Sezioni
03/06/2026 ore 19.00
Cultura

Alessandro Apreda, il “Dr Manhattan” del web: «Gli anime di una volta ci hanno insegnato cos’era il male»– VIDEO

L’autore e divulgatore conosciuto come Doc Manhattan ospite di Cosenza Channel per un viaggio dentro la cultura nerd, il Giappone, gli anni Ottanta e l’immaginario che ha formato un’intera generazione

di Alessia Principe

C’è una generazione che ha imparato il senso del sacrificio guardando Rocky Joe che tirava ganci a un vecchio sacco scalcinato, che ha scoperto l’eroismo con Ken il Guerriero, la storia con Lady Oscar e che ancora oggi, sentendo una sigla anime anni Ottanta, prova quella strana sensazione sospesa tra conforto e vertigine.

Asao Takamori alias Ikki Kajiwara: il lato oscuro dell’autore di Rocky Joe

Negli studi di Cosenza Channel, Alessandro Apreda - per tutti Dr Manhattan - ha raccontato il modo in cui l’immaginario pop ha costruito il paesaggio emotivo di intere generazioni.

Apreda è autore di fumetti (Ethan?, Rim City e Burton), scrittore (“Non era così colorato”, editoriale Cosmo) e divulgatore, curatore di mostre per il Lucca Comics – e tra le voci italiane più riconoscibili e amate della galassia nerd.

Il nome ispirato al personaggio di Watchmen, è ormai per lui reale come un nome di battesimo. Dietro si nasconde “L’Antro Atomico del Dr. Manhattan”, blog diventato negli anni una specie di bibbia per chi è cresciuto tra anime giapponesi, fantascienza, VHS consumate e pomeriggi davanti alla televisione.

Tex e Corto Maltese, poi la Marvel, Topolino, i manga, il Giappone, per Alessandro la passione per le strisce è nata in famiglia grazie al papà, pittore e amante dei fumetti. 

Rocky Joe, il pugile dei bassifondi che ci ha insegnato un po’ di più della vita

Oggi Apreda – che vive e lavora a Rende – è uno dei nomi più conosciuti dell’ambiente. Eppure, nel raccontare l’incontro con Tetsuo Hara, il creatore di Ken il Guerriero, si commuove ancora.

«Quando mi regalò un disegno - racconta - avevo le lacrime agli occhi». Il Giappone, è un luogo che Apreda frequenta spesso e che descrive come un cortocircuito continuo tra realtà e memoria. 

«Poi ci sono vicoli, insegne, sale giochi, piccoli ramen bar che riportano immediatamente a Rocky Joe, Kiss me Licia. Come se una parte dell’immaginario globale fosse ancora rimasta lì, compressa dentro certi quartieri di Tokyo».

Le storie anime di un tempo avevano un passo diverso. «Noi siamo cresciuti con anime durissimi, come “Uomo Tigre”, davvero cruenti, ma in qualche modo imparavamo a identificare i cattivi, a capire il male. Oggi invece tutto viene spesso addolcito e perde di forza emotiva e narrativa».

Galaxy Express 999, il treno delle anime salve

Quelle atmosfere, quegli anime, oggi fanno parte di una sorta di nostalgia contemporanea diventata parte di una gigantesca macchina commerciale che continua a riportare in vita gli anni Ottanta e Novanta (basti pensare a Stranger Things, i nuovi Top Gun, Ghostbusters, Masters of the Universe).

«Si continua a tornare sempre sugli stessi immaginari forse perché oggi è più difficile creare nuovi miti collettivi».

Backrooms, spazi liminali e non-luoghi: perché certe immagini ci mettono a disagio

Eppure qualcosa di nuovo, ogni tanto, riesce ancora a emergere. Come nel caso del film Backrooms, nato da una semplice immagine pubblicata online e diventato nel giro di pochi anni un universo horror contemporaneo fatto di spazi liminali, inquietudine e nostalgia artificiale. «Non mi piace questa tendenza a dare allo spettatore sempre quello che vuole – dice. Al contrario, bisogna stupirlo, solo così nasce qualcosa di forte, qualcosa di buono».