Ultraleggero precipitato a Fuscaldo, i rottami raccontano la violenza dell’impatto
Il motore anteriore è rimasto schiacciato, una ruota del carrello sinistro è stata trovata lontano dalla fusoliera e il serbatoio collocato nell’ala sinistra risulta gravemente danneggiato. I corpi non erano abbracciati, ma riversi sullo stesso lato dell’abitacolo
Il motore collocato nella parte anteriore del Tecnam P2008 non è stato raggiunto dalle fiamme, ma è apparso fortemente schiacciato. Una ruota del carrello sinistro è stata rinvenuta separata dal corpo principale dell’ultraleggero, insieme ad altri frammenti disseminati tra la vegetazione. Il serbatoio integrato nell’ala sinistra, invece, ha riportato danni gravissimi.
Sono alcuni degli elementi emersi dalle prime osservazioni compiute nell’area in cui, il 19 agosto, è stato individuato il velivolo precipitato quattro giorni prima sulle montagne di Fuscaldo. A descrivere lo scenario sono fonti qualificate che hanno partecipato al recupero dei corpi dell’avvocato Carlo Arnulfo e dell’avvocata Angela Buccico.
Il Tecnam P2008 è un biposto monomotore ad ala alta: le ali si trovano sopra la cabina e ospitano i serbatoi del carburante, mentre il propulsore è sistemato nella sezione anteriore. Il carrello è fisso e di tipo triciclo. La posizione dei singoli componenti consente quindi di leggere con maggiore precisione la disposizione dei rottami, ma ogni conclusione sulla traiettoria e sulla sequenza dell’impatto dovrà essere affidata ai consulenti nominati dalla Procura di Paola.
«Un caffè insieme prima del volo»: l’ultimo incontro con Arnulfo e Buccico prima della tragedia dell’ultraleggero precipitatoLo schiacciamento della parte anteriore e il distacco della ruota sinistra testimoniano la violenza dell’urto, senza permettere, da soli, di stabilire con quale angolazione l’aereo abbia raggiunto il terreno. Anche il danneggiamento del serbatoio sinistro dovrà essere studiato per ricostruire lo sviluppo dell’incendio divampato dopo lo schianto.
I tecnici intervenuti hanno fotografato l’intera area, fissando la posizione di ogni frammento prima delle operazioni di rimozione. In uno degli scatti è stato notato un ramo spezzato lungo la possibile direttrice seguita dal velivolo. L’ipotesi è che l’ultraleggero possa averlo colpito durante gli ultimi istanti di volo, prima di finire contro il costone. Potrebbe trattarsi di una traccia utile a ricostruire la traiettoria finale, ma anche questo particolare dovrà essere verificato attraverso rilievi, misurazioni e comparazioni con i danni presenti sulle ali e sulla fusoliera.
Le fonti impegnate nel recupero non confermano, invece, la ricostruzione secondo cui Arnulfo e Buccico sarebbero stati trovati abbracciati. I corpi erano entrambi riversi verso il lato sinistro dell’abitacolo. Una posizione che, secondo i soccorritori, potrebbe essere stata determinata dalla dinamica dell’impatto e dalla violentissima decelerazione subita dal velivolo. Saranno gli esami medico-legali a fornire eventuali ulteriori indicazioni.
Sul luogo della tragedia sono arrivati anche i familiari delle vittime, straziati dal dolore dopo quattro giorni trascorsi nell’attesa di una notizia. Nel rispetto delle esigenze investigative e delle condizioni di sicurezza, hanno avuto la possibilità di avvicinarsi all’area del relitto e di raccogliersi a poca distanza dal punto in cui si era concluso il volo.
Raggiungere il Tecnam non è stato semplice. Come evidenziato da Cosenza Channel, la strada che conduce verso la zona dello schianto era ostruita da una frana. Dopo la sollecitazione dell’Aeronautica Militare, dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino e dell’Arpacal, il Comune di Fuscaldo è intervenuto riuscendo a liberare il passaggio in poco tempo. L’apertura della strada ha consentito l’avvicinamento dei mezzi e ha agevolato il lavoro delle squadre impegnate nel recupero.
