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01/06/2026 ore 23.27
Cronaca

Strage di Amendolara, quattro migranti arsi vivi: la Mobile stringe il cerchio

Le telecamere della stazione di servizio sulla Statale 106 avrebbero ripreso le fasi decisive. La Procura di Castrovillari punta su due pakistani ritenuti i presunti autori

di Antonio Alizzi

La strage di Amendolara potrebbe avere una svolta nelle prossime ore. La Procura di Castrovillari, grazie al lavoro della Squadra Mobile di Cosenza e alla collaborazione della Polstrada di Trebisacce, avrebbe stretto il cerchio su due soggetti di nazionalità pakistana, ritenuti i presunti autori del quadruplo omicidio in cui hanno perso la vita quattro persone della stessa nazionalità.

All’inizio, la scena aveva fatto pensare a un agguato di matrice mafiosa. Ma proprio questo elemento aveva aperto un interrogativo investigativo: in quelle zone, la ’ndrangheta della Piana di Sibari non aveva mai commesso delitti di queste proporzioni lungo una strada trafficata come la Statale 106 Jonica.

Il fatto è avvenuto in direzione nord, nei pressi di una stazione di servizio gestita da un uomo di Francavilla Marittima. Il titolare, insieme ad altri testimoni, è stato sentito ieri sera nel commissariato di Castrovillari come persona informata sui fatti. L’uomo, secondo quanto emerso, solitamente chiude il rifornimento intorno alle 12.30, per poi riaprire nel primo pomeriggio.

La strage è stata ripresa dalle telecamere dell’area di servizio. Una, in particolare, era posizionata in diagonale rispetto alla colonnina automatica per il pagamento del carburante. Proprio quelle immagini avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire la dinamica con maggiore precisione.

Secondo quanto emerso nella serata di ieri, sui corpi delle quattro vittime non sarebbero stati rinvenuti segni evidenti di colluttazione né ferite da arma da fuoco. Sul posto era presente anche il medico legale dell’Asp di Cosenza, Ottorino Zuccarelli. L’autopsia sui quattro corpi è stata disposta poche ore dopo il ritrovamento dei cadaveri carbonizzati e sarà eseguita all’ospedale di Rossano.

Dei quattro soggetti, secondo quanto riferito, sono rimasti soltanto i resti ossei. I vigili del fuoco hanno lavorato a lungo per ricomporre quanto era possibile. I cadaveri si trovavano tutti nella parte anteriore dell’auto, completamente distrutta dalle fiamme.

La dinamica, per gli investigatori, sarebbe ormai chiara. Gli inquirenti l’avrebbero ricostruita visionando le immagini di videosorveglianza messe a disposizione dal gestore dell’area di servizio, apparso visibilmente scosso per quanto accaduto, così come l’intera comunità di Amendolara e dei comuni vicini.

Durante le operazioni di rito, la polizia scientifica ha cercato di prelevare tracce di Dna dalla colonnina di pagamento e dall’area della cassaforte automatica, così da analizzare anche il denaro contante eventualmente utilizzato per il rifornimento.

L’ipotesi investigativa è che i quattro migranti, probabilmente braccianti agricoli, fossero ancora vivi quando l’auto è stata incendiata. Potrebbero essere morti a causa dei fumi, dopo essere entrati in stato di incoscienza, prima di essere divorati dalle fiamme. Resta però una domanda centrale: perché non sono riusciti a fuggire? Un dato, al momento, appare certo: i vetri dell’auto erano tutti chiusi.

Cosa sia accaduto in quegli istanti è il punto su cui la Squadra Mobile di Cosenza ha concentrato il lavoro investigativo. Gli sviluppi sono attesi in giornata, quando potrebbero emergere ulteriori dettagli sulla ricostruzione della Procura di Castrovillari.

Amendolara resta così teatro di una strage senza precedenti, una pagina destinata a segnare profondamente la comunità dell’Alto Jonio cosentino.