Truffa, estorsione, violenza sessuale: accuse pesanti a Perugia per il “maestro” cosentino di una setta
Alfredo Mangone, originario di Corigliano Rossano, è stato arrestato insieme ad altri due uomini e una donna. Tra le altre cose, avrebbe indotto un’adepta a diversi rapporti sessuali, inducendola a credere che fosse una pratica necessaria per la purificazione dell'anima
Un’organizzazione dai contorni settari, all’interno della quale sarebbe nata un’associazione a delinquere, è stata scoperta dagli investigatori della polizia di Perugia insieme al Servizio centrale operativo del Dipartimento. Secondo quanto emerso, il gruppo sarebbe stato coinvolto in una serie non meglio definita di reati, tra cui truffe, estorsioni e violenze sessuali ai danni degli stessi adepti. Nell’ambito dell’operazione sono stati fermati quattro soggetti — tre uomini e una donna — indagati a vario titolo: tre provvedimenti sono stati eseguiti immediatamente, mentre per uno si procederà con l’estradizione dall’estero. Altre due persone risultano coinvolte, ma al momento restano a piede libero.
Stando a quanto riferito da La Nazione, a guidare il gruppo sarebbe stato Alfredo Mangone, 56enne originario di Corigliano Rossano, in provincia di Cosenza, che dopo un periodo a Roma si era stabilito in Umbria. In seguito all’intervento della Polizia di Stato, l’uomo è stato condotto in carcere. La sua figura di “maestro” era già nota e pubblicizzata anche online attraverso il sito “Fuoco della Conoscenza”, dove venivano descritte le attività del gruppo.
L'indagine, coordinata dalla Procura del capoluogo umbro, è stata avviata a seguito di una segnalazione pervenuta dal padre di un membro del gruppo. L'uomo ha riferito che il figlio, a metà del 2023, aveva iniziato a frequentare alcuni corsi di alchimia con un fantomatico “maestro” e in seguito - spiegano gli inquirenti in una nota della Procura - si era trasferito all'interno di una struttura del gruppo e aveva eseguito pagamenti mensili in favore dello stesso.
Ha anche raccontato che aveva lasciato il suo lavoro per seguire l'associazione, prima in provincia di Pesaro Urbino e poi in Umbria, interrompendo completamente qualsiasi rapporto con amici e familiari. La polizia ha così individuato la presunta associazione nell'ambito della quale operavano soggetti, con nomi ben definiti, "maestro", "maestra", "sciamano", "guaritore", che avrebbero partecipato all'attività della setta.
Il ruolo di Alfredo Mangone nell’inchiesta di Perugia
È emerso, altresì, come l'associazione fosse organizzata, con ruoli diversi per ogni appartenente, quali guida, addetto al reclutamento, con compiti di adescamento mediante tecniche volte a carpire la fiducia dei potenziali adepti, minacce di conseguenze in caso di abbandono del percorso, responsabile della realizzazione dei riti all'interno della setta e, infine, responsabile delle asserite pratiche curative. Gli accertamenti sui conti correnti bancari, inoltre, hanno permesso di appurare che in favore della associazione, nel corso del tempo, sono stati fatti versamenti mensili e donazioni dagli associati per un valore complessivo di oltre 500mila euro.
Denaro - ritengono gli inquirenti - poi in parte utilizzato dagli indagati per l'acquisto di auto (alcune di lusso), pagamento di gioielli, ristoranti e altro. Per ottenere i pagamenti e indurli a non abbandonare l'associazione, gli indagati avrebbero fatto ricorso a tecniche di manipolazione, minacce di ripercussioni spirituali, di malattia o malasorte e promesse di salvezza.
Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno consentito di far ritenere che Alfredo Mangone, mediante abuso di autorità, avrebbe approfittato del proprio ruolo di "maestro" e della situazione emotiva di particolare vulnerabilità di un'associata, per costringerla a subire diversi rapporti sessuali, inducendo quest'ultima a credere che fosse una pratica necessaria per la purificazione dell'anima. Per altri due indagati, con ruoli "marginali" all'interno dell'associazione, gli inquirenti procedono a piede libero per associazione a delinquere, di truffa ed estorsione. Tre dei fermati sono stati rinchiusi nelle carceri di Perugia e di Poggioreale. Per uno di loro, invece, risultato dimorante all'estero, si procederà con l'estradizione