Una volta ripristinato il collegamento, però, sul posto sono arrivati anche alcuni curiosi intenzionati a fotografare la scena. I carabinieri sono intervenuti mantenendo il controllo del perimetro e impedendo che il dolore dei familiari e le operazioni sui corpi diventassero uno spettacolo da immortalare con i telefoni.
La prima indicazione utile era arrivata da un cittadino che, nella mattinata di domenica 16 agosto, aveva riferito di aver sentito una forte esplosione provenire dalla zona montana. La svolta nelle ricerche è giunta attraverso l’impiego dell’«Imsi catcher» dei Vigili del Fuoco, strumento che, lavorando sui segnali della telefonia mobile, ha permesso di restringere progressivamente il quadrante delle operazioni. Il relitto è stato infine localizzato nell’area dell’Appennino Paolano, in un tratto caratterizzato da vegetazione fitta e terreno particolarmente impervio. Sono state necessarie diverse ore prima che le squadre riuscissero a raggiungere i corpi.
Arnulfo, 64 anni, proprietario e pilota dell’ultraleggero, e Buccico erano decollati dal campo di volo di Capo d’Orlando con destinazione Sibari. Secondo quanto ricostruito, si erano conosciuti circa un mese e mezzo prima e quello avrebbe dovuto essere il loro primo viaggio insieme.
Tra gli aspetti al centro degli accertamenti c’è ora la gestione dell’altimetro. Lo strumento determina l’altitudine sulla base della pressione atmosferica e deve essere regolato utilizzando un valore aggiornato, il cosiddetto QNH, per indicare correttamente la quota rispetto al livello medio del mare. Secondo le informazioni finora acquisite, durante l’attraversamento dell’area di Lamezia Arnulfo non avrebbe stabilito il contatto radio e non avrebbe quindi ricevuto il valore della pressione atmosferica comunicato in quel momento.
È un elemento che merita di essere approfondito, ma che non consente di attribuire già una causa all’incidente. Occorrerà verificare quale regolazione fosse stata impostata, quale fosse il valore effettivo della pressione lungo la rotta e quanto un’eventuale differenza potesse incidere sull’altitudine visualizzata. Non è stato accertato, allo stato, né un guasto dell’altimetro né che un’indicazione errata abbia determinato lo schianto.
Resta da chiarire anche perché dal velivolo non siano giunti segnali utili attraverso radio, transponder ed Elt, il dispositivo destinato ad attivarsi in caso di emergenza o impatto. L’Elt, secondo le informazioni disponibili, era stato sostituito due anni prima e le batterie avrebbero dovuto avere un’autonomia superiore. Arnulfo non avrebbe inoltre comunicato il passaggio nell’area di Lamezia né il successivo arrivo al campo di volo di Sibari.
I rottami dell’areo vicino all’area picnic e i corpi carbonizzati: tragico epilogo per la scomparsa dell’ultraleggeroSul tavolo degli investigatori rimangono diverse possibilità: un problema tecnico, un’improvvisa variazione delle condizioni atmosferiche, la presenza di nebbia o pioggia nell’entroterra, una perdita di orientamento o il concorso di più fattori. Le condizioni meteorologiche possono infatti essere molto diverse tra il litorale e i rilievi, anche a breve distanza. Nessuna di queste ipotesi, però, ha finora trovato conferma.
La Procura di Paola ha aperto un fascicolo per disastro colposo a carico di ignoti. Le salme sono state trasferite all’Istituto di Medicina legale di Catanzaro, mentre dovranno essere conferiti gli incarichi per gli esami autoptici e per la consulenza ingegneristica sul relitto. Due tecnici saranno chiamati a esaminare la struttura, la strumentazione di bordo, il motore e la distribuzione dei frammenti.