comune aveva richiamato il rischio dell’immediata esecuzione della decisione, di ulteriori iniziative nei confronti dell’ente e dei suoi organi e il carattere irreversibile della consegna dei documenti: una volta messi a disposizione, infatti, il richiedente ne avrebbe conosciuto il contenuto.

Per il Consiglio di Stato, tuttavia, si tratta delle ordinarie conseguenze dell’esecuzione della sentenza. L’amministrazione non ha dimostrato un ulteriore pregiudizio con le caratteristiche di gravità e irreparabilità necessarie per concedere la tutela cautelare.

Da dove nasce la richiesta di documenti

La vicenda nasce da un’istanza di accesso presentata dalla famiglia Spizzirri, comodatari di alcuni immobili in via Roma e titolari dell’impresa Sila Smile, con sede negli stessi locali.

La richiesta riguardava il permesso di costruire numero 1 del 2025, rilasciato per un intervento in un’area adiacente, e i relativi elaborati tecnici. Comprendeva inoltre documenti sulla rete fognaria comunale di via Corrado Alvaro, pareri degli enti coinvolti, atti su precedenti malfunzionamenti della rete, autorizzazioni relative al dehors e ai servizi igienici e documentazione amministrativa collegata all’attività di ristorazione.

Il Comune aveva negato l’accesso, sostenendo che mancasse un interesse diretto, concreto e attuale e che l’istanza avesse una finalità esplorativa. Marco Spizzirri aveva quindi impugnato il diniego davanti al Tar.

Che cosa aveva stabilito il Tar della Calabria

La seconda sezione del Tar, nella camera di consiglio del primo luglio 2026, aveva accolto il ricorso. Per i giudici, il rapporto di comodato, l’attività d’impresa svolta nei locali e la presenza di una servitù tra i fondi erano elementi idonei a giustificare l’interesse a conoscere i documenti in vista di possibili iniziative di tutela.

Il tribunale aveva inoltre escluso che la richiesta fosse generica o diretta a un controllo indiscriminato sull’attività comunale. Gli atti risultavano identificati attraverso gli estremi disponibili oppure mediante il collegamento con gli interventi e gli immobili interessati.

Era stata respinta anche l’eccezione legata al decorso del termine per impugnare il permesso di costruire: l’eventuale richiesta di annullamento del titolo edilizio, secondo il Tar, rappresentava soltanto una delle possibili forme di tutela.