Traffico internazionale di droga, 23 arresti. Coinvolti “fornitori” della Calabria
Secondo gli investigatori, una delle organizzazioni importava cocaina dalla nostra regione e stupefacenti dall'Albania attraverso una rete di corrieri
La Direzione Investigativa Antimafia sta eseguendo 23 arresti (21 in carcere e 2 ai domiciliari) nei confronti dei presunti componenti di due diverse associazioni dedite al traffico internazionale di stupefacenti, una con sede a Oria (Brindisi) e una a Lecce, con canali di approvvigionamento albanese per la cocaina, l'eroina e la marijuana, e calabrese per la cocaina. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2022 e il 2025. Le misure cautelari sono state disposte dal gip del Tribunale di Lecce Valeria Fedele, su richiesta della pm della Dda Giovanna Cannarile. I provvedimenti vengo eseguiti nelle province di Lecce, Brindisi, Bari, Roma, Vibo Valentia e Matera.
Inchiesta Whisper
L'operazione è stata denominata 'Whisper' (sussurro), dalla modalità che gli indagati usavano per interloquire tra di loro, caratterizzata da estrema accortezza, quasi sottovoce. Gli investigatori hanno accertato che per la movimentazione dello stupefacente i due gruppi criminali utilizzavano minori, donne e cittadini albanesi, con compiti di corriere su autobus di linea (per la tratta internazionale Italia-Albania e viceversa). Durante le varie fasi dell'attività investigativa sono stati sottoposti a sequestro circa 58 kg di sostanza stupefacente (3 kg di cocaina, 30 kg eroina e 25 kg marijuana, individuando anche due laboratori attrezzati per il taglio ed il confezionamento della droga), due pistole complete di munizionamento e sono state arrestate in flagranza di reato 15 persone.
L’asse albanese
In particolare, le indagini hanno permesso di documentare l'esistenza sul territorio oritano di una stabile organizzazione dedita all'importazione dall'Albania di ingenti quantitativi di stupefacenti, cocaina ed eroina, promossa ed organizzata da un uomo residente ad Oria con la complicità della madre e della compagna. Per i pagamenti dello stupefacente al fornitore albanese, l'indagato si sarebbe avvalso anche di una zia e di una nipote. Il gruppo criminale custodiva lo stupefacente in un'officina di Oria, da dove il principale indagato lo prelevava per poi portarlo in due case di campagna adibite a laboratori, di proprietà di due fiancheggiatori dell'organizzazione, dove personalmente provvedeva al taglio con un rapporto di 1 a 6, per poi rivenderlo ai suoi numerosi acquirenti delle province salentine con un prezzo di vendita che variava dai 6.000 agli 8.500 euro al kg.
Dopo l'arresto di quest'ultimo, avvenuto nel mese di luglio del 2023, le conversazioni tra la madre e la zia hanno documentato la ricerca di luoghi più sicuri per nascondere il denaro, anche all'interno di pneumatici o loculi cimiteriali. Parte dei proventi del traffico degli stupefacenti erano destinati anche al sostegno economico dei sodali detenuti.
I fornitori calabresi
L'altro gruppo criminale sarebbe stato capeggiato da un pregiudicato della zona nord di Lecce, che, seppur detenuto, avrebbe gestito il traffico di droga aiutato dalla moglie e da una coppia di coniugi residenti in una marina leccese, responsabili del traffico di eroina proveniente da fornitori albanesi e da un altro pregiudicato leccese, responsabile del traffico di cocaina proveniente dai fornitori calabresi di Reggio di Calabria e Vibo Valentia.