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27/04/2026 ore 09.39
Cronaca

Usura ed estorsione, arresti a San Marco Argentano: due imprenditori in carcere | NOMI

Le indagini hanno inoltre evidenziato presunti collegamenti con la cosiddetta “Confederazione cosentina”, un’alleanza tra gruppi di matrice ‘ndranghetista operanti nella provincia di Cosenza

di Redazione

Un duro colpo ai circuiti illegali di usura ed estorsione arriva dall’operazione condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato all’arresto di due imprenditori originari di San Marco Argentano. Si tratta di Domenico Artusi e Roberto Sarro, destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Capitale e condotta dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, ha fatto emergere un articolato sistema criminale attivo nel settore dei finanziamenti illeciti. Al centro delle indagini, un’organizzazione riconducibile a contesti della ‘ndrangheta, capace di operare anche fuori dai confini regionali.

Prestiti usurari e intimidazioni

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due arrestati avrebbero concesso prestiti a imprenditori e professionisti applicando tassi di interesse annui che in alcuni casi superavano il 300%. Un meccanismo che, oltre a generare profitti illeciti, avrebbe messo in grave difficoltà economica le vittime, spesso costrette a subire pressioni e minacce.

Le modalità utilizzate per il recupero dei crediti sarebbero state caratterizzate da metodi intimidatori tipici delle organizzazioni mafiose, aggravando ulteriormente il quadro accusatorio. Oltre ai reati di usura ed estorsione, agli indagati viene contestato anche l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

Nel corso delle operazioni, le Fiamme Gialle hanno sequestrato circa 300 mila euro in contanti, pronti per essere utilizzati in ulteriori operazioni di prestito illegale. Ma non solo: gli investigatori hanno rinvenuto anche un vero e proprio arsenale, composto da due fucili automatici, due pistole semiautomatiche dotate di silenziatore e numerose munizioni. Elementi che rafforzano l’ipotesi di un contesto criminale strutturato e organizzato.

Le indagini hanno inoltre evidenziato presunti collegamenti con la cosiddetta “Confederazione cosentina”, un’alleanza tra gruppi di matrice ‘ndranghetista operanti nella provincia di Cosenza. Complessivamente, il giro d’affari illecito ricostruito dagli inquirenti supera i 3 milioni di euro, distribuiti attraverso prestiti concessi a circa 25 soggetti.

L’operazione e le indagini

L’attività investigativa ha visto anche il coinvolgimento della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato di Cosenza, che hanno eseguito perquisizioni e sequestri nei confronti degli indagati e di altri soggetti ritenuti coinvolti. L’operazione si inserisce in un più ampio piano di contrasto alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni nell’economia legale, con particolare attenzione ai reati di usura ed estorsione, considerati tra i più dannosi per il tessuto produttivo.

Come previsto dalla legge, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Nei confronti degli indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.